Il Tirreno

Livorno

«La nostra musica dietro le sbarre». Karima con il coro dentro alle Sughere

di Simone Fulciniti

	La cantante Karima davanti alla sede del carcere
La cantante Karima davanti alla sede del carcere

La cantante incontra e canta coi detenuti

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Ecco un’altra grande amica musicista che è voluta venire con me ad incontrare il mio coro Unanime all’interno della sezione Alta Sicurezza del carcere di Livorno: la grandissima cantante Karima. La ringrazio per la sua sensibilità, per come è entrata subito in un dialogo naturale con i coristi; e quando ha iniziato a cantare, senza microfono, semplicemente accompagnata da me al pianoforte, ha letteralmente scoperchiato il soffitto, facendo entrare il sole. Certe cose restano».

Il racconto

Parole bellissime, raccolte in un post social dal maestro Cristiano Grasso. Parole che illustrano bene un fatto straordinario successo negli ultimi giorni: l’incontro della cantante livornese nella’ambito delle lezioni del coro all’interno della casa circondariale delle "Sughere". Un momento che, da parte di chi lo ha vissuto, verra ricordato a lungo. «Cristiano - spiega Karima - mi ha coinvolta a fare questa cosa, anche sé non sapevo bene di che si trattasse, che dovessi fare di preciso. Ho comunque accettato, perché il poter aiutare, dare un contributo in un modo o nell’altro, era un’idea che mi piaceva, a prescindere dal non aver capito il mio ruolo in questa avventura».

I mille dubbi della vigilia

«Sono arrivata e, ovviamente, Cristiano aveva già cominciato il suo lavoro da alcuni mesi. Tante le paure che ho avuto prima di cominciare l’incontro, specialmente la sera precedente. Forse la parola giusta è pensieri: la domanda che mi correva in testa era: "ma come mi vedranno quelle persone? Magari non mi conoscono?" Invece alla resa dei conti, mi conoscevano tutti o quasi. Un altro dubbio che avevo era anche sul colore della mia pelle: "Ci saranno dei razzisti dentro, e se mi vedono scura? Cosa penseranno?". Infine, inutile negarlo, ho temuto per la mia sicurezza, immaginando cose assurde, che non succedono, ma che la mente si crea. Sai che entri in un reparto di reati importanti, con pene lunghe e persone che hanno commesso gravissimi errori. Pensi "potrebbe succedermi qualcosa?" Ma poi ti fai coraggio, e ti butti. Passando tanti controlli documenti, superando sbarra dopo sbarra. Entri nella stanza del coro e trovi delle persone "normali", a patto che si possa formulare il concetto di normalità».

Un passaggio che lascia il segno

«Ho trovato tanta umanità; anche maggiore rispetto a quella delle persone fuori. C’è gente in carcere da decenni, nessuno di Livorno: con tanto tempo per pensare a se stessi, a quello che hanno fatto, a come la loro vita potrebbe non ripartire mai più, senza un profondo cambiamento dentro. Loro hanno la famiglia fuori, i figli fuori.Una cosa pazzesca pesandoci bene. Ma oltre all’aspetto detentivo, ciò che a Livorno funziona, è la parte trattamentale riabilitativa della persona, per tutto il recupero residuale possibile. C’è un team molto preparato: infatti fanno tante attività, dalla scuola, al teatro, la pittura, sport, ma il coro è qualcosa di indescrivibile successo».

Il timore svanisce

«Ho trovato persone con un grande sorriso, un grande entusiasmo, gioia di cantare, accoglienti. Quando ho cantato mi hanno fatto una standing ovation, chiedendomi a gran voce di tornare. E vorrebbero ascoltare anche il mio disco, dato che hanno un lettore cd e se lo passerebbero uno ad uno. Una persona mi ha chiesto di tradurre il testo di una canzone in in italiano. Si aggrappano a queste piccole cose che per noi non sono niente. Un tempo dilatato dove hanno tempo di ascoltare un disco, cosa che noi non abbiamo più».

Una lezione di vita. «La società - conclude - ci insegna che la ricchezza è avere: soldi, cose, case, oggetti di marca, macchine lussuose. Invece l’economia del dono sta proprio nella ricchezza del donarsi. Se riesci a mettere da parte le cose materiali, e trovare la ricchezza nel dare, quando si aiuta qualcuno, si torna molto più ricchi di prima. Sento di aver portato uno spiraglio di freschezza nelle loro lunghe, interminabili giornate. Di novità, curiosità, suoni, talento bellezza. Credo nel perdono e nella seconda possibilità che, purtroppo, non tutti loro avranno, se non attraverso un percorso personale. Anche grazie alla musica». 

Primo piano
Criminalità

Prato, armato di coltello entra in un negozio di abbigliamento: «Dammi i soldi». Rapina o estorsione? I dubbi – Video

di Paolo Nencioni
Speciale Scuola 2030