Accoltellamento a Calafuria, il questore: «L'attività repressiva verso i giovanissimi a Livorno è cresciuta del 60%»
Stefano Taglione
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Il questore Roberto MassucciL'allarme di Roberto Massucci dopo l'arresto di un diciottenne per tentato omicidio: «Dobbiamo costruire la legalità, non fare gli sceriffi. Solidarietà ai miei collaboratori picchiati mentre stavano portando la sicurezza in città»
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LIVORNO. «Innanzitutto voglio esprimere la massima solidarietà ai miei collaboratori, rimasti feriti mentre stavano svolgendo il loro lavoro. In secondo luogo, è chiaro, quando notiamo che cresce così tanto l’attività repressiva nella cosiddetta fascia d’età dell’iperattività, quella fra i 14 e i 18 anni, dobbiamo fermarci e porci seriamente delle domande. L’educazione è fondamentale, e non compete né alla polizia né alle scuole che stanno facendo un grande lavoro anche da questo punto di vista. A Livorno dobbiamo costruire, non dobbiamo fare gli sceriffi: questa è la strada da percorrere».
A parlare – dopo l’arresto per tentato omicidio di un ragazzo di 18 anni fuori dal locale “Precisamente a Calafuria”, sul Romito – è il questore Roberto Massucci. Il numero uno di via Fiume, già nelle scorse settimane, in un’intervista al Tirreno aveva parlare di un forte aumento di arresti e denunce nei confronti dei giovanissimi, un dato preoccupante rispetto agli ultimi anni nella nostra provincia. «L’incremento è stato del 60% – spiega – e non è poco, purtroppo. In ogni caso, quando parliamo dei giovani, dobbiamo sempre essere molto attenti, senza mai dimenticare che l’educazione e l’inclusione sono la via maestra. Frequento spesso le scuole livornesi, dove trovo persone splendide e preparate. Come polizia cerchiamo di trasmettere ideali come la legalità, ma è chiaro che quando si oltrepassa il limite dobbiamo fare anche attività repressiva e questa ne è la dimostrazione».
S.T.
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