Scagionato l’ortopedico Alamanno Montano: «Il paziente è morto per un malore»
Livorno, il traumatologo era indagato per omicidio colposo. Archiviata la sua posizione: l’uomo era deceduto dopo un’infiltrazione di cortisone
LIVORNO. «La sua morte non appare collegata a comportamenti umani». Per questo l’ortopedico livornese Alamanno Montano è stato scagionato dall’accusa di omicidio colposo per il decesso di Rinaldo Cuppari, il settantatreenne che il 23 maggio dell’anno scorso ha perso la vita per un malore improvviso dopo un’infiltrazione di cortisone per una terapia cervicale del traumatologo in un ambulatorio medico di via Lampredi, a Porta a Terra, davanti agli occhi della compagna e del medico.
«Come emerge dalla relazione del consulente tecnico – scrive nella richiesta di archiviazione, accolta dal giudice per le indagini preliminari, il sostituto procuratore Massimo Mannucci – la quale giunge a conclusioni scientificamente ben argomentate e pertanto ampiamente condivisibili, il decesso di Cuppari trova plausibile inquadramento nel contesto di una morte cardiaca improvvisa verificatasi in un uomo affetto da una forma severa di cardiopatia ischemica cronica e pertanto non appare eziologicamente collegabile a comportamenti umani e quindi tanto meno a profili di colpa generica o specifica con riferimento all’arte medica». Sempre secondo il pubblico ministero «non sono stati acquisiti, né appaiono verosimilmente acquisibili con ulteriori accertamenti, elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio per omicidio colposo nei confronti del medico».
Il traumatologo conosceva molto bene il suo paziente, cardiopatico e con vari bypass, avendolo anche operato sei mesi prima all’anca. Una tragedia, quindi, che ha colpito Montano – originario del comune senese di San Gimignano ed ex primario di ortopedia all’ospedale Versilia – non solo dal punto di vista professionale, ma anche emotivo. «Abbiamo accolto con soddisfazione e sollievo la notizia dell’avvenuta archiviazione della posizione del dottor Montano – spiega il suo avvocato, Alessandro Mezzanotte – Lo stesso, infatti, era certo del suo operato e che non ci fosse nessuna correlazione fra il suo intervento e il decesso. Non solo, il dottore ha provato in ogni modo a soccorrere il paziente, che – ora è accertato anche processualmente grazie alla consulenza disposta dal pm – è drammaticamente deceduto per cause naturali. Resta l’enorme dispiacere per il tragico evento».
«Il decreto di archiviazione è un dato di fatto e deve essere rispettato – spiega l’avvocata Angie De Santi Simonini, che assiste i familiari del pensionato – e dalla lettura della perizia redatta dal professor Di Paolo emerge come non vi siano correlazioni fra la morte e l’infiltrazione eseguita dal medico. Tuttavia, gli esiti della perizia, lasciano spazio a dubbi in ordine alla causa del decesso in quanto non è stata accertata. Il consulente tecnico d’ufficio nelle conclusioni indicava due ipotesi alternative, infarto acutissimo o aritmia, senza indicare con certezza la causa. Tale ultima circostanza, connessa a un evento di morte istantanea nelle immediatezze dell’iniezione oltre alla paventata mancata osservazione delle linee guida, fanno nascere perplessità nella famiglia del signor Cuppari, che chiede di sapere con certezza che cosa abbia provocato la morte dell’uomo e che per questo si è affidata a un medico specialista. Non si esclude dunque la possibilità di intervenire in sede civile qualora dovessero emerge nuovi profili di responsabilità». l
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