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Livorno, sfascia l'ingresso di psichiatria e aggredisce due poliziotti

di Stefano Taglione
L'ingresso di psichiatria
L'ingresso di psichiatria

L'uomo, un quarantacinquenne, è risultato positivo alla cocaina. Ha distrutto alcune vetrate del decimo padiglione di viale Alfieri

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LIVORNO. Ha seminato il panico in psichiatria, danneggiando un quadro elettrico e abbattendo diverse vetrate. Poi, non pago di quanto fatto, ha aggredito i due poliziotti delle volanti intervenuti per calmarlo e, soprattutto, per riportare la sicurezza nel reparto. Ancora violenza in ospedale dopo gli episodi analoghi avvenuti al pronto soccorso, proprio di fronte al decimo padiglione dove nei giorni scorsi è scoppiato il caos. Protagonista, suo malgrado, un quarantacinquenne italiano che – risultato positivo alla cocaina – oltre a danneggiare strutture e arredi, ha inveito contro i sanitari al lavoro, aggredendo infine due agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca. Poi, grazie al loro tempestivo intervento, medici e infermieri sono riusciti a sedarlo e a ricoverarlo, scongiurandone la pericolosità.

L’arresto al triage

Sempre in quei giorni i poliziotti avevano arrestato un livornese di 57 anni che, al pronto soccorso, aveva picchiato un infermiere. Per lui è stato disposto l’obbligo di firma. «L’uomo, giunto per un dolore alla gamba – aveva ricostruito la questura – una volta avvisato dei tempi che avrebbe dovuto attendere prima di essere visitato, ha dato in escandescenze aggredendo prima verbalmente e poi fisicamente il personale sanitario, sferrando anche un pugno al volto di uno degli infermieri in servizio, un uomo di 62 anni, che riportava un trauma del setto nasale con prognosi di sette giorni». Un folle gesto quello attuato contro il sanitario “colpevole” di averlo solamente avvertito in merito ai tempi di attesa. Le volanti della questura hanno raggiunto in pochissimo tempo il triage dove lo hanno arrestato per lesioni personali aggravate perché commesse a danno del personale sanitario.

Gli altri episodi

Sempre al pronto soccorso un sanitario, in quei giorni, era stato preso a schiaffi da un paziente, poi allontanatosi autonomamente senza neanche attendere di essere visitato. Poi c’era stata la distruzione della porta d’ingresso del triage, provocata da un trentenne tunisino – poi denunciato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale per aver creato lo scompiglio fra pazienti e personale al lavoro. «L’uomo – aveva spiegato la polizia – si è presentato in stato di agitazione per una ferita al polpaccio. Dopo aver rifiutato le cure ha minacciato il personale, dirigendosi verso il triage, dove ha prelevato da uno dei box un carrello che ha poi lanciato contro gli infermieri e i pazienti, senza colpire nessuno. Si è poi diretto verso la porta scorrevole che divide i locali infrangendone il vetro a calci». Contro la porta ha anche lanciato delle plafoniere e un estintore.

L’Asl e i sindacati

Il tema delle aggressioni al personale sanitario, dopo questi episodi, era quindi tornato al centro del dibattito. A denunciare una situazione «ormai insostenibile» era stato il sindacato Fsi-Usae, che accusava l’Asl di non aver messo in campo misure adeguate. Secondo il segretario provinciale Akram Abu Sneineh, i sistemi di sicurezza annunciati dall’azienda non sarebbero diffusi in modo omogeneo: a Livorno i pulsanti anti-aggressione erano già presenti e non avrebbero funzionato, mentre a Cecina non sarebbero mai stati installati. Da qui la richiesta di un’azione più incisiva e, in modo esplicito, delle dimissioni del direttore della sicurezza aziendale. Il sindacato lega l’aumento delle aggressioni anche alle lunghe attese nei pronto soccorso, chiedendo più personale e l’attivazione di ambulatori dedicati ai codici minori. Fsi-Usae rivendica inoltre iniziative autonome a tutela degli iscritti, come la distribuzione di kit di difesa e corsi di autodifesa, denunciando al tempo stesso di essere stato escluso da percorsi formativi ufficiali sulla sicurezza. Sulla stessa linea, Ugl Salute, che parla di lavoratori lasciati troppo spesso soli e chiede il rafforzamento dei servizi di sicurezza, una presenza costante delle forze dell’ordine nei reparti più esposti e un confronto con Regione e direzioni aziendali. Alle critiche aveva replicato l’Asl, rivendicando un impegno pluriennale sul fronte della prevenzione e ricordando il riconoscimento ottenuto a livello nazionale come azienda all’avanguardia. L’Asl aveva elencato le misure adottate, dai pulsanti di emergenza alla vigilanza privata, dalla formazione al supporto legale e psicologico, respingendo le accuse dei sindacati e ribadendo la contrarietà all’uso di strumenti di difesa individuale come lo spray al peperoncino, ritenuto inappropriato e pericoloso nei luoghi di lavoro.

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