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L'intervista

Red Ronnie al Roxy Bar di Livorno: «Qui un evento unico al mondo»

Red Ronnie al Roxy Bar di Livorno: «Qui un evento unico al mondo»

Il re dei talk show musicali tesse le lodi ad Effetto Venezia e all’antico quartiere: «I fenomeni di oggi non lasceranno nulla: consiglio agli artisti di esibirsi dal vivo»

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LIVORNO. Cosa c’è stasera venerdì 2 agosto in piazza del Luogo Pio alle 21? C’è un talk show musicale imperdibile. Chi presenta? Sì, proprio lui, Red Ronnie, uno dei padri fondatori del genere, l’inventore dell’epica trasmissione Roxy Bar, che dopo i fasti televisivi, e negli ultimi anni sul web, si lancia in versione live, con super ospiti Dolcenera, Tricarico e Matthew Lee.

Prima volta a Livorno?

«Certo che no. Ricordo che ebbi una fantastica cena tanti anni fa col gruppo “La Strana Officina”, ragazzi molto in gamba. Poi parecchi passaggi: una volta per esempio sono stato al mercatino americano. Ma non sapevo dell’esistenza del quartiere Venezia, che trovo meraviglioso. Questa è un’ottima occasione per pubblicizzare un luogo e un evento unico in Europa».

Si spieghi meglio.

«Il budget col quale Grazia di Michele porta 160 eventi, con artisti internazionali, è il budget di un solo concerto di una delle star che si vedono a Sanremo. Ha fatto un vero miracolo. E vorrei aggiungere una cosa: sono contento che il sindaco Luca Salvetti sia stato rieletto. Non lo conosco di persona, ma chi ama la musica per ha già vinto. È rarissimo trovare dei politici che amino la musica».

Come le arrivata la proposta di partecipare?

«Grazia mi ha raccontato di aver accettato la direzione artistica della kermesse, e poi l’evolversi della situazione. Solo alla fine mi ha proposto una serata. E sono qui dal primo giorno perché voglio documentare quello che sarà un periodo strepitoso».

Cosa dice del suo Roxy Bar Live?

«Oltre a chiacchierare con la meravigliosa Dolcenera, con i super Tricarico e Metthew Lee, interagirò con dei video, avendo spezzoni di interviste straordinarie: Franco Battiato, Lucio Dalla, Vasco Rossi; artisti che non possono essere presenti, alcuni anche perché non ci sono più. Veri giganti… Ogni volta che se ne va uno di loro sparisce un volume importante nella biblioteca della musica, e non sono sostituiti. I fenomeni odierni ai quali ci stiamo abituando come Sfera Ebbasta o Achille Lauro, non lasceranno nulla. Ma siamo nell’epoca dei talent: se i Pink Floyd, oggi, proponessero ad una casa discografica “Dark Side of the Moon” li caccerebbero. Dalla o Vasco Rossi non uscirebbero. Mogol mi ha detto che Battisti non verrebbe preso in considerazione».

Qual’è stata la sua filosofia professionale, in tanti anni di carriera?

«Non ho mai seguito una filosofia, bensì l’istinto. Ho avuto la fortuna di iniziare associando la mia passione musicale al lavoro in Banca. E solo quando Ballandi mi propose “Bandiera Gialla” mi staccai dalla Banca per fare il primo programma televisivo. In questo modo ho avuto la possibilità di scegliere il giornalismo da fare, le interviste da realizzare, la musica da proporre».

Lei ha dato costantemente voce agli artisti meno noti, scoprendo grandi talenti.

«Raccontavo i Decibel con Enrico Ruggeri o i Cafè Caracas con Raf. Allora sconosciuti e poi son diventati famosi. Col mio Roxi Bar negli anni ’90 sono nati i Subsonica, Ben Harper. Ricordo che Caterina Caselli mi affidò una sconosciutissima Elisa, Lucio Dalla un giovane Bersani. Poi il Tim tour, che girava l’Italia con 30 date, ogni giorno facevo esibire 15 artisti emergenti del luogo, e il primo anno vinsero i Negramaro. Quanti ricordi».

E oggi?

«Continuo col nuovo Roxi Bar sul web, mi permette una libertà d’azione che la tv non ti consente. Non vado ospite in programmi tv, in questo momento sono lontano da questo vecchio elettrodomestico che si chiama televisione. E propongo i migliori talenti».

Un consiglio per un giovane giornalista?

«Scrivere ciò che si sente, e avere il coraggio di fare ciò che si sente».

E per gli artisti?

«Esibirsi dal vivo. Anche sapendo che non è facile, in quanto il pubblico tende a prediligere le cover band. La gente ha perso la curiosità per ciò che non conosce: al punto che io non anticipo mai gli ospiti del mio programma. Anche se un giorno venisse Varco Rossi non lo direi. Andiamo tutti alla ricerca della ripetitività e di ciò che già apprezziamo, perdendoci l’opportunità di ascoltare cose strepitose».l


 

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