Il Tirreno

L’indagine

San Vincenzo, arrestato il secondo rapinatore della banca – Nel blitz dipendenti e clienti in ostaggio, poi la fuga con oltre 300mila euro

di Stefano Taglione

	I poliziotti all’interno della filiale per i rilievi
I poliziotti all’interno della filiale per i rilievi

Si tratta di un 24enne senese che avrebbe conosciuto il complice, Salvatore Beltrame (anche lui arrestato) in una comunità di Grosseto. Indagata anche una terza persona, accusata di favoreggiamento. L’operazione dei carabinieri

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SAN VINCENZO. Svolta nell’inchiesta sulla rapina alla filiale di Castagneto Banca a San Vincenzo, in corso Italia: i carabinieri, nella notte fra venerdì 9 e sabato 10 gennaio, hanno arrestato il secondo presunto bandito: si tratta del ventiquattrenne Alessandro Rabazzi, residente nel comune senese di Monteroni d’Arbia e – stando all’accusa – lo scorso 29 dicembre, all’interno dell’istituto di credito, avrebbe «immobilizzato il personale e i clienti con delle fascette da elettricista, facendosi poi consegnare i cellulari da tutti loro».

Il giovane, è la ricostruzione dei militari dell’Arma, la sera precedente si era allontanato da una comunità terapeutica di Grosseto, dove si trovava da prima di Natale, mentre ora – difeso dall’avvocata Elena Parietti – è ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Nelle scorse settimane, a Novara, i militari dell’Arma avevano già fermato come persona gravemente indiziata di delitto il primo rapinatore: Salvatore Beltrame, 43 anni e ora in cella. Indagata anche una terza persona - accusata di favoreggiamento ed estranea quindi alla rapina - Vincenzo Antonio Beltrame, 52 anni, domiciliato a Cecina e originario del comune siciliano di Poggioreale, in provincia di Trapani.

La ricostruzione

Salvatore Beltrame (a volto scoperto) e Rabazzi (con uno scaldacollo a coprire parte della faccia) sarebbero quindi gli autori materiali del colpo da centinaia di migliaia di euro. I due - incontratisi nella stessa comunità maremmana, dato che Beltrame era lì dal 9 dicembre e l’amico dal 22 - si sarebbero quindi rapidamente organizzati mettendo a punto il piano a ridosso di San Silvestro e portando via 333.000 euro in contanti custoditi nel caveau, 35 dollari canadesi, 1.180 franchi svizzeri e 290 dollari statunitensi. Il primo, in particolare, dopo aver chiesto di parlare con il direttore (che però non era presente) avrebbe minacciato il cassiere della filiale con un taglierino per farsi consegnare i soldi, poi riposti all’interno di una borsa blu con il logo della banca («Se fate quello che vi diciamo non vi succede niente», le sue parole); mentre il ventiquattrenne senese avrebbe immobilizzato dipendenti e clienti, sequestrando loro i telefonini dopo aver radunato le persone nell’ufficio di segreteria. La terza persona coinvolta – Vincenzo Antonio Beltrame – avrebbe invece «fornito supporto logistico alla consumazione della rapina – è la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Niccolò Volpe – prelevando Rabazzi alla stazione ferroviaria di Grosseto il giorno prima della rapina e fornendogli ospitalità la notte precedente». Secondo la giudice per le indagini preliminari Sara Merlini, tuttavia, «non è ritenuto provato che fosse a conoscenza delle intenzioni di mettere a segno la rapina». Per lui, quindi, non sussiste l’ipotesi di reato di rapina.

Le indagini

Per i rilievi specialistici, in banca, erano intervenuti i poliziotti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore aggiunto Riccardo Signorelli, con l’ausilio della scientifica livornese. Gli arresti, tuttavia, in un’ottica di grande collaborazione fra forze dell’ordine, sono stati messi a segno dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cecina, diretti dal capitano Domenico Grieco, con la collaborazione dei colleghi del comando provinciale. Fondamentali le immagini delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza interno, dalle quali si è visto tutto. Lo stesso pomeriggio della rapina, proprio i militari dell’Arma, a Marina di Cecina avevano fermato una Bmw Serie 1 con a bordo, come passeggero, Vincenzo Antonio Beltrame (era insieme alla compagna e al figlio, che guidava) trovando nel suo portafogli 13.865 euro in contanti, somma di cui il cinquantaduenne non ha saputo giustificare il possesso. Poi, nella sua abitazione, i militari avevano trovato pure i documenti d’identità di Rabazzi. L’istituto di credito, in una nota, aveva ringraziato i carabinieri plaudendo al «recupero pressoché totale della refurtiva».

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