Gagarin è morto, viva Gagarin: un'epopea popolare fatta di pizza, torta di ceci e simpatia
Salvatore Chiappa aveva 77 anni, dei quali 65 passati in via del Cardinale nello storico locale. Gli esordi da apprendista, l’amore con Fiorella , la consacrazione e il futuro senza di lui
LIVORNO. Riapriranno subito, senza perdere tempo, Giuliano, Roberto e Fiorella. Perché, andare avanti nel tran tran quotidiano, rivedere i soliti clienti che da anni vanno al Santuario della torta sito al civico 24 di via del Cardinale, non solo significa onorare nel miglior modo possibile Salvatore che di loro era babbo e marito, ma rappresenta al tempo stesso, «la migliore maniera che c’è, specialmente per mamma, di trovare distrazione e una normalità in una situazione che normale non è, dopo più di 50 anni di matrimonio, di sacrifici fatti insieme, di una vita felice, con tante battute in cui, prendendosi vicendevolmente in giro davanti ai clienti, traspariva il sentimento che li legava. Lo facevano anche apposta, creandosi come personaggi. La gente insomma, superava la soglia per un cinque e cinque buono, ma anche per farsi due risate».
Addio Gagarin
Livorno, piange da ieri Gagarin, un’istituzione, che ci lascia a 77 anni, dopo una serie di acciacchi e un susseguirsi di complicanze. Lei sciangaina verace, lui, ormai livornese naturalizzato, arrivato in città a 12 anni, che conobbe “Fiorellina dell’Andrei”, barista nel suo quartiere. Una morina sorridente e sempre al pezzo con gli avventori, “simpati’a da mangialla a morsi”, tanto da fidanzarcisi e poi sposarla nel 1971.
Il garzone di Isolina
Ragazzino, era arrivato qui nel ’59, da Gioviano, frazione di Borgo a Mozzano, due passi dal Ponte del Diavolo, perché da Amerigo Brizzi (un altro bel personaggio non autoctono, originario di Marliana, nel pistoiese e anche dipendente delle ferrovie, ndr) cercavano un apprendista che avesse voglia di imparare a fare il pasticcere, la pizza e la torta di ceci.
Lì, Salvatore Chiappa, conobbe presto anche la moglie di Amerigo, Isolina Buoncristiani. E fece propria ben presto l’arte del fare, sapendo diventare molto più di un semplice dipendente.
La pizza al taglio
Abbandonata l’attività di pasticceria, alla fine degli anni ’60, fu solo pizza al taglio, ma anche proposta in piccole teglie tonde (imbattibile e unica versione: mozzarella, acciughe e capperi) in aggiunta alla torta col pan francese, perché la focaccia arriverà dopo, in quell’esercizio commerciale che semplicemente per tutti era diventato, nel frattempo, “da Isolina”.
Una pizza speciale, con pure lo strutto fra gli ingredienti per renderle morbidezza e fragranza «con le leggi di oggi, impossibile replicare le ricette che custodisco, perché ti arrestano dopo cinque minuti», dice Giuliano. Tutto omologato, tutto globalizzato, stessi gusti a New York, a Singapore e a Londra. Perché le cose buone, è risaputo, fanno male.
Da Salvatore a Gagarin
Nel’73, i titolari decidono di passare la mano pur restando come tutor e Salvatore alza la mano per rilevare “il baccellaio”. Ne parla con Fiorella che non è, li per lì, favorevole. Ha provato la vita del bar, e sa che è sacrificio stare dietro al banco. Ma alla fine, Salvatore, diventato ormai per gli avventori Gagarin, per via di una vaga somiglianza con l’astronauta russo, soprannome affibbiato dall’Armanda, titolare di un banco ai barroccini, riuscì a convincerla. «Fiorella, dammi soddisfazione, si prova. Se per te dovesse essere poi un impegno troppo gravoso, semmai si venderà». Fu invece, l’inizio dell’epopea. Perché Fiorella si dimostrerà presto un animale nato per stare al commercio. Fenomenale dietro il banco, sempre un sorriso e una gag da regalare. La formula è vincente, la torta è doc, ed è anche grazie a questa attività che ora la torta e il cinque e cinque si considerano da tempo uno slow food, e quell’uscio lo hanno varcato pure personaggi famosi del mondo dello spettacolo e politici conosciuti.
I fischi di Leone
Nel mentre Isolina prima di salutare definitivamente, resterà al pubblico sempre più diradando le sue presenze fino a metà degli anni ’80, da Gagarin arriva un altro tipetto che imparerà il sapere della torta buona: Leone. Che lavorerà lì un paio d’anni, prima di mettersi in proprio, dopo i mondiali dell’82.
Molti ricordano ancora i fischi di avvertimento, emessi da Gagarin o da Leone (ma via via, li fa adesso anche Giuliano, tanto per non perdere certe tradizioni), quando stava arrivando la teglia con il contenuto ancora allo stato liquido. Era il segnale per Fiorella a non farsi trovare sul tragitto che portava verso il forno, evitando uno scontro fatale e un inevitabile ritardo nel servire le persone in attesa.
Il paese dei balocchi
Lì, Giuliano e Nicola (il figliolo di Leone) qualche volta da piccini hanno anche giocato, andando magari insieme a vedere le macchinine alla bottega accanto. Dove c’era il Paese dei Balocchi. Ritrovandosi poi da adulti, come esponenti di spicco dell’associazione tortai livornesi.
Giuliano e Roberto
Con la nuova generazione ormai in grado di portare avanti gli interessi, specialmente con Giuliano, il maggiore, ad esordire nell’89 e Roberto di quattro anni più giovane ad aggiungersi qualche tempo dopo, ma soprattutto Fiorella sempre al pubblico, Gagarin comincia a dedicarsi alle sue passioni all’aria aperta. Andare a caccia con Leone e Amerigo (scomparso nel 2016), sommare le giornate nella sua Garfagnana, la frequentazione dei boschi nella zona di Suese.
La legna per il forno
Proprio a Suese ha avuto cura di fare legna fino a tempi recentissimi, per rifornire il forno della torteria, trasportandola sul rimorchio agganciato al suo Defender Land Rover. Un ruolo di collaboratore silenzioso ma fondamentale. «Babbo non era per carattere uno zuccherino – ricorda Giuliano -, era fatto all’antica. Se facevi una cosa, facevi unicamente il tuo dovere. I formalismi, le smancerie, non erano il suo pane. Poteva forse dimenticarsi di un compleanno, ma avevi in compenso un babbo o un marito sempre presente tutto l’anno nelle cose che contano davvero. Un generoso. Non solo con i parenti più stretti. Potevi star certo che se sapeva che uno aveva bisogno, se non era il primo a correre, era il secondo. Di no, non lo diceva mai».
I funerali (organizzati dalla Svs) sono fissati per oggi, martedì 30 luglgio, alle 15,30 alla camera mortuaria dell’ospedale, da dove il feretro muoverà per essere poi tumulato al cimitero dei Lupi.
A Fiorella, Giuliano e Roberto, un abbraccio sincero da tutta la nostra redazione.
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