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Livorno, cantiere infinito in Venezia: ci vorranno altri mesi per avere il ponte

di Claudia Guarino
Livorno, cantiere infinito in Venezia: ci vorranno altri mesi per avere il ponte

Il Comune: «Spostati i sottoservizi, ora inizia la fase due». Per trasferire i tubi è servito più tempo di quello preventivato «Ma ora siamo a un punto di svolta»

30 maggio 2024
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LIVORNO. Prima fuoriusciva acqua dal fondo dello scavo, poi sono spuntate le spallette storiche da recuperare. Dopodiché c’è stato bisogno di cinque mesi di tempo per spostare fibra, fogne e tubi vari presenti sotto terra. E tra una cosa e l’altra il cantiere per riaprire l’antico canale e costruirci sopra il nuovo ponte è ancora lì, tra il viale Caprera e via della Venezia. Con le transenne e tutto il resto. «Ma adesso abbiamo concluso lo spostamento degli undici sottoservizi presenti – fanno sapere dal Comune – e iniziamo con la seconda fase dei lavori».

Quella, cioè, che porterà all’installazione del ponte e, infine, all’apertura del fosso. Difficile chiudere l’intero cantiere in tempo per Effetto Venezia. «L’obiettivo è concludere con le opere stradali e con parte dell’impalcato a luglio e poi ultimare il resto in autunno. Staremo a vedere. Nel frattempo si è rivisto qualche operaio in zona.

Lavori e intoppi

Nel settembre del 2022 il Comune annuncia l’imminente apertura del cantiere tra il viale Caprera e via della Venezia dopo una progettazione che affonda le sue radici nel lontano 2016. L’intervento riguarda l’escavo del fosso fino al mare e la ricostruzione del ponte. Vengono quindi allestite le recinzioni, arrivano gru e operai e si comincia a scavare. Ma ecco il primo intoppo. Nell’aprile dell’anno scorso il cantiere si blocca perché fuoriesce dell’acqua dal fondo dello scavo.

Negli atti di Palazzo Civico si parla del «verificarsi, durante il corso dei lavori, di una significativa immissione di acqua all’interno degli scavi di cantiere», tale da rendere «necessario apportare modifiche alla soluzione inizialmente prevista». Per rimediare a tutto ciò, e per far ripartire i lavori, il fondo è stato sigillato con un getto di cemento armato. Continuando a scavare sono poi spuntate le spallette del ponte storico. Ed ecco il secondo stop. Il cantiere poi riparte dopo la decisione, presa in accordo con la Soprintendenza, di conservare l’elemento storico e di prevedere un ponte con una struttura snella.

La grana tubi

Iniziano dunque le complicate operazioni per spostare i sottoservizi (è l’ottobre scorso) che durano mesi. E nel frattempo lievitano i costi dell’intervento perché si passa dai 931.800 euro delle previsioni a 1.381.800 euro. Per lo spostamento dei sottoservizi, d’altra parte, il cronoprogramma prevede una tempistica di tre mesi.

Un lavoro di fino, questo, che coinvolge parecchi enti e che va avanti a rilento, considerando la quantità di tubi da trasferire e la loro posizione. Alla fine per concluderel’intervento servono circa cinque mesi. «Con il trasferimento della fibra effettuato dall’Autorità Portuale, avvenuto la settimana scorsa, l’operazione in questione è terminata». Dunque, in teoria, ora si può scavare. E dal Comune fanno sapere che la seconda fase dei lavori è già iniziata.

Cosa succede ora

Il cronoprogramma degli interventi prevede che, da qui a fine lavori, si proceda con uno pre scavo del fondale, con l’analisi per verificare l’eventuale presenza di ordigni bellici, con l’installazione dei pali e, poi, con lo scavo vero e proprio del fondo. Dopodiché si procederà con la costruzione dell’impalcato per il nuovo ponte.

«Prima una metà, poi l’altra – fanno sapere dal Comune – in modo tale da non bloccare il traffico ma regolandolo col senso unico alternato». Al tutto si aggiungono la sistemazione del manto stradale, il restauro delle spallette e l’apertura completa del fosso «con l’acqua che tornerà a scorrere».

E se l’obiettivo era iniziare a piantare i pali a maggio per poi aprire il fosso in tempo per Effetto Venezia, adesso l’asticella si è spostata in avanti con la chiusura del cantiere prevista per il prossimo autunno.

La cronistoria

La guida di Livorno Piombanti racconta che il fosso fu «colmato con lodevole deliberazione del Comune» nel 1898. Lo interrarono per motivi igienico sanitari e da lì ecco il viale Caprera. Anche quando furono riaperti i due tratti del fosso, quello lato mare e quello lato terra, tra il 2009 e il 2014, ci furono intoppi e ritardi: la bomba della seconda guerra mondiale ritrovata tra la cantina dei vogatori del Venezia e la casa di Andrea Sgarallino nel 2011, per esempio.

È tra il 2015 e il 2016 che il municipio candida il progetto del ponte al “bando periferie” previsto a livello ministeriale; nel 2018 viene approvato il progetto definitivo, nel 2021 vengono affidati i lavori e, l’anno dopo, ecco il via al cantiere. Il resto è cronaca relativamente recente.

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