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Livorno, sgominata la banda della droga: tutto è partito dall’arresto di un operaio in via Ebat. Dieci condanne: i nomi

di Stefano Taglione
Livorno, sgominata la banda della droga: tutto è partito dall’arresto di un operaio in via Ebat. Dieci condanne: i nomi

Due livornesi e altrettanti cittadini albanesi accusati di associazione per delinquere. Il contestato spaccio di sostanze stupefacenti fra la nostra città, l’Elba ed Empoli: una “base” anche a Fucecchio

24 aprile 2024
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LIVORNO. Otto condanne, quattro delle quali per associazione per delinquere, e due patteggiamenti. Era una macchina ben collaudata, secondo la direzione distrettuale antimafia di Firenze, quella che sarebbe stata messa a regime da due giovani albanesi e altrettanti italiani, che si sarebbero associati fra loro per «il trasporto, la detenzione e le successive cessioni e rivendite a una fitta rete di clientela – a partire dal 2019 e fino a maggio dell’anno scorso, in particolare nelle province di Firenze e Livorno, nonché all’isola d’Elba – di cocaina, hashish e marijuana, quest’ultima anche adulterata al fine di accentuarne la potenzialità lesiva», scrive in una nota la questura. Un sistema che però si sarebbe inceppato cinque anni fa, dando il via all’inchiesta della Squadra mobile labronica, quando gli agenti hanno arrestato in via Ebat con 830 chili fra hashish e marijuana l’operaio albanese quarantenne Osmen Lika, poi condannato a quattro anni di reclusione. Li nascondeva in un garage e solo dopo i poliziotti scopriranno l’articolato giro di droga che ci sarebbe stato alle spalle, anche perché – stando alle analisi forensi – da quel quantitativo, limitatamente alla marijuana, potevano essere ricavate 3.264.694 dosi.

Il presunto sistema

«L’indagine ha consentito di individuare numerose persone coinvolte in traffici di stupefacenti, talune delle quali denunciate o arrestate in flagranza di reato con svariati quantitativi e tipologie di droga (complessivamente 300 chili di hashish, 570 di marijuana e un etto di cocaina), fatti per i quali sono già stati giudicati in separati procedimenti penali». A capo della banda ci sarebbe stato il ventisettenne albanese di Valona Valentino Gjinaj, condannato a nove anni di reclusione, «referente – secondo gli inquirenti – dell’approvvigionamento della droga, oltre che primo organizzatore della fase di detenzione del narcotico, occultato e confezionato in più basi logistiche, e della successiva fase di commercializzazione». Fase cui avrebbero partecipato, con diversi compiti, il coetaneo albanese Adriano Bakaj (condannato a sette anni e dieci mesi) e i due trentenni livornesi Alessio Mollisi (per lui otto anni di reclusione) e Matteo Eliseo (di Vicarello, nel comune di Collesalvetti, cinque anni e due mesi), «sodali che avrebbero contribuito all’operatività stabile dell’attività illecita». Fra le basi di stoccaggio anche due appartamenti fra Fucecchio ed Empoli, mentre in quest’ultima città è stato individuato, in via Tripoli, pure un garage che, secondo le forze dell’ordine, sarebbe stato utilizzato per l’approvvigionamento della droga, trasportata dalle basi logistiche fino al porto di Portoferraio per essere poi smerciata all’Elba. Gjinaj, Mollisi e Bakaj sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre Eliseo per cinque anni. Naturalmente, la sentenza, è solo di primo grado, quindi potranno fare tutti appello. Il rito abbreviato ha consentito complessivamente uno sconto di un terzo delle pene.

Tutti i nomi

Il giudice ha condannato, sempre in abbreviato, altre quattro persone. Mentre due hanno chiesto di patteggiare. L’accusa, per tutti, è detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. «I quattro associati – spiega la questura – si sarebbero avvalsi della collaborazione di altre sei persone». Due sono albanesi: il trentenne Emanuel Hazizaj (condannato a un anno e dieci mesi, sospesi, oltre al pagamento di 4.200 euro di multa) e il trentunenne Defrim Dervhishi, condannato a un anno e otto mesi e a pagare una multa di quattromila euro. Gli altri quattro italiani: Matteo Cillari (livornese, 32 anni, condannato a un anno e quattro mesi, oltre a pagare tremila euro di multa), il trentatreenne Leandro Bardi (livornese e condannato a un anno e al pagamento di mille euro di multa, con pena sospesa), la cecinese di 22 anni Alicia Yamilet Flores (ha patteggiato due anni e quattro mesi di reclusione, col pagamento di 6.000 euro di multa) e il trentaduenne pisano Tommaso Picchi, il quale ha patteggiato un anno, quattro mesi e 5.800 euro di multa. Per questi ultimi pena sospesa. «Sono stati riconosciuti colpevoli di delitti in materia di stupefacenti – spiega la questura – In particolare, agendo in concorso anche con compiti distinti, in particolare della custodia e del trasporto della droga, avrebbero detenuto ingenti quantitativi di droga fra cui cocaina, hashish e marijuana, approvvigionando nel corso del 2020 persone dimoranti nell’hinterland fiorentino, livornese e all’Elba». Contestualmente, il giudice per le indagini preliminari, ha assolto un ventisettenne livornese e un trentunenne albanese.

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