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Greta, da maestro a maestra: lascia la scuola l’insegnante che cambiò sesso. Il rapporto con colleghi e alunni e il grande sogno

di Luca Balestri

	Greta Franchini
Greta Franchini

La 58enne: «A Livorno sono stata una apripista». Ora il suo sogno è approdare in tv: «Voglio dare forza a chi pensa di non valere nulla»

23 giugno 2024
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LIVORNO. Quando da “maestro”, i suoi alunni hanno iniziato a chiamarla “maestra”, in città la sua storia ha fatto scalpore. Tanto che lei è stata anche invitata in tv.

Cinquantotto anni, la maestra Greta Franchini è stata la prima a Livorno a intraprendere, quasi vent’anni fa, un percorso di affermazione di genere mentre insegnava. Dopo ventotto anni di docenza, e quindi di precariato, visto che Greta ha sempre svolto il ruolo di maestra come supplente, la donna sogna nuova lidi e lascia la professione che l’ha fatta conoscere in tutta Livorno. Il suo sogno è approdare in televisione. «Vorrei portare la mia esperienza sul piccolo schermo, anche per le nuove generazioni di persone trans. Voglio dare forza a tutti quelli che oggi pensano di non contare niente, e che invece valgono. A Livorno sono stata un’apripista, una maestra trans a scuola non c’era mai stata», inizia a raccontarsi la docente che in questi anni, di atti discriminatori ne ha subiti a bizzeffe, nella vita pubblica come in quella privata. Da insegnante non sono mancati attacchi transfobici, «ma sono stati più quelli che mi hanno voluto bene che quelli che hanno remato contro per il solo fatto di essere una donna trans», garantisce Greta.

La sua carriera professionale è iniziata alle scuole Benci, e ora che lascia l’insegnamento saluta per ultima la Carducci. «Non ricordo un istituto livornese dove non abbia fatto supplenza. Sono stata anche nelle scuole di Montenero e Quercianella, fino ad arrivare al Gabbro», racconta ripercorrendo la sua esperienza Greta. «La scuola dove mi sono trovata meglio è la Gramsci. Era l’anno scolastico 2013-2014, il periodo in cui ho fatto l’operazione di riassegnazione del sesso. Ho trovato delle colleghe con le quali non solo ho lavorato, ma con cui ho stretto un legame d’affetto, vero per niente di facciata». Quello fu l’anno di riassegnazione del sesso, ma il percorso di affermazione di genere era iniziato già diversi anni prima.

Quella di Greta è stata una carriera all’insegna della rivendicazione sociale e, perché no, di riscatto. «Ho avuto tanto coraggio nel presentarmi a scuola durante il mio percorso di affermazione. Essendo precaria, ho cambiato diverse scuole, e quindi ogni anno, mi son dovuta rimettere in gioco, come maestra ma soprattutto come maestra trans. Ho cercato di far capire che una persona rimane valida al di là della sua identità di genere», ripensa a questi quasi trent’anni.

Nonostante le difficoltà, Greta non ha solo galleggiato nel mare magnum dell’insegnamento. Nel corso dei decenni ha imparato a nuotarci: «Tante colleghe con me sono state molto sensibili, anche se non sono mancati commenti transfobici. In una scuola, addirittura, una direttrice mi voleva mandar via, perché era contro il mio percorso di affermazione».

E ai piccoli alunni com’è stata spiegare il percorso di affermazione? «I bimbi li ho amati, mi hanno fatto emozionare, ridere, capire tante cose. Al mio percorso hanno reagito con tante domande, tutte di curiosità, mai di cattiveria», continua la maestra. Che poi ricorda un episodio divertente, che sottolinea la purezza dei bambini che ha incontrato durante la lunga carriera: «Quando mi sono operata alle corde vocali ho usato una fiaba Disney per descrivere il cambiamento della mia voce. Ho detto ai bambini che sarei passata da avere la voce di Ursula (l’antagonista del cartoon “La sirenetta”, nda) all’avere quella di Ariel, la sirenetta. Ma una volta operata alla voce mi hanno detto: “Maestra, ma ti è venuta la voce di Minni”».

Poi, mentre si racconta, la voce di Greta da ironica si fa tenera, quando ricorda che «quando ho fatto l’operazione chirurgica per la riassegnazione del sesso, i miei alunni mi hanno riempita di disegni in cui mi auguravano la buona riuscita dell’intervento. Per me è stata una grande gioia». D’altronde, con le emozioni dei bambini la maestra ha sempre avuto a che fare. Ed è la prima a ricordarlo: «Quando insegnavo musica ho fatto fare un bel lavoro ai bimbi nel corso degli anni. Un esperimento è stato spegnere le luci dell’aula, far chiudere gli occhi a tutti, e mettere musiche appropriate per stimolare le immagini nelle loro menti, i loro ricordi. Alcuni si sono messi a piangere, perché hanno pensato ai nonni che non c’erano più, o al loro animale che era appena scomparso. È stato un lavoro fatto per far emergere la sensibilità di tutti».

E ora che lascia la scuola, ora che la sua vita proseguirà su altri binari, Greta vuole ringraziare chi è riuscito a superare i pregiudizi, chi nelle varie scuole in cui ha insegnato le è stato vicino, anche nei momenti di sconforto: «Sono entrata nel mondo della scuola nel 1996, quando sapevo già di essere una donna ma ancora non avevo il coraggio di iniziare il percorso di affermazione di genere. Una volta iniziato, negli anni ho trovato maestre, collaboratrici scolastiche, e altre persone del mondo della scuola che mi hanno accolto nel migliore dei modi. È proprio per questo che voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato sul mio cammino». 


 

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