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Livorno, baracchine giù: i tempi e perché slitta il piano per il lungomare

di Claudia Guarino

	Una delle baracchine che saranno abbattute sul lungomare (foto d’archivio)
Una delle baracchine che saranno abbattute sul lungomare (foto d’archivio)

L’assessore Mirabelli fa il punto della situazione: «Affidamento dei lavori entro fine anno, poi via alle demolizioni»

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LIVORNO. Dopo crolli parziali, transennamenti di sicurezza e annunci di impacchettamenti pro decoro, ecco un altro slittamento in avanti. Perché le baracchine 7 e 8, quelle di fronte all’Acquario, non andranno giù prima del prossimo anno. «Ma l’affidamento dei lavori per la demolizione è previsto entro la fine del 2024», dice l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Livorno Federico Mirabelli, che fa il punto della situazione disegnando un nuovo cronoprogramma degli interventi per portare a compimento quanto contenuto nel masterplan per il lungomare, approvato vari mesi fa. Ma andiamo con ordine.

Il masterplan

Come ormai è noto da tempo, il progetto del Comune per le baracchine a mare è riassumibile con la frase: una baracchina per ogni piazzetta. L’idea, cioè, è quella di abbattere le attuali cinque strutture lignee, rovinate dall’azione del tempo e ormai praticamente fatiscenti, per sostituirle con tre baracchine nuove di zecca. Una davanti all’Acquario, una davanti allo Scoglio della Regina e una davanti al moletto Nazario Sauro. Tutto ciò, come detto, è contenuto nel masterplan, il piano (già approvato) per riqualificare il lungomare dai Cantieri a piazza San Jacopo che, per la parte relativa alle baracchine, è evidentemente ancora da attuare. Nei mesi scorsi, d’altra parte, sono stati previsti 600mila euro a bilancio proprio per abbattere le due strutture fatte di legno e degrado posizionate davanti all’Acquario.

Il bando

In un primo momento, lo ricordiamo, il Comune aveva previsto lo strumento del partenariato tra pubblico e privato. L’idea, cioè, era quella di affidare a esterni sia la demolizione delle baracchine sia la ricostruzione andando poi a scorporare la cifra spesa per i lavori dal canone di concessione. Per rifarle si stima che servano almeno sei milioni di euro e, probabilmente anche per l’alto investimento di partenza richiesto, il bando esplorativo per presentare eventuali manifestazioni di interesse è andato deserto, segno che non c’è stata intenzione da parte dei privati a lanciarsi in un’impresa del genere. Dunque di abbattere le baracchine sul lungomare di occuperà direttamente il Comune.

Le fasi

«L’intervento è inserito nel masterplan e prevediamo di metterlo in atto in due fasi», spiega Mirabelli. «Nella prima fase – prosegue l’assessore ai Lavori Pubblici – è prevista la demolizione delle baracchine 7 e 8 (quelle davanti all’Acquario, ndr) più la messa in atto dell’operazione decoro, che consiste nell’impacchettamento delle strutture dove attualmente non ci sono attività». Il tutto con l’obiettivo di «affidare i lavori entro fine anno per poi iniziare gli interventi a gennaio in modo tale da andarli a concludere nel maggio prossimo».

Nella seconda fase, invece, «è previsto l’affidamento della progettazione per le nuove strutture. In questo caso non ci sono ancora tempistiche certe». Infine, a baracchine costruite, sarà affidata la concessione, con quale bando e a che condizioni è presto per dirlo.

Il cronoprogramma

Resta il fatto che l’asticella del via alla demolizione è stata spostata da fine anno alla prima metà del 2025, anche se l’assessore Mirabelli è convinto che «adesso stiamo dando una spinta decisiva per riqualificare il comparto». Sarà la volta buona? Lo scopriremo presto.

La situazione

Nel frattempo il lungomare resta mausoleo di capanne fatiscenti. Con le assi portanti scolorite dal sole e diventate spugne di pioggia. Con stanze mezze chiuse e mezze aperte, non di rado messe sottosopra. Prima del suo sgretolamento, la piazzetta del Tiburon (l’unica baracchina che è stata abbattuta fino a ora) era una passerella. Anni fa, per fare alcuni esempi, nelle strutture c’erano l’ex Chalet Mauri e l’Alpe. Lo Zanzibar e il Delfino. Chiuse, queste ultime due con concessioni scadute, tra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso. E nel deserto delle baracchine restano solo la gelateria e la friggitoria.

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