La livornese Isabella Cecchi: «La nostra “Felicità” nata d’istinto al bar»
Nelle sale il film scritto da lei e Alessandra Guidi: «Ci siamo conosciute alla scuola dei nostri figli e ci divertivamo a buttar giù soggetti»
LIVORNO. Micaela Ramazzotti col film “Felicità” vince alla Mostra del Cinema di Venezia il prestigioso premio del pubblico della sezione “Orizzonti Extra”, di cui è regista, interprete e co-sceneggiatrice. La storia è un tuffo nella vita di una famiglia disfunzionale dove la Ramazzotti interpreta Desirè, donna che lotta, con infinito amore, per la felicità del fratello Claudio, che soffre di disturbi psichici.
I genitori (Max Tortora e Anna Galiena) e il marito (Sergio Rubini) non l’assecondano né l’aiutano e lei si ritrova sola contro il mondo, la burocrazia e la sanità pubblica. Una commedia “all’italiana” amara come si facevano un tempo, scritta con due sceneggiatrici livornesi esordienti, Isabella Cecchi, attrice, volto cinematografico e teatrale, interprete di una ventina di titoli tra film e serie tv e Alessandra Guidi, professoressa universitaria, scienziata e scrittrice per passione.
In concomitanza con l’uscita nelle sale (il film è in programmazione da ieri in tutta la Penisola) le abbiamo intervistate: Isabella Cecchi a Livorno dove vive, Alessandra Guidi via internet dalla Cina, dove lavora per il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale come addetta scientifica dell’ambasciata italiana a Pechino.
Isabella Cecchi, come è nata questa collaborazione?
«Con Micaela ci conoscevamo già da tempo (nella “Prima cosa bella” Isabella interpreta la sorella “conservatrice” di Micaela Ramazzotti, ndr), ogni estate ci ritrovavamo e puntualmente ci si chiedeva “perché non scriviamo qualcosa insieme?”. Finché nel febbraio di due anni fa, in pieno Covid, Micaela mi ha raccontato un’idea, aveva voglia di calarsi in questa vicenda di emancipazione di due fratelli adulti, da una coppia di genitori a dir poco strani. Io le ho presentato Alessandra Guidi, che conoscevo perché avevamo i figli a scuola insieme e con lei, la mattina, ci trovavamo spesso a fare colazione e, un po’ per scherzo e un po’ no, a buttare giù idee di soggetti».
Come si è svolto il lavoro?
«Come ci è venuto di fare, d’istinto: siamo partiti dalla sceneggiatura quando invece, di solito, si parte dal soggetto o dal trattamento. Ognuna di noi ha buttato dentro il film una parte di sé, un po’ di fantasia e tanta verità, di vite vissute realmente, e la voglia di raccontare il disagio di questo ragazzo, del suo calvario in psichiatria. Questa cosa mi piace e mi emoziona perché chi ha quel tipo di problema si può sentire meno solo vedendo il film. C’è sempre un tabù forte nella società rispetto alle fragilità della mente».
Sergio Rubini, Max Tortora, Anna Galiena e tutti gli altri: il cast come è stato scelto?
«Ci ha pensato Micaela. Però un’altra particolarità della nostra scrittura è stata che avevamo già in mente degli attori, quindi ci veniva più semplice pensare le battute per loro. Poi gli attori a cui avevamo pensato hanno letto la sceneggiatura e hanno accettato di fare il film. Io ho seguito un po’ le riprese, ho fatto una piccola parte come attrice, diverse volte sono stata presente sul set. Abbiamo condiviso a nostro modo il percorso con Micaela, che di esperienza di cinema ne ha moltissima (ha interpretato 50 film, ndr) e si è dimostrata una regista straordinaria. E quando è arrivata la notizia che “Felicità” era stato selezionato per Orizzonti Extra siamo state contentissime».
E poi è arrivata la vittoria...
«Siamo esplose di gioia quando il film ha vinto il premio: un sogno. Tre amiche, tanto diverse, coalizzate per uno scopo importante, ce l’hanno fatta».
Alessandra Guidi, come è stata questa esperienza per lei che è una scienziata?
«Come scienziata, fantastica: ho abbandonato il piano della razionalità per entrare nel magico mondo del cinema. Seriamente, gli scienziati italiani sono i più ricercati nel mondo perché oltre alla preparazione e all’impegno mettono sempre molta creatività nella propria ricerca. In questo caso, poi, la fantasia e la creatività non avevano limiti. Non c’era nessun rigore scientifico che ci poteva mettere blocchi nello scrivere la sceneggiatura con Micaela. Eravamo solo delle amiche/mamme/donne che si sono messe alla prova».
È vero che per assistere alla proiezione ha dovuto fare Pechino-Venezia-Pechino in poche ore?
«In pochi giorni, sì. Avevo degli impegni istituzionali in Cina a ridosso del Festival, per fortuna non il giorno della proiezione. Così sono dovuta ripartire per Pechino subito dopo il party di “Felicità” a Venezia, ma anche questo ha acuito il senso di magia del tutto: correre all’aeroporto in motoscafo dopo la “prima” e dopo la festa per il film, di notte, con la Luna e le stelle, senza dormire, è stato un film nel film».
Lei scrive romanzi (“Killerfood” è uno di questi, Edizioni Erasmo). Ci sono altri progetti nell’immediato?
«Io scrivo per lavoro e per diletto. C’è chi va in palestra, ma io sono pigra e, per rilassarmi, scrivo. Nel futuro qualcosa ci sarà di sicuro, spero tutte insieme di nuovo perché siamo state un’ottima squadra e squadra vincente non si cambia!».
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