Livorno dice addio a Roberto “Bob” D’Angelo: fu il re degli investigatori privati
È stato anche una bandiera del Rugby Livorno negli anni d’oro
LIVORNO. Se n’è andato mercoledì 7 gennaio, durante il ricovero all’ospedale Cisanello di Pisa, al termine di una degenza durata 24 giorni superando un paio di interventi per un problema che sembrava poter essere risolto e dopo aver mostrato importanti segnali di recupero ed il ritorno alla normalità. Tempra forte e uno spirito sempre pronto “un vorrete mica che moia proprio a Pisa…” che lasciano un vuoto nel mondo dello sport, sopratutto il rugby, e nel settore imprenditoriale nel quale era molto conosciuto, quello dell’investigazione. A salutare Roberto D’Angelo, “Bob”, ieri al cimitero dei Lupi dove poi è stato cremato, la sua famiglia e molti ex giocatori di quella biancoverde del Rugby Livorno.
Classe 1937, nella prima metà degli anni ‘50 scoprì il mondo della palla ovale che non avrebbe mai più abbandonato, diventando nel ruolo specialmente di seconda e terza linea, un giocatore della squadra che nel decennio successivo militò nel massimo campionato, che prima di chiamarsi serie A era denominato Eccellenza.
Compagno di personaggi monumento, come Romano Sciacol, Franco Mazzantini, Bruno Tognetti (al quale è sempre stato legato) e molti altri ancora, cessò l’attività agonistica a 40 anni solo per raggiunti limiti di età, diventando dirigente e fedele spettatore sulle tribune del campo di via dei Pensieri, attendendo che i colori preferiti tornassero nella competizione più importante nella stagione ‘79/80 sotto la guida tecnica di Guglielmo Prima e la presidenza Orazio Valery Malaguzzi.
Uno sportivo vero, perché in gioventù praticò pure il karate, senza disdegnare anche il fascino del paracadutismo. Ancora molto giovane, D’Angelo cominciò forse neppure pensando che lo avrebbe fatto poi per tutta la vita, a dare una mano al padre Giovanni che nel 1956 apri’ in via Grande una agenzia investigativa che all’epoca si occupava prevalentemente di raccogliere informazioni per conto delle concessionarie di auto, circa la solvibilità di chi avesse voluto acquistare una macchina a rate. Il lavoro del resto non mancava, visto che le cambiali alimentavano all’epoca il sistema del boom economico. Nel ‘63 si sposò con Carmela “Ela” Alagna, che qualche anno dopo si sarebbe dimostrata apprezzatissima insegnante di italiano alle superiori, trascorrendo la parte finale dell’impegno scolastico alle medie Borsi.
Da via Grande, l’agenzia fu poi spostata in via dei Carabinieri, per trasferirsi agli inizi degli anni ‘80 in via del Fante dove tutt’oggi ha sede. Una somiglianza spiccata con l’attore Gregory Peck, il sigaro toscano tra le labbra sugli spalti del “Montano” dove è salito fino a tempi recentissimi, ma anche come utile “attrezzo” per trovare la concentrazione nell’analisi degli indizi e sulle strategie per trovare soluzioni in una attività ormai specializzata in molti campi delle investigazioni aziendali, private e assicurative. Professionista stimato che lo aveva portato a ricoprire l’incarico di presidente regionale e nazionale del settore, fino al 12 dicembre dietro alla sua scrivania a dar consigli, lascia la moglie, il figlio Giovanni (stesso nome del nonno), i nipoti Lorenzo e Giacomo che lavorano nell’agenzia porta do ava ti la tradizione di famiglia ormai giunta alla quarta generazione, e la figlia Anna, nota avvocata e compagna di Stefano Davanzati, attore che ormai al set preferisce la natura ed allevare i cavalli.
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