Il Tirreno

Livorno

L'omicidio e l'inchiesta

Morte Denny Magina, chiuse le indagini: novità su Niko Casoli, la decisione della Procura

di Stefano Taglione

	Una bella foto di Denny Magina con la mamma Erika Terreni
Una bella foto di Denny Magina con la mamma Erika Terreni

Per gli inquirenti l’amico della vittima, con lui nella notte della tragedia, è estraneo all’omicidio

03 aprile 2024
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LIVORNO. La procura ha chiuso le indagini per l’omicidio di Denny Magina, chiedendo l’archiviazione per l’unico livornese coinvolto nella tragedia della Guglia: il trentenne livornese Niko Casoli, che si trova nel carcere di Prato per un’altra vicenda giudiziaria e che quindi potrebbe definitivamente essere scagionato dall’accusa di omicidio preterintenzionale.

Restano due indagati
Reato per il quale restano indagati il trentaquattrenne tunisino Hamed Hamza e il connazionale trentunenne Amine Ben Nossra, entrambi con l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, il primo a Livorno e l’altro a Udine, dove nel frattempo si è trasferito. Sono le due persone che – insieme a Casoli e alla compagna di Hamza, detto “Il pugile” – si sarebbero trovati all’interno dell’alloggio popolare occupato abusivamente al momento del dramma che, poco più di un anno e mezzo fa, ha sconvolto Livorno. Proprio Hamza, fra l’altro, nella mattinata di Pasquetta è stato massacrato di botte con caschi e bastoni appena firmato nella caserma dei carabinieri di Livorno centro, fermato da un gruppo composto da una decina di persone in scooter all’incrocio fra via Marradi e via Nardini, mentre era in monopattino e stava tornando a casa. L’ipotesi è una vendetta, dopo giorni di minacce sui social network a seguito della scarcerazione, per quanto avvenuto nella notte fra il 21 e il 22 agosto nel 2022 in via Giordano Bruno, la strada dove Denny è precipitato dopo essere stato colpito con un pugno al volto dal trentaquattrenne – questa l’accusa del pubblico ministero Giuseppe Rizzo – nella camera da letto dell’alloggio popolare al quarto piano del condominio di Casalp. Il giovane, ex venditore ambulante, è morto poi poche ore dopo in ospedale, dov’era giunto in condizioni disperate su un’ambulanza della Svs.

I possibili scenari
Ora, con la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini, il procedimento penale entra nel vivo: le avvocate di Hamza e Ben Nossra – Barbara Luceri e Alessandra Natale – avranno 20 giorni di tempo per depositare eventuali memorie e chiedere l’interrogatorio del proprio assistito, dopodiché il sostituto procuratore per loro chiederà con ogni probabilità il rinvio a giudizio, con la fissazione dell’udienza preliminare. L’avvocato di parte civile, Andrea Ghezzani, su disposizione della famiglia della vittima (della madre Erika Terreni in particolare) può naturalmente provare a opporsi alla richiesta di archiviazione, ma poi a decidere sarà il giudice. Già nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, quella poi annullata dal gip Mario Profeta che per Hamza aveva disposto la carcerazione preventiva, le responsabilità di Casoli venivano di fatto escluse, attribuendo la caduta fatale dal condominio al pugno sferrato a Denny dal pugile trentaquattrenne, che colpendolo gli avrebbe provocato una ferita, l’unica non compatibile con la caduta in strada, fra il mento e la bocca. Proprio su quella lesione sono state trovate tracce metalliche che il pm Giuseppe Rizzo, dopo le consulenze con gli esperti, attribuisce al contratto fra il volto del ventinovenne e l’anello indossato da Hamza, un mobile a forma di teschio realizzato in platino. Da qui l’accusa di omicidio preterintenzionale, dato che il pugile, aggredendolo, avrebbe sì provocato la morte di Magina, ma senza volerlo.

Il processo per spaccio
Nel frattempo procede spedito l’altro filone del processo, quello per il presunto spaccio di droga (di cocaina in particolare) avvenuto nello stesso alloggio occupato, in via Giordano Bruno, dove Hamza e Ben Nossra sono imputati e a fine estate, durante la prossima udienza, saranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa. Proprio nel corso dell’apertura del dibattimento, la scorsa settimana, il giudice Gianfranco Petralia per Hamza ha revocato la misura cautelare del carcere, disponendo per lui l’obbligo di firma giornaliero dai carabinieri, la dimora a Livorno e il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 7 di ogni notte. È l’unica prescrizione che rimane al trentaquattrenne, visto che quella per il reato più grave – l’omicidio preterintenzionale – è stata dichiarata inefficace dal gip per decorrenza dei termini, con la procura che ha comunque fatto ricorso al riesame per chiederne nuovamente l’applicazione.

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