Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

«Trentadue persone raggirate», due agenti immobiliari indagati per truffa: i nomi

di Stefano Taglione
Due finanzieri al lavoro (foto d'archivio)
Due finanzieri al lavoro (foto d'archivio)

Interdetto un professionista: non avrebbe restituito le caparre. La guardia di finanza gli ha sequestrato 46.000 euro e un appartamento

24 aprile 2024
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LIVORNO. Avrebbero raggirato 32 persone facendosi consegnare, secondo l’accusa, la caparra per poi (non) affittare gli stessi due appartamenti di cui avevano il mandato per la vendita – uno in via Marradi e l’altro in via Franchini a Livorno, quest’ultimo del padre di uno degli indagati – e, in una circostanza, non restituendo un anticipo di 15.000 euro per l’acquisto, già concordato, di una delle abitazioni. Due agenti immobiliari – il cinquantaseienne livornese Riccardo Manzi, titolare dell’Assitalia Group di via delle Grazie e piazza Attias, e il socio pisano Alessandro Acampora, di 55 – sono indagati per concorso in truffa aggravata per essersi fatti consegnare «22.600 e 27.700 euro a titolo di caparra o cauzione, procurandosi un ingiusto profitto», così si legge nel decreto del gip Mario Profeta che, per Manzi, dispone il divieto di esercizio dell’attività nel settore immobiliare per sei mesi e il sequestro della porzione di casa di via Franchini di proprietà del babbo e di 46.711,83 euro.

Le accuse

Ventiquattro, stando alle indagini del gruppo di Livorno della finanza, le vittime della presunta azione congiunta dei due professionisti, con 19 di queste che hanno poi sporto querela. «Avrebbero approfittato – si legge negli atti – del fatto che le persone offese fossero quasi esclusivamente extracomunitarie in cerca di una sistemazione abitativa a condizioni economiche vantaggiose, tali da ostacolare la privata difesa e tenuto conto che l’attività di intermediazione veniva svolta con forme professionali». Il solo Manzi, accusato anche di appropriazione indebita per aver trattenuto la cauzione di 15.000 euro pagata da una persona che voleva acquistare l’appartamento di suo padre in via Franchini, è inoltre indagato per altri sette presunti raggiri, analoghi ai precedenti in cui è chiamato in causa insieme al suo socio, «procurandosi un ingiusto profitto per 9.250 euro», con somme non restituite, a seconda delle varie situazioni, da 2.250 a mille euro. Ma anche in questi casi solo cinque di loro hanno fatto denuncia. La procura, per Acampora, non ha chiesto alcuna misura interdittiva: il 56enne pisano, che si professa innocente, risulta coinvolto solo per 19 dei presunti 32 raggiri (in totale figurano 31 truffe e un’appropriazione indebita ndr), limitatamente all’abitazione di via Marradi di cui l’agenzia avrebbe avuto, dalla proprietaria, il mandato esclusivo per la vendita.

Il presunto sistema

Le due abitazioni sarebbero state mostrate a una moltitudine di persone che, se interessate, venivano poi invitate a stipulare una proposta di locazione, con il versamento di una caparra. Che poi, stando alla ricostruzione delle fiamme gialle, non sarebbe mai stata restituita. Importi che variano a seconda delle vittime, orientativamente da 400 a 6.200 euro. Ma poi, trascorso un po’ di tempo, ogni tentativo di mettersi in contatto con gli agenti immobiliari, con Manzi in particolare, sarebbe risultato vano. «Una delle vittime – si legge nel decreto di sequestro, che fa un esempio di come avrebbe funzionato il presunto sistema illecito andato avanti dal 2022 all’anno scorso – aveva interloquito con Manzi, il quale le aveva mostrato l’appartamento di via Marradi, subito piaciuto. Aveva dunque sottoscritto una proposta di locazione e pagato in contanti 1.200 euro. L’accordo prevedeva la consegna delle chiavi dell’abitazione. Poi, però, aveva inutilmente contattato Manzi per incontrare i proprietari e per firmare il contratto, ma non è più riuscita a rintracciarlo». Altre persone avrebbero provato a bussare all’agenzia, in via delle Grazie, trovandola chiusa. Nel caso dell’appropriazione indebita, invece, il cinquantaseienne livornese non avrebbe restituito 15.000 euro di cauzione a una persona che si era impegnata ad acquistare l’appartamento di via Franchini per 250.000, ma aveva dovuto poi rinunciare «a causa dell’impossibilità di addivenire alla stipula della compravendita, anche in considerazione che Manzi aveva contestualmente promesso in vendita lo stesso immobile a un’altra persona, nonché affittato il medesimo a un numero consistente di persone».

La decisione del giudice

Il gip ha accolto il sequestro delle somme chiesto dal pubblico ministero, limitandolo però ai casi (24 truffe e un’appropriazione indebita) in cui è stata presentata la querela. «Lo schema della truffa – scrive il giudice Mario Profeta – è quello tradizionale: artifici e raggiri, induzione in errore, ingiusto profitto e danno altrui». Secondo il tribunale lo scopo della misura interdittiva di non svolgere la professione per sei mesi «è quello di stoppare le condotte criminose che continuano a essere svolte da Manzi, al quale la misura consentirà di riflettere sull’assenza di via d’uscita in un sistema in cui la fiducia è basilare per chi intenda conquistarsi una fetta di mercato». 

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