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Porto di Livorno, via ai lavori per l’ampliamento del canale di accesso. Il progetto e cosa cambia

di Redazione web

	Davide Gariglio
Davide Gariglio

Consegnati i lavori di banchinamento di una delle sponde della via navigabile, quella in prossimità della Torre del Marzocco: «Risultato storico»

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LIVORNO. Non c’è soltanto la Darsena Europa tra le opere che cambieranno il volto del porto di Livorno. Inizia così una nota diffusa dall’Adsp del Mar Tirreno Settentrionale che annuncia l’inizio dei lavori per l’ampliamento del canale di accesso, «un’opera – si legge – considerata strategica per uno scalo portuale che intende mantenersi competitivo negli anni che lo separano dall’inaugurazione del nuovo terminal container che sorgerà sulle due vasche di colmata. L’allargamento del canale di accesso è infatti direttamente collegato alla necessità di aumentare gli standard di sicurezza in termini di accessibilità marittima al porto industriale. Non è una questione di lana caprina per uno scalo portuale al quale, oggi, si accede passando attraverso una sorta di strettoia: la larghezza tra le due sponde è di appena 70 metri. Un’inezia se si considera che le portacontainer di nuova generazione sono larghe anche più di 50 metri».

Sono stati consegnati i lavori di banchinamento di una delle sponde della via navigabile, quella in prossimità della Torre del Marzocco. Una volta realizzato l’arretramento della banchina (la durata dei lavori sulla sponda lato Marzocco è di 475 giorni, mentre altri 180 giorni sono previsti sulla sponda lato Magnale), il canale sarà quasi raddoppiato e portato a 120 metri di larghezza. Il nuovo banchinamento consentirà, peraltro, la realizzazione dei successivi interventi di dragaggio, che garantiranno l’approfondimento a 13 metri sotto le sponde e a 16 metri in corrispondenza del centro della cunetta navigabile.

La Torre del Marzocco

Compreso nel maxiappalto – il cui importo si aggira attorno ai 16 milioni di euro – vi è anche il progetto di “acquaticità” della Torre del Marzocco. Alta 54 metri e sorta cinque secoli fa in mezzo al mare, la Torre si trova oggi sulla terraferma, all’interno del porto industriale, circondata da gru e container. L’intervento prevede anche la realizzazione di un bacino idrico attorno al bene storico, che sarà così circondato dall’acqua. Prima di procedere allo scavo definitivo dello specchio acqueo, gli enti competenti potranno eseguire i lavori di restauro conservativo sia del monumento sia delle sue fortificazioni. Il traguardo è rendere questo bene monumentale raggiungibile e visitabile dal pubblico anche via mare.

A definirlo un risultato storico è il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, che ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno lavorato in questi anni al completamento di un iter procedurale estremamente lungo e complesso, che ha visto i tecnici dell’AdSP redigere sia la progettazione definitiva che curare tutte le attività ambientali necessarie al superamento del vaglio del Ministero dell’Ambiente e di tutti gli altri enti di controllo.

Un iter complesso anche dal punto di vista ingegneristico, perché subordinato al completamento dei lavori di rimozione e dismissione del fascio tubiero sottomarino di ENI, che attraversava il canale di accesso dello scalo labronico, limitandone il pescaggio e la sezione di navigazione. Come noto, i lavori di taglio degli oleodotti sono iniziati a febbraio 2024 e si sono conclusi a giugno 2025. Con la rimozione dei vecchi tubi e l’interramento di quelli nuovi nel microtunnel realizzato dall’Autorità di Sistema Portuale nel 2023, è diventato dunque possibile procedere con l’apertura del cantiere e con l’affidamento del maxiappalto.

«È soltanto grazie all’impegno di tutti e alla sinergia messa in campo in questi anni da ENI e Port Authority se oggi possiamo traguardare un obiettivo estremamente ambizioso», ha sottolineato Gariglio, aggiungendo: «In poco meno di due anni avremo un porto più competitivo e sicuramente più attrattivo per le compagnie di navigazione. Si tratta di un inizio d’anno che lascia ben sperare per il futuro del nostro scalo portuale, che ha importanti potenzialità di sviluppo anche a prescindere dalla Darsena Europa».

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