Livorno, riscaldamenti rotti al Classico: trecento studenti mandati a casa
Aule fredde anche all’Enriques. Il preside: «Ma i termosifoni sono caldi»
LIVORNO. I riscaldamenti hanno smesso di funzionare sabato e le temperature in aula, stando a quanto riportato da alcuni studenti, sono scese a tredici gradi, cioè cinque gradi sotto la temperatura minima consigliata (all’interno degli edifici scolastici durante i mesi estivi la temperatura consigliata è tra i 24 e i 27 gradi, mentre per i mesi invernali è tra i 18 e i 22). Per questo ieri mattina la dirigente scolastica dell’istituto superiore Niccolini Palli ha deciso – anche dopo la richiesta degli studenti – di mandare a casa tutti i trecento ragazzi del liceo classico. Studenti che poi il pomeriggio sono potuti rientrare per le attività pomeridiane.
I tecnici erano intervenuti subito (da contratto devono farlo entro le quattro dalla chiamata), ma il problema non era così semplice da risolvere. Si era rotto infatti il bruciatore, cioè quell’elemento della caldaia dove il combustibile si miscela all’ossigeno e innesca la combustione. Il calore prodotto dalla combustione riscalda l’acqua nello scambiatore di calore, che fluisce poi in tutto l’impianto della scuola. In poche parole è come se si fosse rotto il motore. I ragazzi lunedì mattina hanno fatto lezione al freddo, mentre ieri, come detto, sono usciti prima. «Purtroppo questo è un palazzo dell’Ottocento – spiega a Il Tirreno la dirigente scolastica, Teresa Cini -: bellissimo, ma pieno di problemi che saltano fuori di volta in volta. Nei giorni scorsi avevamo avuto problemi con l’acqua, adesso con i riscaldamenti. Abbiamo bisogno di una manutenzione continua. Purtroppo – continua – succede nel momento sbagliato, cioè al termine del quadrimestre, quando ci sono le verifiche, e nel periodo dell’orientamento e delle iscrizioni a scuola».
Ma il classico non è l’unica scuola ad aver problemi. Anche al liceo scientifico Enriques le aule sono fredde, nonostante, qui, i riscaldamento funzionino. A segnalare il disagio è stato un docente, Daniele Caluri, che è anche un fumettista. Ha pubblicato su Facebook una sua foto con il cappello in aula scrivendo: «Stamani, con 5 gradi fuori, i termosifoni appena stiepiditi e le aule più adatte a conservare quarti di bove che personale scolastico, ho fatto lezione così». E anche ieri, secondo il docente, le aule non erano ancora calde.
I riscaldamenti però funzionano. Il dirigente scolastico, Ersilio Castorina, fa sapere che «i termosifoni sono caldi. Non c’è un malfunzionamento dell’impianto. Solo nella palestra abbiamo dei problemi. Sistematicamente facciamo segnalazioni per avere un prolungamento dell’accensione. Credo dipenda dalla temperatura fuori, poi abbiamo aule, come quella di disegno, con tutte vetrate, che è difficile da scaldare. È importante che si sappia che noi non abbiamo il controllo dell’accensione e dello spegnimento dei termosifoni. Se ne occupa il gestore che si basa sui nostri orari di apertura e chiusura. Una decina di giorni fa, ad esempio, c’era fin troppo caldo».
Per le emergenze il preside ha già fatto acquistare delle stufette elettriche. «Basta che i docenti le chiedano e sono a disposizione». Ha fatto comprare anche termometri digitali per controllare la temperature nelle aule. «La sensazione di freddo e caldo è soggettiva, mentre i numeri ci dicono come stanno le cose realmente – continua il preside -. Faremo quindi le nostre misurazioni e sulla base di queste potremo chiedere un’accensione straordinaria».
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