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Morto nel cantiere Esselunga, in mille per l'addio a Luigi Coclite: «Non sono incidenti ma omicidi»

di Federico Lazzotti
Morto nel cantiere Esselunga, in mille per l'addio a Luigi Coclite: «Non sono incidenti ma omicidi»

Tutto il paese di Vicarello al funerale dell’operaio. Il parroco, don Roberto Canale: «L'amore è più forte, ecco perché non ci devono essere rabbia e sgomento»

24 febbraio 2024
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Vicarello  La chiesa di San Jacopo a Vicarello, piccola frazione di Collesalvetti, in provincia di Livorno, è troppo piccola per contenere i dolore di un paese intero, mille persone che si sono raggruppate dentro e fuori dalla piccola parrocchia per salutare Luigi Coclite, 59 anni, uno dei cinque operai morti il 16 febbraio scorso nel cantiere Esselunga di Firenze.

Spiega durante l’omelia il parroco, don Roberto Canale, lo stesso che  25 anni fa aveva spostato Luigi e Simona. «L'amore è più forte della morte. Dunque le mie parole sono tutte rivolte all'amore e non voglio  trascinarlo nella rabbia e nello sgomento. Ecco perché non dirò  una parola sulla tragedia». Poi però aggiunge: «Se è vero, come dicono i numeri, che ogni anno mille persone muoiono sul lavoro, allora  questa è una strage per la quale dovrebbero interrogarsi tutti quelli che si prendono cura del lavoro. Perché non possono essere mille incidenti, ecco perché qualcuno dovrebbe prendersi la responsabilità di chiamarli omicidi sul lavoro». In prima fila ci sono i figli e la moglie dell’operaio, ma anche i colleghi. «Oggi siamo qui per te Luigi  – è il messaggio che uno dei colleghi ha il coraggio di leggere dal pulpito – tu eri una di quelle persone in grado di mettere le persone di buon umore. Non tutti sanno che lo ti chiamavamo Leone. Perché ogni volta dicevi: “Ci penso io”. Ecco perché al mondo servono più persone come Luigi. Ciao leone». Poi un lungo applauso e le lacrime.   

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