Irish Braschi, da Stazzema a Modì le storie rinascono sullo schermo
Intervista al regista e sceneggiatore livornese che ha partecipato a Cannes con “Madras” e che ha in programma un film sulla beffa delle teste con Panariello e Piera Degli Esposti nel cast
LIVORNO. Il nome, Irish, lo hanno scelto i suoi genitori appassionati della musica dei New Trolls, ispirandosi a una canzone del gruppo, “Signore io sono Irish”, scritta da De André. Lui, Irish Braschi,37 anni, occhi azzurro cielo, va fiero di questa citazione artistica che lo accompagna da quando è nato così come della sua carriera: dalla gavetta teatrale iniziata quando era ancora un ragazzino alla regia e sceneggiatura cinematografica e televisiva (sitcom ma non solo), passando per la pubblicità.
Livornese purosangue («sono della Guglia e anche se ora vivo parecchio a Roma appena posso torno a casa»), legatissimo alle sue origini e alla sua famiglia (uno dei suoi zii era quel Paolo Braschi, autore di splendide vetrate artistiche, famoso anarchico, morto in un incidente nei giorni scorsi), Irish è appena tornato dal Festival di Cannes dove il suo cortometraggio “Madras” è stato selezionato per lo Short Film Corner. Mentre continuano ad andare in onda nelle tv italiane e in quelle straniere, sia il docu-film sulla strage di Stazzema “E poi venne il silenzio” sia “I bellieve in Miracles” (girato sul set di Spike Lee).
Ora, proprio per sottolineare la voglia di rinsaldare il legame con Livorno e la sua storia, Irish sta lavorando ad un film sulla beffa delle teste di Modì.
All’epoca della beffa delle teste di Modì, era il 1984, era un bambino. Cosa le ha fatto venir voglia di raccontare quella storia?
«È una bella storia, che ancora nessuno ha raccontato. Io mi ricordo le ruspe che cercavano le teste, poi tutto quel clamore. Il tempo è passato, ho ricostruito quella vicenda, ho conosciuto gli ex ragazzi autori della beffa. Ed è nato il progetto...».
Che però ancora non è diventato un film ... Che ostacoli sta incontrando?
«La crisi sta strangolando anche il mondo del cinema, delle produzioni in genere. Io avevo tutto pronto, ho già contattato Panariello e Piera Degli Esposti che erano entusiasti dell’idea. Avrei coinvolto anche Ballantini e Migone Ma il problema è che si girano sempre meno film perché non ci sono soldi... E quindi mi sto dando da fare per portare avanti questa avventura».
Con che toni comunque racconterà la storia della beffa?
«Con i toni della commedia, toni leggeri anche se d’autore. Per raccontare la storia ma anche Livorno e il suo spirito guascone. Del resto io mi sono formato alla scuola di Paolo Virzì, lui è stato il mio maestro, ho lavorato con lui ad Ovosodo a Baci e Abbracci, e a lui devo la mia carriera».
Una delle foto che del tuo album che preferisce è quella in cui stringe la mano al presidente Napolitano in occasione della presentazione al Quirinale del docu-film sulla strage di Sant’Anna di Stazzema: è stato emozionante?
«Ero al settimo cielo, anche perché realizzare quel film è stato già di per sé un’emozione. L’idea era nata durante una visita da quelle parti. Incontrai uno dei superstiti della strage, mi raccontò quell’orrore, io gli feci una promessa. Quando potrò, con i mezzi che riuscirò a trovare, racconterò questa storia. C’è voluto qualche anno ma alla fine ci sono riuscito. E quando all’anteprima a Lucca tutti erano commossi. Il film andrà in onda su Rai Storia il 12 agosto, per l’anniversario della strage».
Con “Madras”, che ha scritto e diretto, ha scelto invece la strada della pura fiction e toni romantici...
«Sì, è la storia d’amore tra un ragazzo indiano e una ragazza araba, si svolge a Torino. Nel cast c’è anche Abatantuono che è stato invitato a presentarlo nello spazio tv di Marzullo. Non avevano mai parlato di un cortometraggio in quella rubrica , è stata la prima volta... Il film ha vinto il premio Grinzane Cavour per la sceneggiatura, lo ha acquistato anche la tv di stato svedese ».
Insomma il suo cinema è un mix di impegno e leggerezza. Oltre alla beffa di Modì, cosa si sta preparando a raccontare?
«Un documentrio su Didala Ghilarducci ,partigiana viareggina, e sulla storia d’amore con suo marito Chittò, anche lui partigiano. E poi una biografia di Dacia Maraini che contribuirà con i suoi racconti e i suoi preziosi materiali fotografici e in superotto».
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