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Livorno, la ricetta di lunga vita di Araldo Camici: a 97 anni nuota, va in bici, legge e pittura. «Otto vasche al giorno, è ciò che amo»

di Franco Marianelli

	Araldo Camici col figlio
Araldo Camici col figlio

L'artista dell'astrattismo a ottobre inaugura una nuova mostra: "L'età non deve condizionarci"

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LIVORNO Racconta che l’altro ieri ai bagni Pancaldi-Acquaviva, stabilimento che ha raggiunto come al solito in bicicletta, si è fatto otto vasche a nuoto, come peraltro fa più o meno ogni giorno d’estate.

La notizia di per sé non sarebbe eclatante se non fosse che Araldo Camici, il nuotatore appunto, compirà i primi d’agosto 97 primavere, un’età nella quale normalmente le uniche vasche che si praticano, e a volte con difficoltà, sono quelle da bagno.
 

Araldo Camici è una forza della natura. Apre la porta al Tirreno insieme al figlio Andrea nella sua casa, zona piazza Roma, dove ovviamente abita da solo: mostra orgoglioso i pomodori dell’orto da lui curato. E soprattutto racconta della sua arte di cui va fiero. Il suo astrattismo è oggetto di tante mostre in città e fuori.

Età reale di Camici appunto 97 anni; età dimostrata circa 70 anni, età percepita?

«Io non credo che l’età possa condizionarti nel tuo vivere quotidiano. Faccio quello che mi piace fare e non mi pongo il problema anagrafico», risponde. E quello che al signor Araldo Camici “piace fare” non è osservare i cantieri o cose simili: «Sono appassionato di pittura da sempre. Ho cominciato a dipingere da giovanissimo e mi ci dedico assiduamente dall’epoca mio pensionamento dall’allora Stanic, dove svolgevo il ruolo di responsabile dell’amministrazione del personale. Ho cambiato vari generi di pittura negli anni: ho cominciato con l’astratto per passare al figurativo, poi definitivamente sono tornato all’astratto». Camici è modesto. Ma basta mettere il suo cognome sul web per vederlo sui siti internet delle gallerie artistiche livornesi. «Un indubbio talento rafforzato dalla frequentazione di una scuola d’arte- leggiamo - Oppure grande artista emozionale Araldo Camici ha sempre reso omaggio al colore imprimendolo sulle tele attraverso visioni paesaggistiche».

Fra i suoi riconoscimenti il premio Marzaroli e il premio Carnevale di Viareggio. «A ottobre – racconta - mi aspetta la galleria Extra Factory in piazza della Repubblica per la mia prossima mostra “Profondo blu. In tutti i casi oggi sono tornato all’astratto. Il mio ultimo quadro si chiama “Sentimento recondito”».


Il periodico “La Ballata” inoltre ospita spesso gli articoli in materia d’arte del pittore. Ma la scrittura per l’eclettico Araldo Camici non si ferma solo alla critica artistica: un anno fa ha avuto un buon successo la pubblicazione del suo libro “ Il fragore del mare” la terza collana di racconti dopo “Vieni conduco io” e “Stai con me “, quest’ultima opera dedicata alla moglie Marisa scomparsa 5 anni fa all’età di 90 anni.

“Labirinti dell’anima” è la sua ultima creazione. E anche nel campo della scrittura non mancano da parte degli esperti giudizi lusinghieri: “I suoi racconti tali non sono ma pezzi d’anima trasferiti sulla carta” oppure “ uno stile piacevolissimo in bilico tra prosa e poesia”. Ma l’artista si schernisce: «Io cerco solo di scrivere in base alle realtà dei fatti e delle persone che incontro ogni giorno».

Reduce da un recente riconoscimento del premio letterario “Città di Livorno” vi partecipa anche quest’anno, e attende fiducioso l’esito alla premiazione il prossimo 19 luglio. «Gli rimane solo il tempo di far la spesa», racconta scherzando il figlio Andrea.

E a proposito di cucina è l’ora di pranzo: suona la figlia Elisa. Chiediamo se sia venuta a preparare il pranzo per babbo (padre peraltro celebrato in famiglia per la sua minestra di pesce e i dolci da lui stesso preparati).

«No, pensa a tutto lui – risponde il figlio – è anche un attimo cuoco». Salutando il figlio, facciamo i complimenti per il padre. Risponde: «Spero di somigliargli almeno un po'». Il padre annuisce e aggiunge: «Il fico fa i fichi, anzi, da buon livornese: “Il fio fa i fii”».l

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