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Livorno Porto Pulito, l'associazione e gli obiettivi

di Iacopo Simoncini
Livorno Porto Pulito, l'associazione e gli obiettivi

«Livorno è il suo porto, ma vogliamo che le navi diano occupazione senza avvelenare la popolazione e i lavoratori». Parla il presidente dell’associazione Livorno Porto Pulito, che chiede indagini epidemiologiche e l’istituzione del Registro Tumori

23 aprile 2024
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LIVORNO. «L’inquinamento portuale è un tema di grande rilevanza, soprattutto in una città costiera con un porto attivo come quello di Livorno. Esso può avere impatti significativi sulla salute umana, sull’ambiente marino e sulla qualità della vita nelle aree portuali e limitrofe». A parlare è Luca Ribechini, presidente dell’Associazione Livorno Porto Pulito, che racconta come sia nata questa nuova realtà locale: «Un anno e mezzo fa, quando tornai a Livorno dopo anni trascorsi fuori città per lavoro – riprende - trovai una situazione critica. Ne ebbi subito contezza poiché mi trasferii proprio vicino al porto ed ebbi modo di associare gli odori molto forti e la fuliggine che avevo in casa a quello che vedevo».

Porto Pulito è un APS, cioè un’associazione di promozione sociale fondata con i parametri del Registro Unico del Terzo Settore e con un’identità chiara e precisa. «Oggi siamo circa 70 soci – racconta Ribechini - e ci proponiamo di far comprendere ai cittadini livornesi, sia coloro che abitano vicino al porto, e che quindi ne hanno evidenza attraverso polveri e gas, e sia le persone che non hanno un impatto diretto con lo scalo, che l’aria che respirano è spesso inquinata”.

In una città che “vive di porto”, con notevoli riflessi positivi sul piano occupazionale, un’associazione come Livorno Porto Pulito potrebbe suscitare qualche perplessità di carattere politico e sociale. Ma su questo punto Ribechini non è d’accordo: «Non siamo contro il porto. Livorno è il suo porto ed è follia definirci contro. Noi siamo per un porto pulito, dove l’occupazione possa essere garantita dalle sue attività ma che a sua volta garantisca ai cittadini e ai lavoratori portuali la salute fisica e mentale. Quello che ricerchiamo sono delle metodiche, dei sistemi tecnici o tecnologici per far sì che le navi, sia in transito e sia ormeggiate, non producano gas e polveri altamente nocivi».

In altre città portuali sono state create da tempo associazioni analoghe e il massimo esponente di Livorno Porto Pulito spiega le motivazioni di tale ritardo: «Si, forse siamo arrivati dopo altri ma con tutti i crismi per svolgere un grande lavoro: abbiamo uno Statuto, precisi organi decisionali, azioni e mobilitazioni deliberate in assemblea e programmate con precisione, mentre in altre città ci sono comitati senza un’organizzazione capillare come la nostra”. Il presidente si sofferma, inoltre, sulle attività precedente svolte nel capoluogo labronico dal comitato Coordinamento Porto Pulito. Nato anni fa, anche su iniziativa dell’attuale assessora all’ambiente, Giovanna Cepparello, di fatto negli anni si è ridotto ad una chat e a una pagina Facebook non più frequentata. «Inizialmente – aggiunge - aveva lanciato iniziative anche a livello nazionale, senza poi dar seguito, a nostro avviso, alle azioni adeguate per un reale cambiamento. Ecco perché abbiamo avuto la necessità di creare l’Associazione, sia per sensibilizzare i cittadini, sia dare concretezza alle azioni che chiediamo alle Autorità di mettere in pratica».

Tra gli obiettivi dell’associazione, la richiesta di un’indagine epidemiologica e l’istituzione del registro dei tumori, purtroppo ancora senza un vero e proprio riscontro. Ribechini ha le idee molto chiare al riguardo: «I dati ci sono, purtroppo – continua - e si debbono poter divulgare nel pieno rispetto della privacy. Inoltre è necessario attivare indagini più complesse, denominate studi di coorte, rivolte alla popolazione specificamente interessata dalle emissioni tossiche. Occorre quindi procedere con urgenza: Livorno è da tempo un’area sottoposta a bonifica, a causa della presenza della raffineria e del porto. Questo dà luogo ad un report periodico, chiamato “Studio Sentieri”, già giunto alla sesta edizione, da cui si rileva che la nostra città ha un’alta mortalità e morbilità in tema tumorale, e c’è una percentuale molto elevata di malformazioni neonatali, addirittura superiore a Taranto. Bisognerà capire quali siano le sorgenti emissive dal punto di vista dell’inquinamento dell’aria e della falda acquifera: infatti sussistono, nella periferia nord della città, ancora siti da bonificare completamente».

Per concludere, Ribechini evidenzia che dalla stima delle ricadute sanitarie a carico della popolazione livornese, effettuata da un docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è emerso che le emissioni del solo comparto croceristico nel 2018 avrebbero prodotto «4 milioni di costi sanitari tra decessi, assenze dal lavoro e terapie». Il presidente di Livorno Porto Pulito auspica quindi un’azione sinergica tra tutti i comitati delle aree portuali che aderiscono al coordinamento “Facciamo respirare il Mediterraneo”, di cui capofila è l’associazione “Cittadini per l’Aria”, tale da coinvolgere le altre realtà cittadine.

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