Il Tirreno

Livorno

La sentenza

«Lo ha costretto a rapinare la tabaccheria di Livorno»: livornese condannato a sette anni

di Stefano Taglione
Mario Toncelli, il titolare del tabacchi
Mario Toncelli, il titolare del tabacchi

Pena pesante per un trentenne: l'esecutore materiale del colpo, da tempo scagionato, era stato messo in fuga dal proprietario del negozio che lo aveva preso a testate e bastonate

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LIVORNO. Insieme a un diciannovenne avrebbe drogato un quarantatreenne inducendolo ad assaltare una tabaccheria della città. Una rapina, quella del 12 agosto del 2022 in via del Lavoro, che però fallì miseramente: il bandito, infatti, dopo essersi presentato armato di coltello davanti al titolare Mario Toncelli venne preso a bastonate, pugni e testate dallo stesso commerciante dietro al bancone che, incurante del pericolo, riuscì addirittura a metterlo in fuga. Per questo, giovedì scorso, il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno ha condannato in rito abbreviato il trentenne livornese Niko Casoli a sette anni di reclusione per tentata rapina ed estorsione aggravata: il giovane, dall’anno scorso, proprio per questa vicenda si trova nel carcere di Prato in regime di custodia cautelare.

L’altra condanna

Si chiude così il primo grado del processo per il colpo al tabaccaio. Nei mesi scorsi il tribunale aveva condannato il diciannovenne tunisino Elyes Ayari, difeso dall’avvocata Alessandra Natale, a due anni e otto mesi per tentata rapina aggravata e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (al quarantatreenne esecutore materiale del tentato colpo, nei mesi scorsi scagionato da tutte le accuse, secondo l’accusa avrebbe venduto la droga ndr). Ayari, inizialmente accusato di aver costretto l’uomo a compiere la rapina nel quartiere di San Marco, era stato assolto dai reati di estorsione aggravata – secondo i giudici non ha quindi obbligato il quarantatreenne ad assaltare la tabaccheria – e furto in abitazione, dato che la vittima aveva denunciato alla polizia di Stato, che aveva indagato con la Squadra mobile, la sparizione dal suo appartamento di alcuni preziosi come catenine d’oro e gioielli, a suo dire un pegno per dei debiti di droga vantati da Elyes Ayari e da Niko Casoli. La differenza fra le due pene è dovuta principalmente alle reiterate specifiche di Casoli e al fatto che il diciannovenne, in virtù della testimonianza del quarantatreenne, è stato assolto dall’estorsione contestata.

Appello della difesa

«Mi hanno costretto a fare la rapina per i debiti di droga, prendendomi la macchina a garanzia dei soldi – furono le parole del quarantatreenne siciliano, l’esecutore materiale della rapina, prima indagato e poi archiviato – Poi ho riportato il denaro e mi hanno rilasciato l’auto. Ero in stato confusionale». «Mi riservo di fare appello una volta lette le motivazioni della sentenza attese entro 60 giorni – spiega l’avvocato di Casoli, Mario Galdieri – e ho qualche dubbio sull’attendibilità delle dichiarazioni dell’uomo indagato e poi archiviato».

Il racconto della vittima

Toncelli, al Tirreno e anche in tribunale quando è stato chiamato in veste di parte offesa, aveva raccontato il rapinatore era «venuto dall’altra parte del bancone, sempre con il coltello in mano. Abbiamo iniziato a lottare. L’ho colpito qualche volta e ho cominciato a chiedere aiuto. Nel frattempo è arrivata gente e lui è scappato»

Il percorso in carcere

Casoli, in carcere, ha iniziato un percorso virtuoso che lo ha portato alla completa disintossicazione dalla droga e al quarto anno delle superiori. Dal penitenziario sta frequentando l’alberghiero a indirizzo tecnico-agrario Datini e ha una media dell’otto e mezzo, con punte di 9 a matematica ed enologia e cucina. Un giovane che non sta scontando la pena definitiva, visto che non è passata in giudicato ed è lì solo in regime di carcerazione preventiva, che sta tenendo una condotta magistrale.

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