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La sentenza

Livorno, «Patenti mai ritirate agli ubriachi»: condannato l'ex viceprefetto Daveti

di Stefano Taglione
L'ex viceprefetto di Livorno, Giovanni Daveti
L'ex viceprefetto di Livorno, Giovanni Daveti

Un anno e mezzo di reclusione per falso per l'ex dirigente del ministero dell'Interno con delega agli affari dell'Elba. Un anno e due mesi per un avvocato di Portoferraio, assolti gli altri imputati. Ecco come funzionava il sistema ipotizzato dalla procura

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LIVORNO. Un anno e mezzo di reclusione per falsità ideologica all’ex viceprefetto di Livorno, con delega agli affari dell’Elba, Giuseppe Daveti. E un anno e due mesi, sempre per lo stesso reato, per il cinquantanovenne avvocato elbano Alessandro Moretti. Si conclude così, almeno in primo grado, il processo in corso da anni sulle cosiddette patenti mai ritirate agli ubriachi, con il legale portoferraiese che viene assolto da una seconda accusa di falso e, insieme a Daveti, scagionato dalla contestazione di abuso d’ufficio, illecito penale che nel frattempo è stato abrogato. Per Moretti è stata riconosciuta la concessione delle attenuanti generiche, la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziale. Assolti gli altri imputati: erano il trentenne di Porto Azzurro Lorenzo Bertelli («per la particolare tenuità del fatto»), il trentaquattrenne venezuelano, residente a Portoferraio, Jean Carlos Miramare Espinoza («perché il fatto non costituisce reato») e la tedesca, che vive a Capoliveri, Sabrina Annett Plones, di 43 anni. Una sesta persona coinvolta, difesa dall’avvocato Marco Talini, in fase di indagini preliminari aveva invece raccontato di essere all’oscuro di tutto e per questo, ritenuta credibile dal giudice, la sua posizione era stata archiviata.

La sentenza

Per Daveti – 74 anni e in un’altra operazione di polizia giudiziaria definito l’ex “viceré” dell’Elba, già condannato in primo grado a quattro anni e otto mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale e dalla Corte dei conti a risarcire lo Stato per 72.325,47 euro – è stata accolta la richiesta del sostituto procuratore, che aveva discusso nel corso della penultima udienza insieme ai difensori delle tre persone assolte – gli elbani Niccolò Censi, Gabriele Mazzei e Gina Filippini – e all’avvocato dell’ex dirigente del ministero dell’Interno, il senese Alessandro Bonasera. Nel pomeriggio di giovedì 11 dicembre, prima della camera di consiglio, avevano invece concluso i legali di Moretti, Francesco Campo e Fabio D’Amato. La vicenda finita in tribunale riguardava una serie di patenti ritirate per guida sotto l’influenza dell’alcol che in realtà, alle persone fermate delle forze dell’ordine, dalla prefettura non sarebbero mai state sospese. Motivo per il quale gli automobilisti coinvolti avrebbero continuato a guidare senza problemi. Proprio di questo erano accusati Daveti, all’epoca dei fatti viceprefetto con delega agli affari dell’Elba e da tempo in pensione, e l’avvocato Moretti. I presunti fatti contestati si riferiscono al 2017, con l’inchiesta avviata l’anno successivo dall’allora procuratore Ettore Squillace Greco e dalla pubblico ministero Ezia Mancusi. Secondo l’accusa Daveti, insieme a Moretti, avrebbe «attestato falsamente la restituzione dei documenti di guida al termine del periodo di sospensione, in realtà mai ritirati agli interessati e quindi mai restituiti». Bertelli, Miramare Espinoza e Plones, estranei al presunto sistema dei mancati ritiri delle licenze di guida, erano chiamati in causa per aver falsamente attestato il completo svolgimento dei lavori di pubblica utilità e per aver presentato, di conseguenza, la falsa attestazione all’ufficio per l’esecuzione penale esterna del tribunale labronico. Ma sono stati tutti assolti al pari di Moretti, quest’ultimo limitatamente all’imputazione che aveva in concorso con Bertelli per falsità ideologica.

Ricorso di Moretti

Il collegio del tribunale – presidente il giudice Luciano Costantini – depositerà le motivazioni fra 15 giorni, molto rapidamente quindi. «Presenteremo ricorso in appello», le parole dei legali dell’avvocato elbano, Francesco Campo e Fabio D’Amato, che naturalmente attendono prima la lettura della sentenza. Moretti, professionista molto conosciuto a Portoferraio, si reputa totalmente estraneo ai fatti.

Censi: «Soddisfatto per Espinoza»

Soddisfazione per l’assoluzione di Miramare Espinoza, musicista di origine venezuelana molto conosciuto sull’isola, viene espressa dal suo avvocato, il capoliverese Niccolò Censi: «Per quanto riguarda il mio assistito sono contento dell’esito del processo», le sue parole.

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