Da Livorno al podio italiano, Valerio Mastracci campione nazionale a squadre di pesca
Il livornese di scoglio e surfer labronico dedica la vittoria a nonno Franco: «Tutto merito suo, mi ha insegnato i trucchi del mare: e adesso sogno il titolo mondiale»
LIVORNO Dalla prima triglia al titolo di campione d’Italia. Ci sono voluti 47 anni di attesa, ma alla fine Valerio Mastracci, livornese di scoglio classe 1975, è riuscito a coronare il suo sogno di bambino. E quello di nonno Franco, che gli ha insegnato tutti i trucchi del mare. Con la Asd Oltrarno Colmic, Mastracci si è aggiudicato il Campionato Italiano a squadre di società di pesca da natante 2025 nelle acque di Monfalcone, insieme ai compagni Alessandro Marconi di San Benedetto del Tronto e Giorgio Fiorentini di Rapallo.
La gara ha visto la presenza di ben 72 atleti, con 24 squadre composte da 3 agonisti ciascuna. Un campionato che, oltre ad assegnare un titolo italiano, ha permesso di qualificarsi al prossimo campionato del mondo nel 2026 alle prime cinque squadre. La gara è stata molto combattuta e ha visto sfidarsi i migliori pescatori d’Italia. Il campo gara era su un fondale lineare senza dislivelli, secche o cambi di profondità: gli atleti al massimo potevano cambiare zona rimanendo però tra i 15 e i 17 metri di fondo, composto unicamente da fanghiglia e sabbia. Le principali specie di pesce presenti erano menole, sugarelli, boghe, sgombri e qualche sporadica orata di piccola taglia. Esche consentite erano gamberi, acciughe e calamari, con i primi che sono stati i più efficaci.
«La gara è stata molto tecnica – ha detto Valerio Mastracci, visibilmente emozionato per la vittoria – ed era fondamentale saper ragionare e fare le scelte giuste al momento giusto: la nostra squadra ha centrato in pieno l'obiettivo. Vorrei fare i complimenti all’organizzazione per aver messo in piedi un evento ben strutturato e preparato in maniera impeccabile».
Valerio è un livornese di scoglio, nato nel dicembre del 1975: a soli due anni e mezzo ha impugnato la sua prima canna da pesca sulla diga foranea del Molo Novo. Una canna in bambù con la quale quel giorno pescò il suo primo pesce, una triglia, che fece sbocciare il suo grande amore per la pesca. Quella canna proveniva dalle mani di suo nonno Franco, pescatore verace innamorato di suo nipote al quale ha tramandato questa sua passione. «Questo traguardo atteso da tempo è anche merito di mio nonno che in tante occasioni mi ha guidato da lassù, ed in questa non è sicuramente mancata la sua mano, quindi lo dedico a lui. Nonno, questo titolo è per te».
Valerio, quando ha iniziato a gareggiare?
«Ho iniziato a gareggiare dalla spiaggia con la disciplina del Surf Casting nel 1992, con la società Surf Casting Livorno, per una decina di anni. In quel periodo facevo anche surf da onda con la tavola, ero un atleta della nazionale italiana e ho disputato campionati Europei e Mondiali. Non ho mai smesso di pescare, e in tutti i miei viaggi in giro per il mondo alla ricerca di onde ho sempre infilato le mie canne da pesca dentro la sacca delle tavole. Poi una volta finita la parte agonistica sulla tavola ho deciso di riavvicinarmi alle gare di pesca e nel 2014 ho come disciplina il bolentino da natante, che tutt’oggi pratico e nella quale è stato vinto questo titolo italiano».
La sua prima canna è stata a due anni e mezzo: in pratica ha imparato prima a pescare che a camminare.
«Sì, basti pensare che il primo mezzo che ho guidato è stato il gozzo di mio nonno, che all’età di 3-4 anni mi dava il timone in mano e mi faceva andare dall’uscita dei piloti al Molo Novo. Poi a 5-6 anni ha iniziato a farmi fare il tragitto dei fossi mentre lui rifilava il palamito e quando avevo 8-9 anni non alzava nemmeno più la testa. Credo di aver guidato prima la parca che la bicicletta con le ruotine».
Il primo pesce è stata la triglia a due anni e mezzo al Molo Novo. Ma qual è il tipo di pesca che preferisce?
«A me piace il bolentino, sia con esca morta che con esca viva in verticale, perché non sai mai cosa ti può capitare, soprattutto pescando con il vivo. Però anche con l’esca morta è bella, perché peschi più fine e quando parte la canna sai che sono pesci grossi. Il bolentino è la pesca che faccio di più anche perché è quella che si presta meglio dalla barca».
Il pesce che le dà più soddisfazione nella cattura?
«La ricciola. Quella è dura da tirare in barca. Più che altro è molto intelligente, a volte vedi anche dalle telecamere che segue per centinaia di metri un’esca viva, bella, perfetta, anche un calamaro: gli va davanti col muso e se c’è qualcosa che non la convince (il momento, il filo, la rifrazione della luce), non te lo mangia. È un pesce difficile da catturare, un pesce molto combattente e poi ha un fascino particolare».
Invece il pesce che preferisce mangiare?
«Il cappone, lo scorfano rosso, semplicemente bollito con la maionese fatta in casa».
Il suo prossimo obiettivo dopo questa vittoria?
«Vincere un titolo mondiale. Il prossimo dovrebbe essere in Montenegro: ci proveremo».
Lei è il classico “livornese di scoglio”, con il mare che è sempre stato l’elemento base della sua vita.
«Certo, sotto tutte le sue forme. Ho sempre goduto di ogni cosa che mi poteva offrire: quando era mosso lo cavalcavo e quando era buono ci pescavo. E ora gestisco anche lo stabilimento balneare La Baia del Sorriso a Castiglioncello, perché senza il mare non so stare».