Il Tirreno

Livorno

Forze dell'ordine

La polizia ferroviaria perde la sua colonna: Fabrizio Maestrini va in pensione

di Stefano Taglione
Il sostituto commissario della polfer, Fabrizio Maestrini
Il sostituto commissario della polfer, Fabrizio Maestrini

Il sostituto commissario era nella polfer dal 1990 e l'ha guidata negli ultimi dieci: «Devo ancora realizzare il tutto, non sono mai andato via dal commissariato della stazione»

31 maggio 2024
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LIVORNO. È passato dall’ufficio, la sua “casa” dal 1990, anche il 31 maggio, sebbene fosse in ferie. «Devo svolgere le ultime pratiche e salutare i colleghi». Fabrizio Maestrini, 60 anni di cui gli ultimi 34 trascorsi alla polizia ferroviaria della stazione di Livorno, va in pensione. Il sostituto commissario, dal 2014, comandava il presidio al binario 1 dello scalo ferroviario, di cui nel tempo è diventato una vera e propria istituzione.

Entrato in polizia dopo il diploma al liceo scientifico nel 1987, infatti, dopo tre anni trascorsi nel Reparto mobile di Firenze ha chiesto di essere riavvicinato a casa, dov’è nato e cresciuto, e la polfer ha rappresentato per lui la via del ritorno. «Ci sono capitato per caso, poi non me ne sono più andato – racconta – è importante specializzarsi ed è bello poi quando racconti i tecnicismi di questo lavoro alle persone esterne, che non lo vivono tutti i giorni, come i ragazzi ma anche, nelle inchieste, all’autorità giudiziaria. Ricordo le grandi indagini che abbiamo svolto, come il deragliamento del treno al Maroccone, ma non dimenticherò mai le vicende umane delle persone, ad esempio di chi ha deciso di togliersi la vita sui binari. Quando devi indagare su certi drammi emergono storie che ti mettono a dura prova, specie quando sono i giovani ad arrendersi a questa “bestia”, qualcosa che abbiamo dentro di noi e che a volte purtroppo non riusciamo a placare. È terribile quando chi ha tutta la vita davanti decide di mettere, ad essa, la parola fine».

Maestrini per quest’estate non ha particolari programmi. Né per il futuro: «Sono tranquillo, questo era un momento per me temuto, ma lo sto vivendo con tranquillità – prosegue – non avendo altro da fare, per ora, mi godrò il tempo libero. Oggi (ieri per chi legge ndr) è un giorno di decompressione che ho deciso di trascorrere venendo al lavoro per ultimare alcune pratiche. Con i colleghi ci riuniremo in un momento di saluto: con loro ho condiviso dei bellissimi momenti e rappresentano la parte bella di questo lavoro. Voglio inoltre ringraziare l’amministrazione che, nel 1990, mi ha riavvicinato a casa, nella mia Livorno, facendomi scoprire questo bellissimo mondo che è la polizia ferroviaria».
 

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