Il Tirreno

Livorno

A una livornese l'Oscar made in Italy: David bis a Dalia Colli

Mauro Zucchelli
A una livornese l'Oscar made in Italy: David bis a Dalia Colli

La truccatrice livornese è ormai una star del settore: a distanza di sei anni conquista di nuovo il David di Donatello, e anche stavolta per un film di Matteo Garrone ("Reality" nel 2013, "Dogman" ora)

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LIVORNO. Lei è la maga del trucco cinematografico: 44 anni, livornese, Dalia Colli è tornata a far centro al David di Donatello. A distanza di sei anni da quando il prestigioso riconoscimento, una sorta di Oscar made in Italy, le era stato assegnato per “Reality”, ecco il bis con “Dogman”, in entrambi i casi con la regia di Matteo Garrone. Con la pellicola dedicata alla storia del “canaro” interpretato da Marcellino Fonte aveva ottenuto pochi mesi fa un altro premio di prima grandezza: l’European Film Awards 2018.

Con la sua capacità di inventare ogni volta un make up a misura del personaggio, con l’estro negli effetti speciali che tramutano i volti in specchi dell’anima (ma anche con la bravura nel saper rendere le ferite), Dalia Colli ormai ha conquistato un posto di rilievo fra i professionisti del settore a livello internazionale.

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“Ho curato gli interventi per le scene di violenza che riguardano il protagonista principale del film, ovvero Marcello Fonte”, raccontava Dalia nei mesi scorsi al Tirreno che le ha dedicato una pagina intera. “Tanti interventi sono stati fatti per la scena finale. Ho curato il trucco anche del coprotagonista, ovvero Edoardo Pesce: per Pesce ho lavorato con un ragazzo che cura gli effetti speciali, Lorenzo Tamburini”.

Nell’intervista al nostro giornale, Dalia ha raccontato l’evoluzione del personaggio di Marcello Fonte che “inizia il film in maniera “pulita”, con un trucco definito” ma poi, man mano che la storia va avanti, vede cambiare ateggiamento ma anche connotati fisici “a seguito delle colluttazioni, anche piuttosto violente” con “ecchimosi, tagli, occhi gonfi”.

Dietro l’arte di Colli c’è una grande abilità – come spiegava la nostra Rosanna Harper in quell’articolo - nell’uso di materiali specifici, come siliconi speciali, dalla densità morbida che riproducono la carne vera, il gesso con il quale si prende il calco del volto dell'attore: è sulla base del calco che, successivamente, avviene la modellatura della protesi, ad esempio di un occhio gonfio.

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Dalia ha scoperto vent’anni fa, quand’era poco più che una ragazza, il mondo straordinario del cinema: alle spalle aveva gli anni al liceo Cecioni indirizzo artistico, poi il salto a Firenze all’Accademia delle Belle Arti. Era al secondo anno di studi quando, come confiò lei stessa alla nostra Ludovica Monarca, un amico le chiese di fare la scenografa attrezzista per una serie tv. Lei disse sì, poi la serie non vedrà mai il piccolo schermo ma ormai per Dalia Colli è scoccato il dardo dell’amore per un mestiere al quale non saprà più voltare le spalle. “Amavo il cinema, - dice in un brano di quell’intervista - ma un conto è guardare un film, un altro è rendersi conto di quanto lavoro e quante persone servano a creare quella magia”.

“Mi ero preparata il discorso, ma ci credevo poco che avrebbero scelto proprio me: così quando ho sentito pronunciare il mio nome mi è subito mancato il fiato e sono scoppiata a piangere”. L’aveva raccontato al Tirreno nel giugno 2013 quando il David di Donatello era arrivato per la prima volta.

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