Porto di Livorno, traffici in crescita ma «lavoro sotto pressione»: le preoccupazioni del sindacato Usb
La sigla: «I numeri positivi non possono continuare a scaricarsi su salari, sicurezza e occupazione»
LIVORNO. Traffici in crescita, ma lavoro sempre più sotto pressione. È il quadro a luci e ombre tracciato da USB Livorno-Categoria Operaia Porti, che in un comunicato mette in relazione l’andamento positivo dello scalo con criticità strutturali che, secondo il sindacato, continuano a colpire i lavoratori portuali.
«Il 2025 si apre con dati positivi sui traffici del porto di Livorno: i contenitori trainano la classifica, ma anche Ro-Ro e passeggeri segnano un andamento positivo», sottolinea USB. «Allo stesso tempo, però, registriamo la mancata conferma di diversi contratti». «È una contraddizione evidente: cresce il lavoro, ma non cresce la tutela di chi quel lavoro lo svolge».
Secondo il sindacato, non si tratta di un fenomeno nuovo. «Che l’andamento dell’articolo 17 non vada di pari passo con l’aumento dei traffici è un dato al quale siamo ormai abituati», si legge nel documento, «ma resta un indicatore chiaro delle criticità di un sistema portuale che, a Livorno, si trascina da anni nonostante gli annunci periodici dei vertici dell’Autorità di Sistema Portuale».
Nel mirino finiscono in particolare le condizioni di chi lavora in appalto. «Parliamo di basse tariffe, di continui tentativi di togliere pezzi del ciclo portuale per consegnarli a società o cooperative che non applicano il contratto unico dei porti o che garantiscono condizioni salariali e di sicurezza inferiori», evidenzia USB. «A questo si aggiungono sotto inquadramenti, un ricorso eccessivo allo straordinario per sopperire all’assenza di contratti integrativi adeguati, l’aumento delle malattie professionali e una pressione costante sulla produttività».
Guardando al futuro dello scalo, il sindacato lega strettamente sviluppo infrastrutturale e diritti del lavoro. «Qualsiasi investimento che verrà fatto nel porto di Livorno, a partire dalla Darsena Europa, deve andare di pari passo con il miglioramento delle condizioni di lavoro, di salario e di sicurezza», afferma USB. «Il pubblico mette la parte maggiore delle risorse, ma a fronte di concessioni che potrebbero durare fino a 50 anni non si discute ancora di clausole di salvaguardia occupazionale né delle conseguenze dell’automazione».
Le preoccupazioni si estendono anche ad altri dossier aperti. Inoltre, particolarmente forte è la presa di posizione sul tema della sicurezza. «Livorno è il quinto porto in Italia e c’è un solo ispettore. La sicurezza non è mai al centro del dibattito se non quando avviene un incidente grave».
Il comunicato ribadisce infine la contrarietà alla movimentazione di armi e mezzi militari nello scalo. «Il porto non è un’entità separata dalla città. Livorno è una città di pace e tale deve restare», ricorda USB, richiamando le mobilitazioni e gli scioperi dello scorso autunno.
Uno sguardo viene rivolto anche a Piombino. «Restiamo convinti della necessità di chiudere entro luglio 2026 l’esperienza del rigassificatore, come già previsto nelle autorizzazioni e nella concessione portuale», conclude il sindacato, «per garantire un vero sviluppo del porto piombinese».
