L’ex manager livornese diventato sciamano alle Canarie: «Ci sono tanti ciarlatani in questo campo, quel che conta è l’intento»
Valerio Barsacch i ha fatto volley nel Tomei lavorato in una catena inglese di accessori femminili a Milano. «Mio marito è tra gli sciamani i più famosi d’Europa, ci chiamano per questioni spirituali»
LIVORNO. Dalla Livorno del volley, alla Milano di una grande catena inglese di accessori al femminile nel ruolo di Area manager. Poi durante la pandemia il lavoro che salta e la scelta di mollarsi tutto alle spalle (Italia compresa) e di cominciare una nuova avventura, alle isole Canarie, “al caldo”, come sciamano. Valerio Barsacchi, 49 anni, oggi esplora il mondo dello spirito, e lo fa proprio come al lavoro, accanto a suo marito Giosuè Stravos.
Il suo spirito guida è il lupo. «Più corretto sarebbe chiamarlo Animale guida o Animale totem o Animale di potere», precisa lui che ha abitato per una vita nella zona di via Redi con i suoi genitori che poi si sono trasferiti in zona Stazione. E che proprio nella sua città natale ha deciso, il 21 aprile 2018, di coronare il suo sogno d’amore e sposarsi.
Fa tutto a fianco del suo compagno di vita. «Diciamo che è il mio compagno che lo fa veramente come lavoro, io lo supporto e lo aiuto. È lo sciamano più conosciuto sicuramente in Italia e tra i più noti d’Europa anche per i vari libri che ha scritto. Possiamo dire che sono il suo braccio destro e sinistro contemporaneamente».
E a chi diffida, a chi pensa a loro come ciarlatani, è ancora lui a spiegare: «È una figura poco conosciuta nella cultura europea, ma la figura dello sciamano è invece comunemente accettata in tutta l’America del nord, l’America del sud, in Oceania, in Asia. Ovviamente in Europa la religione cattolica ha cercato in tutte le maniere di reprimere questa pratica. Per rispondere a come facciamo a capire se uno è un ciarlatano o uno sciamano serio, dobbiamo innanzitutto precisare che ovviamente ci sono ciarlatani in questo campo, ovvio, ma di ciarlatani ce ne sono in qualsiasi altra professione presente nella società. Un vero sciamano si riconosce perché vuole la tua libertà, ti vuole rendere libero, non si erge a detentore di una verità assoluta. Per capire la serietà di uno sciamano si deve ascoltare il cuore e non la mente razionale. Lo so, in questa società ci insegnano sempre a valutare tutto con la mente razionale, ma questo è il contrario di quello che fa uno sciamano. Lo sciamano vede e sente con il cuore. Se ascoltate il cuore, capirete subito se una persona vuole approfittarsi di voi, sia che questa persona sia uno sciamano o una persona che svolge un lavoro tradizionale».
E per il 49enne livornese lo sciamanesimo è uno stile di vita. «Essere sciamani significa percepire se stessi come parte del creato e l’universo come estensione del sé. Grazie a questa consapevolezza si riesce ad espandere la mente riuscendo così a vivere in armonia con il mondo e riuscire a ricevere l’aiuto costante dei propri spiriti alleati. Essere sciamani è un percorso senza fine che dura una vita intera. Mi sono avvicinato a questa pratica grazie al mio compagno di vita, che a sua volta ha intrapreso la via sciamanica dopo un grosso lutto, alla ricerca di risposte che non era riuscito a trovare. Diciamo che lui ha risvegliato lo sciamano che è in me».
Col passare del tempo anche Barsacchi ha imparato ad entrare in trance sciamanica. I suoi strumenti? Agua de Florida, acqua di purificazione e protezione, incensi sacri, pietre e cristalli.
«Si utilizza solo il ritmo del tamburo e dei sonagli per accedere ad uno stato di espansione della coscienza, condizione necessaria per esplorare quello che gli sciamani chiamano "l’altro mondo” o “mondo dello spirito”», puntualizza.
È lui a raccontare in che cosa consiste esattamente la figura dello sciamano. Figura ancestrale che si circonda di tutto un alone di mistero, spiritualità. Talvolta alimenta dubbi, perplessità e scetticismo. Una figura che è diventata la nuova veste del livornese che manca stabilmente da Livorno dal 2003.
Ma la sua città se la porta nel cuore, così quegli anni passati a giocare sotto rete come alzatore, in varie squadre di quegli anni a Livorno, tra cui Tomei, Uisp, Per Francesco Baldi e Volley Team.
«Ogni volta che torno a casa faccio sempre un giro in città per vedere cosa è cambiato rispetto a quando ci vivevo e rispetto alla mia ultima visita. Immancabilmente non può mai mancare una bella passeggiata sulla terrazza Mascagni. Livorno è nel mio cuore infatti l’unione civile con il mio compagno l’ho voluta celebrare proprio a Livorno».
E quando si veste “da sciamano” utilizza un sacco di strumenti nelle sue pratiche tra cui tamburo, incensi, bastone sciamanico, pietre, cristalli, acque sciamaniche. «Ma lo strumento più importante che non può mai mancare, non è uno strumento fisico, ma è l’intento. Senza quello niente diventa magico, tutto rimane un oggetto senza nessun valore magico».
Lui e suo marito Stravos vengono chiamati. Si chiede loro aiuto per “questioni di spiritualità”. Più volte è capitato di preparare i cosiddetti alberi di preghiera. «L’albero preghiera è un albero a cui si donano i propri desideri, in modo che lo spirito dell’albero possa portarli in essere», va nei dettagli dalla sua casa di Maspaloma, Gran Canaria.
Fondamentale l’uso della “mesa”, un telo cerimoniale che serve come catalizzatore delle energie dello sciamano.
«È il tavolo di lavoro di mio marito dove posiziona tutti i suoi oggetti di potere. La cassetta degli attrezzi dello sciamano. Ogni oggetto è posizionato in una posizione particolare, non casuale, in base alla sensibilità di ogni sciamano».
Chi si avvicina allo sciamano livornese e a suo marito? «Solitamente si avvicinano allo Sciamanesimo persone che sono già su un percorso spirituale a prescindere dal credo religioso, poiché, lo Sciamanesimo da noi praticato e insegnato è uno Sciamanesimo privo di connotazioni religiose. Diciamo che questo tipo di Sciamanesimo è una vera e propria pratica spirituale. La guarigione spirituale più richiesta è quella che in gergo tecnico viene chiamata recupero dei frammenti di anima. Noi preferiamo però insegnare alle persone direttamente le tecniche sciamaniche, in modo che possano utilizzarle in autonomia su se stesse. Nella nostra visione é importante che ogni individuo acquisisca la conoscenza necessaria per effettuare un auto trattamento senza dover dipendere da nessuno. Acquisire la conoscenza delle tecniche sciamaniche di guarigione spirituale spinge l'individuo a lavorare su se stesso mettendosi in discussione, processo fondamentale ai fini di una guarigione spirituale completa e profonda».
Niente sostanze psicotrope né robe strane nello sciamanesimo insegnato dalla coppia Barsacchi-Stravos.
«La particolarità dello Sciamanesimo transculturale che noi insegniamo é che non fa uso di piante di medicina (ovvero sostanze psicotrope), ma si utilizza solo il ritmo del tamburo e dei sonagli per accedere ad uno stato di espansione della coscienza, condizione necessaria per esplorare quello che gli sciamani chiamano "l’altro mondo” o “mondo dello spirito».
E la “prima” dell’ex alzatore del Tomei in questo mondo ancestrale è stata una cosiddetta “limpia”: «Il primo rituale che ho effettuato per una persona è stata una limpia, una purificazione energetica del corpo umano per eliminare energie dissonanti. Questa purificazione si effettua tramite delle fumigazioni con incensi sacri come la salvia bianca o il palo santo, due incensi molto conosciuti da chi pratica Sciamanesimo in tutto il mondo».
Chiude e saluta la sua Livorno con una “dritta” da sciamano: «Che cosa può fare uno sciamano per migliorare la sua vita in questo periodo? Ascoltare il proprio cuore, trovare la propria missione nel mondo, fare quello per cui il proprio cuore batte forte. Quello che questa situazione ci sta insegnando è proprio che non c’è niente di certo e per questo dobbiamo prendere la vita con più leggerezza. Uno sciamano ha fede negli eventi, anche in quelli che razionalmente possono sembrare terrificanti, poiché ogni evento é uno spirito che viene a noi per insegnarci qualcosa. Capisco che non sia facile all’inizio ma la sfida sta anche in questo».
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