Livorno, l'ex viceprefetto imputato per abuso d’ufficio insieme a un avvocato: «Ha lasciato le patenti agli ubriachi»
Giovanni Daveti è accusato anche di falsità ideologica. Nello stesso procedimento coinvolti tre elbani per «attestato falsamente il completo svolgimento dei lavori di pubblica utilità». Tutti i nomi
LIVORNO. «Miramare Espinoza? Ci siamo appostati sotto casa sua e nei giorni in cui doveva svolgere i lavori di pubblica utilità alla propositura non si è presentato. Anche perché in quelle stesse ore era a un corso di jazz a Marciana Marina». A parlare è un luogotenente della guardia di finanza che ha svolto le indagini nell’inchiesta sulle presunte patenti mai ritirate ad alcuni automobilisti risultati positivi all’etilometro all’Elba, chiamato dalla pubblico ministero Ezia Mancusi a rendere partecipe sugli accertamenti svolti il collegio del tribunale (presidente Luciano Costantini, a latere i giudici Andrea Guarini e Roberta Vicari).
Il processo
Il processo – in cui l’accusa ipotizza anche che i lavori di pubblica utilità disposti dal tribunale come pena sostitutiva nei confronti di tre persone sarebbero stati fittizi o svolti in parte – vede imputati per abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici l’ex viceprefetto livornese Giovanni Daveti (71 anni) e l’avvocato di Portoferraio Alessandro Moretti (56 anni e originario di Castelnovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia). Con loro – per il solo reato di falso per aver, secondo la procura, «attestato falsamente il completo svolgimento dei lavori di pubblica utilità, presentando una falsa attestazione all’ufficio esecuzione penale esterna – il ventottenne di Porto Azzurro Lorenzo Bertelli, la quarantunenne tedesca (abita a Capoliveri, sempre all’Elba) Sabrina Annett Plones e il musicista venezuelano di 31 anni, residente a Portoferraio, Jean Carlos Miramare Espinoza (estranei alle vicende delle patenti mai sospese ndr). Su di lui, ribattendo a quanto affermato nell’udienza di due giorni fa dal militare delle fiamme gialle, la difesa precisa che «la pratica per il rilascio della patente non è oggetto di contestazione fra i capi di imputazione del processo, bensì solo l’ipotetico mancato svolgimento dei lavori di pubblica utilità, ancora tutto da dimostrare». «Il processo è solo all’inizio – prosegue il suo avvocato Niccolò Censi – e ogni giudizio valutativo dovrà essere fatto solo all’esito delle risultanze istruttorie pervenute anche dalla difesa».
Le accuse
L’inchiesta della procura si riferisce a dei presunti verbali degli anni scorsi e vede al centro colui che in un’operazione di polizia venne definito l’ex “viceré” dell’Elba, Daveti appunto, difeso dall’avvocato Massimo Girardi e già condannato in primo grado a quattro anni e otto mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. L’ex dirigente del ministero dell’Interno, naturalmente, è in pensione e non ha più alcun ruolo nella pubblica amministrazione. Secondo l’accusa, insieme a Moretti, avrebbe «attestato falsamente la restituzione di quattro verbali di guida per decorso del periodo di sospensione delle patenti in realtà mai ritirate agli interessati, in violazione delle regole di condotta del codice della strada, procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale derivante dal far risultare eseguita la sanzione accessoria, quando in realtà i diretti interessati avevano sempre mantenuto la disponibilità della patente di guida nel periodo di sospensione». Di fatto, stando alla ricostruzione della procura, le forze dell’ordine ritiravano regolarmente le licenze alle persone sorprese con un tasso alcolemico superiore al previsto, ma dopo qualche giorno gli stessi sarebbero rientrati materialmente in possesso delle patenti, continuando a circolare. «Nello studio di Moretti – le parole del luogotenente ai giudici – abbiamo rinvenuto 33 pratiche: 14 erano corrette e sono state subito restituite, mentre 19 secondo noi erano irregolari». In ogni caso, come affermato dallo stesso collegio, nel processo in oggetto ne vengono contestate solo quattro. C’era anche una sesta persona indagata in questo procedimento (per falso) per la restituzione di una delle licenze di guida: la sua posizione, però, è stata archiviata in quanto il giovane si è detto all’oscuro di tutto.
Telecamera in chiesa
Per monitorare gli allora indagati la finanza aveva piazzato una telecamera fuori dalla parrocchia di Carpani, dove i tre avrebbero dovuto svolgere i lavori di pubblica utilità, registrando in molte occasioni le assenze: «Abbiamo confrontato il tutto con i registri ufficiali – ha concluso il finanziere – ma non abbiamo mai trovato richieste di cambio orario dei lavori, quindi per noi quelle persone erano assenti». Per l’inchiesta, inoltre, sono state attivate le intercettazioni.
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