Labroniche anche le origini delle famiglie di Elias Canetti, Edith Piaf e Luis Sepulveda
Davvero è solo una buffa coincidenza del destino se, oltre a quella del filosofo Edgar Morin, hanno radici livornesi le famiglie di scrittori cult come Sepulveda o Canetti e la mamma di Edith Piaf? Ecco cosa c'è dietro
LIVORNO. "Se i miei cromosomi potessero parlare, vi racconterebbero un’odissea mediterranea che avrebbe inizio pressappoco come quella di Ulisse, ma più a sud (…). Vi racconterebbero più di un millennio di radicamenti e quasi 700 anni in una Spagna plurale dai diversi regni e tre religioni fino a, per certuni, il 1492 e, per altri, il Seicento. I miei cromosomi vi direbbero come questi antenati “conversos” avranno conosciuto durante due secoli il battesimo della Chiesa cattolica: poi vi narrerebbero il loro soggiorno “rigiudeizzato” nel Granducato di Toscana, a Livorno, fino al Settecento». È il discorso che Edgar Morin fa quando nel ’94 la Catalogna gli assegna il proprio alloro internazionale.
L’abbiamo raccontato per Edgar Morin ma una storia – così simile e così differente da quella di Morin – potremmo narrarla per un altro gigante della cultura del Novecento: il riferimento è a Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura, intellettuale di fama planetaria la cui madre Mathilde Arditti apparteneva a una agiata dinastia sefardita livornese che poi si era spostata in Bulgaria.
Ma per quanto i livornesi abbiano un attaccamento viscerale alla città, quest’attitudine ha contagiato tanti altri pezzetti di mondo: al punto che, come Il Tirreno ha raccontato, la nonna dello scrittore cileno Luis Sepulveda era una tipa livornese capace di farsi l’Argentina a cavallo da nord a sud per coronare il sogno d’amore con un grande capo indio mapuche. Non basta: viene da Livorno anche la nonna di Bertrand Delanoe, ex sindaco di Parigi, nato sulla sponda sud del Mediterraneo. Idem per la madre della straordinaria cantante Edith Piaf: si chiamava Annetta Giovanna Maillard, era un po’ berbera e un po’ labronica forse del Pontino, faceva l’artista lirica (ma spesso per strada) e leggenda fasulla vuole che la figlia l’abbia partorita sul marciapiede.
Solo coincidenze? Probabilmente no. C’è da tener presente che nel Cinquecento e nel Seicento, sulla base delle “livornine” del granduca mediceo Livorno accoglie cattolici che erano nei guai nell'Inghilterra anglicana e mori che lo erano in Spagna, marrani perseguitati nella penisola iberica, ebrei espulsi da Orano: è l'identikit della nostra storia lontana disegnato da Edgar Morin. Insomma, se eri ebreo in fuga avevi dfavanti a te la scelta di Amsterdam o Livorno in Europa.
