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Alluvione di Livorno, il consulente del Comune: «L’onda di piena era il 30% di quella del disastro del Vajont»

Stefano Taglione
Sergio Pace sul banco dei testimoni
Sergio Pace sul banco dei testimoni

Secondo l'ingegnere geotecnico Sergio Pace, chiamato all'ultima udienza, sarebbe stata «inefficace ogni possibile azione preventiva»

22 febbraio 2023
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LIVORNO. «Quanto accaduto a Livorno nella notte fra il 9 e il 10 settembre del 2017 rappresenta un evento rarissimo sia come quantità di pioggia che come effetto al suolo. Se analizziamo i millimetri caduti, da un rapido calcolo, emerge una quantità d’acqua pari a 13 milioni di metri cubi. Un’onda di piena pari al 30% di quella del disastro del Vajont».

A parlare, in veste di consulente del Comune chiamato come responsabile civile dell’alluvione, è l’ingegnere geotecnico milanese Sergio Pace. L’esperto ha ricostruito tecnicamente i numeri della catastrofe che in città ha seminato morte e distruzione, citando il disastro del 9 ottobre del 1963, quando al confine tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto morirono 1.917 persone. «Questa magnitudo eccezionale – ha sottolineato, riferendosi all’alluvione di cinque anni e mezzo fa – è stata registrata in un intervallo temporale così ristretto tanto da essere assimilata non tanto a una canonica esondazione, quanto a un’onda di piena che si genera repentinamente nell’area sorgiva collinare per poi propagarsi e riempire la valle in modo assolutamente rapido. Il rio Ardenza e il rio Maggiore non sarebbero mai stati in grado, autonomamente, di smaltire tutta la pioggia. Da quando si verifica il picco a quando si origina l’onda di piena passano al massimo 45 minuti e ogni azione preventiva, a mio parere, sarebbe stata vana e inefficace».

Sempre secondo l’ingegnere «le misurazioni di quella notte dimostrano anche che c’era un forte vento da ovest verso est che rendeva anche più complicato lo sfogo dell’acqua fluviale in mare». Poi spiega nei dettagli la situazione dei torrenti in quelle ore. «Alle 3.30, sul rio Maggiore – ha affermato davanti al giudice Ottavio Mosti – abbiamo il superamento della portata dei 70 metri cubi al secondo, ovvero la massima del tombamento. Alle 4.15 c’è il picco massimo delle precipitazioni e alle 4.22 oltrepassiamo i 115 metri cubi al secondo, ovvero il massimo del progetto delle vasche di laminazione per diminuire le sollecitazioni idrauliche e far sì che la portata torni a livelli accettabili, raggiungendo la portata duecentennale della quantità d’acqua. Poi, alle 5, c’è l’esondazione». Per quanto riguarda il rio Ardenza, invece, «ci sono meno informazioni, ma più o meno alle 3.30 cominciano a verificarsi precipitazioni rilevanti, alle 4.15 le piogge raggiungono il picco per poi arrivare all’esondazione generale alle 4.45».

Ad ascoltarlo in aula, oltre al giudice, le pm Antonella Tenerani e Sabrina Carmazzi, oltre agli avvocati di parte civile: Massimo Manfredini, Lorenzo Mini e Cristiano Spadoni, in rappresentanza anche dei colleghi Paola Bernardo, Carlo Golda e Danilo Adoncecchi. «L’evento – ha sintetizzato Pace, dopo aver illustrato i numeri delle rilevazioni sui due rii – si è concentrato principalmente nelle zone collinari a est e sud-est di Livorno, in un momento in cui in città, invece, le precipitazioni erano quasi del tutto assenti. Nel territorio urbano non si poteva avere contezza delle precipitazioni in corso nelle aree sorgive e le piogge sono evolute in modo molto repentino. Le previsioni meteorologiche parlavano di 30-40 millimetri cumulati in un’ora, ma a Livorno la stessa quantità è caduta in 15 minuti, mentre 121-122 millimetri sono quelli precipitati in un’ora: più del doppio di quanto previsto come cumulato massimo orario. Poi, alla seconda ora, si è registrato un incremento di 20 millimetri e alla terza di altri 30. Quando la Regione parla di intensità orarie superiori a 30-40 millimetri in realtà, a Livorno, ne sono caduti 121-122. Un dato decisamente superiore». L’ingegnere ha quindi concluso per l’impossibilità per qualunque agente modello di compiere ogni attività di prevenzione e di avviso alla cittadinanza. l

S.T.

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