Livorno, imbarazzi nella maggioranza del Comune: sospeso l'atto su Francesca Albanese
Il Partito democratico sul sostegno alla relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati: «Da luglio ci sono stati fatti che richiedono una rivalutazione». La mozione di Avs verso il ritiro
LIVORNO. È accaduto a Firenze, a Napoli, a Bologna. Ora anche a Livorno l’atto politico in sostegno di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, finisce per creare imbarazzi nella maggioranza di centrosinistra. Tanto che la mozione che era stata presentata a fine luglio da due forze di governo – prima firmataria Avs, con il sostegno di Livorno civica – alla fine è stata sospesa. E non si sa più quando e in quale nuova versione sarà discussa.
Il cortocircuito si è palesato il15 gennaio mattina. Il presidente d’opposizione della prima commissione, Andrea Morini (Primo polo per Livorno) ha fatto sapere in apertura della seduta che la proponente, Denise Bertozzi (Avs), non sarebbe stata presente e che il delicato atto sarebbe stato da considerarsi ritirato, anche se non formalmente. Apriti cielo: una storia nella storia perché proprio il giorno prima la stessa Bertozzi aveva duramente criticato Carlo Ghiozzi (Lega) per la sua assenza, un’assenza che aveva fatto saltare la commissione sei già convocata. Così sono piovute le reazioni dello stesso Ghiozzi e del forzista Alessandro Guarducci.
Ma il punto è un altro: che fine ha fatto o farà quell’atto? Presentato il 31 luglio e non ancora discusso, impegnava il consiglio comunale, il sindaco e gli assessori a: «esprimere pubblicamente il proprio sostegno istituzionale a Francesca Albanese per il suo impegno nella difesa dei diritti umani nei territori palestinesi occupati»; «inviare una comunicazione ufficiale alla stessa relatrice speciale, al ministero degli Affari esteri, alla rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni unite e alla presidenza della Repubblica»; a «promuovere momenti di sensibilizzazione e approfondimento sui diritti umani»; e infine a «valutare di dare la cittadinanza onoraria alla dottoressa Albanese, visto il suo impegno e il suo coraggio».
Un passaggio spinoso per la maggioranza di governo, considerando quanto accaduto nel mezzo, per esempio quella condanna seguita da un «ma» di Albanese dopo il blitz dei manifestanti nella redazione della Stampa. «Non facciamo finta di cascare dal pero, questo atto crea problemi in maggioranza... dal 31 luglio sono successe molte cose... terribile pensare di dare la cittadinanza a certi personaggi», ci mette il carico Guarducci, che questa volta intravede crepe anche in una coalizione che non è la sua. Dall’opposizione di sinistra Pietro Panciatici (Bl) difende invece Albanese e chiarisce che «noi quell’atto politico importante lo avremmo votato, lo voteremmo».
Quindi che succede? Che c’è più di qualche problema lo fa capire l’intervento di Giovanni La Sala (Livorno civica): «Avevamo già espresso la volontà alla consigliera Bertozzi di poterne ri-ragionare, la mozione è stata presentata a luglio e nel mezzo sono accadute cose che meritano una riflessione». Insomma, questo atto non è arrivato in discussione perché parte della maggioranza, a cominciare dal Pd, non lo avrebbe votato. Contattata dal Tirreno, Bertozzi ha premesso che «lunedì avevo avvisato il presidente della commissione che avrei dovuto lavorare oggi e domani, ho dimenticato di mandare la mail ma avevo avvisato». «Nessuna assenza tattica e neppure ingiustificata», dice. Quanto al merito dell’atto? «È stato sospeso per adesso proprio perché dobbiamo riparlarne, cosa che si fa in una maggioranza. Tra il bilancio dell’ente e altro non siamo ancora riusciti a discuterne». «Ovviamente – aggiunge – sono accadute molte cose da luglio e c’è bisogno di riparlarne fra di noi. Io sono sempre dalla parte di Albanese – precisa – poi è ovvio che in una maggioranza con molte sensibilità c’è bisogno di confrontarsi sui vari punti della mozione».
In commissione il capogruppo Pd Piero Tomei è abile a provare a schivare il problema. Poi però rispondendo al Tirreno: «L’atto non è più adeguato al momento storico, era logico che andasse sospeso. Era fermo lì perché da luglio c’è stata un’evoluzione importante di tutta la faccenda, sono avvenute cose che rendono necessaria una rivalutazione politica. Comunque ricordo che nell’ultimo anno in questo consiglio abbiamo fatto cinque atti sulla Palestina, ora siamo impegnati in atti più attinenti alla città». Quindi il Pd non lo avrebbe votato? «È inutile stare a discutere oggi del voto di un atto che va aggiornato. Mi sta a cuore la maggioranza e serve responsabilità. C’è stato un errore tecnico nel metterlo in discussione ora».
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