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Ecco René, il coiffeur delle dive che ha segnato un’epoca

di Flavio Lombardi
Ecco René, il coiffeur delle dive che ha segnato un’epoca

Lascia dopo 50 anni di successi: aprì in Via Grande nel ’71 rilevando l’attività. Dalla Guerritore alla Izzo, da Ranieri a Zero: quelle acconciature speciali

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LIVORNO. Se una signora, raccontando ad una amica quale coiffeur frequentasse per rendere bella e fluente la propria acconciatura, utile ad accompagnare alla cena d’affari il marito imprenditore o andare alla domenica in giro col consorte affermato commerciante, avesse detto “vado dal signor Rosini”, la interlocutrice avrebbe fatto spallucce. Si perché con quel nome, nessun parrucchiere era conosciuto a Livorno. All’anagrafe questo italiano di Tunisi tornato in madrepatria, aveva sui documenti il nome alla francese e decise che se finalmente era tornato in possesso dell’esatta generalità, buona per le carte ufficiali, per quanto riguardava la sua attività creativa un tocco transalpino, in fondo, ci stava bene. Come per uno chef o un “maitre parfumeur”.

Nasce così, per un iniziale errore di un impiegato dello stato civile nordafricano, il mito di René e dei suoi successi professionali. Cominciati agli albori degli anni ’70, quando aprì il salone in Via Grande, al piano primo del civico 96. Era esattamente il ’71, con John Lennon a lanciare “Immagine”, Greenpeace alle prime lotte ecologiste, in Francia partiva la fondazione Medici Senza Frontiere e Intel metteva sul mercato il primo processore. Ma soprattutto a Londra, nacquero i Queen. Renato, oggi 78enne, con la fine del 2022 si è definitivamente ritirato dall’attività. Che nel locale storico è cessata nel 2016 ma era proseguita nel frattempo con la società ROP Hair sul viale Italia. Acronimo di René Olivier Production, funzionava ancora da salone per acconciature e lui continuava a fare consulenza mantenendo i contatti con Milano e Montecarlo, piazze a lui care per l’alta moda, come per il fratello Roberto, non rinunciando a cogliere l’occasione per rivedere sue vecchie e storiche clienti, ormai sotto le cure di giovani e preparate ragazze. “Ma René è sempre René” e un suo consiglio giungeva sempre prezioso per chi doveva magari terminare un taglio, oppure per sciogliere il dubbio di una signora alla ricerca di un cambio di look. Praticamente 50 anni al servizio del gusto e soprattutto della gentilezza che in quel momento storico in cui si mise in proprio era un optional nel settore. Del resto, allora, si usava “andare dalla pettinatrice”, quell’acconciatrice di quartiere simpatica ma non sempre molto aggiornata.

Faceva insomma anche un po’ figo che fosse un uomo ad occuparsi della bellezza di una donna. Oggi, fa sorridere. Gentilezza si è detto. Perchè oltre all’attenzione per la moda parigina e londinese, che incontrava successo in chi desiderava una pettinatura speciale e più ricercata, sono state proprio l’accoglienza e la cura dei clienti un’arma con la quale Renè seppe far breccia e raggiungere in fretta grandi risultati.

Fatti di oltre 1200 presenze al mese nel periodo più florido che, suddiviso nei cinque giorni lavorativi (domenica e lunedi chiusi), significa quasi 55 persone che ogni giorno varcavano la soglia in attesa del tocco magico di Renato e dei suoi dipendenti. Una Livorno certo più spendacciona, i soldi giravano, l’economia del porto andava a mille e tutto il resto era di conseguenza. «Ah...., quante volte ho visto clienti che facevano a gara a presentarsi vestite elegantissime perché la volta precedente avevano visto una conoscente con qualcosa addosso di particolare. Nessuna voleva restare indietro. Facevano grandi affari anche i negozi di abbigliamento o quelli di ottica con occhiali da sole sempre più grandi».

Renato ci racconta degli inizi, quelli prima del ’78, anno in cui ad affiancarlo arrivò anche il fratello Roberto che è ancora apprezzato collaboratore dei più grandi stilisti e che seppe all’epoca dare quella vivacità al negozio considerata definitiva per le fortune della prestigiosa insegna. René era arrivato in Italia da genitori italiani. Il babbo di Pomaia e la mamma marchigiana. Il padre laggiù, era un artista dei mosaici e lavorava nei più importanti e lussuosi palazzi come quello del primo presidente di quel paese, Habib Bourguiba, leader della lotta per l'indipendenza. Arrivato a Roma, cominciando a scoprire il suo paese mai visto prima, ospite di un cugino della madre che faceva il parrucchiere. «Quando entrai in quel locale, mi piacquero gli odori, mi entusiasmò l’atmosfera e decisi che avrei voluto fare quello». Dalla capitale, un viaggio da parenti sistemati a Rosignano. Dove conosce Fosco coiffeur a Livorno proprio in via Grande dove Renato costruirà dopo 3 anni di apprendistato, il suo regno. Ormai in proprio e assieme al fratello, non si ferma mai per imparare e stare sempre al top; frequenta con regolarità Parigi e soprattutto Londra, agli inizi degli anni ’80 con l’Accademia Vidal Sassoon. Una scuola di livello mondiale «realtà che in Italia non c’erano ancora».

Ripensa al periodo tunisino, dove ha vissuto la giovinezza e maturato i suoi 18 anni e al senso di comunità italiana che c’era laggiù. Un po’ come dire Little Italy a New York. E a quella ragazza bellissima, che stava nella casa accanto, sorella di un suo caro amico. «Passavo spesso da lui prima di uscire con il restio della compagnia. “Ci troviamo da te”, gli dicevo. Lui sorrideva e capiva sempre il perché fossi così premuroso. Potevo salutare così quella bellezza delicata e incisiva, enigmatica e inquietante di Claude Joséphine Rose. Qualche anno dopo anche lei venne in Italia e fece successo come attrice: chiamandosi Claudia Cardinale. Non si è mai dimenticata di quegli anni. E avendo sempre mantenuto contatti, più di una volta trovandosi da queste parti, ne ha approfittato per farsi acconciare da me. Dall’amico René. Ormai felicemente sposato con mia moglie, mentre la stavo pettinando, le confessai che ero stato perdutamente innamorato ma senza avere mai avuto il coraggio di confessarglielo. Ricordandomi persino di un vestitino a fiori che le aveva cucito sua madre e che indossò per andare a una festa. Sorrise con dolcezza».

Coiffeur di successo, ma mai sopra le righe. Discreto e mai in cerca di pubblicità. Si perde il conto dei personaggi famosi nel mondo dello spettacolo che sono stati da lui anche solo per una “ritoccatina” ai tempi della Gran Guardia. Da Monica Guerritore, a Simona Izzo, Anna Marchesini, e fra gli uomini Massimo Ranieri, Gino Bramieri. Un già famoso Renato Zero, quando in estate veniva al Ciucheba di Castiglioncello a trovare il suo amicio Mauro Donati «ma i capelli non glieli ho mai fatti, perché fra le mie ragazze c’era una “sorcina” e voleva toccarlo solo lei». Più recentemente, non sono mancati Sabrina Ferilli e Paolino Ruffini. A Montecarlo, in trasferta con Roberto, anche un taglio per Emanuele Filiberto di Savoia, oppure una “arruffatina” ad Heather Parisi, al massimo della notorietà che un giorno venna in città per lanciare uno dei suoi successi discografici. Erano gli anni ’80 «I più belli. Con una grande voglia di vivere, fare cose, un decennio irripetibile. Vorrei salutare tutte le mie clienti. Un abbraccio per il gran bene che mi hanno voluto e la stima accordata in tutto questo tempo».

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