Il Tirreno

Livorno

L’assessore Simone Lenzi «Livorno è un gioiello la cultura lo fa splendere»

Cristiana Grasso

Dopo la mostra dedicata a Modigliani un’altra occasione  per far conoscere l’atmosfera speciale della città 

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LIVORNO

Se certamente questo primno Mascagni Festival è stato un successo per il direttore artistico Marco Voleri, lo è stato anche per la città, in questi ultimi mesi, anche difficili, vetrina di eventi di richiamo come la mosta dedicata a Modigliani, Effetto Venezia, gli Scenari di Quartiere che in questi giorni stanno animando piazze, parchi, strade. E l’assessore Simone Lenzi è convinto che siano anche questi, forse soprattutto questi, gli investimenti che possono rilanciare Livorno.

Dopo la “Mostra Modigliani”, il “Mascagni Festival” . Due manifestazioni che hanno comportato sicuramente un investimento adeguato per ottenere il risultato auspicato: quanto è importante per questa amministrazione investire in cultura e che ritorno di ricaduta economica e di immagine (penso al turismo) avete registrato?

«La cultura è stata da subito oggetto di investimenti importanti da parte di questa amministrazione. Modigliani, Effetto Venezia, ora il Festival Mascagni. Si è detto per anni che Livorno doveva trovare altre vocazioni dopo la crisi industriale e ci muoviamo in questo senso. . I risultati sono andati anche oltre le aspettative. Nel caso di Modigliani puntavamo alle 70mila presenze e siamo arrivati alle 110mila. E poi la soddisfazione di vedere i tre voluni di rassegna stampa che dimostravano come la città, grazie alla mostra, avesse fatto parlare di sé in Italia e all’estero.Migliaia di pagine, una piccola enciclopedia.Lo stesso è accaduto per il Festival Mascagni. Questi eventi rafforzano la reputazione della città, il che si traduce in un beneficio economico».

Insomma si potrà finalmente rilanciare l'appeal turistico di questa città facendo leva anche sulle sue ricchezze culturali?

«Esistono vari tipi di turismo. Quello mordi e fuggi, della serie arrivo in piazza dei Miracoli, faccio un selfie con la Torre di Pisa e riparto oppure il turismo legato all’atmosfera di una città che richiede soggiorni più lunghi. Livorno deve e può aspirare a questo turismo legato all’offerta culturale della città. Città dove si va non per la loro monumentalità ma per visitarle con calma, a caccia di una atmosfera unica. Insomma c’è una riscoperta del turismo esperenziale, anche a causa degli epocali cambiamenti che stiamo vivendo, turismo più lento, meno massificato. Ecco Livorno in questo senso è meta ideale, qui si respira un’atmosfera unica, e l’offerta culturale da abbinarci, già vivissima, deve diventare un punto di forza».

Non solo lirica per il festival: avete investito con “Immersiva” su aspetti comunicativi e di spettacolo al di là dello stretto campo musicale. E poi teatro, incontri, tanti eventi con “Mascagni Off”. Proseguirete così?

«Il fatto che questo sia stato il numero zero ci dà la possibilità di “inventare” un contenitore per i gusti di tutti. La lirica è il centro da sola non basta, dobbiamo declinare il festival Mascagni in un’ottica nuova. Sempre ovviamente con Mascagni al centro. Immersiva è stato un esperimento riuscitissimo, l’esempio di come si possa allargare la platea e coinvolgere anche chi non ha dimestichezza con la lirica».

Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato? Si può migliorare ancora il livello di questo festival?

«Tutto si può migliorare. Ma il festival sostanzialmente ha funzionato. La comnistione di linguaggi, con il teatro, il voideomapping di Immersiva, la serata di gala con le sue voci straordinarie, la grande direttrice d’orchestra. Siamo riusciti, grazie anche alla passione dei lavoratori della Fondazione e del Comune, a fare un mezzo miracolo... Con l’ombra del covid e solo due mesi a disposizione». —



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