In un documentario tutto il cuore della gente di Livorno
Luca Dal Canto
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Sopra Il videomaker Marco Sisi e sotto alcuni dei ragazzi del Parco del Mulino3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO.«Il progetto è nato osservando la mia città. Nonostante se ne dica tanto male, a Livorno non tutto è da buttare; ci sono persone meravigliose che svolgono la loro opera riuscendo a ottenere risultati strepitosi». È con queste parole che Marco Sisi, affermato videomaker labronico classe 1957, racconta la realizzazione del suo documentario "Down Aside. Un down accanto", opera che racconta il programma di volontariato Al Dynamo Camp di San Marcello Pistoiese.
È il programma di quattro ragazzi down dell'associazione livornese che ha sede al Parco del Mulino.
Videomaker e montatore presso importanti network nazionali. Attività che ti hanno portato lontano da Livorno. Da cosa nasce questa passione per l'audiovisivo?
«Ero soltanto un adolescente quando ho capito che la voglia di lottare per la libertà d'espressione e la mia passione per l'elettronica potevano essere trasformate in qualcosa di veramente innovativo e rivoluzionario. Così le prime radio e tv nate a Livorno mi hanno permesso di crescere professionalmente e nel 1983 mi sono trasferito a Roma. Ormai vivo e lavoro nella capitale da più di un quarto di secolo, non navigo nell'oro ma riesco, almeno, a sentirmi realizzato».
Però Livorno un po' ti manca e ci torni molto spesso. Che città è la nostra? «Livorno, come si dice spesso, è una città ottima per bambini e pensionati. Quello che mi dà maggiormente fastidio è l'aria di totale decadenza che vi si respira. Eravamo la "Big Apple" del Mediterraneo, una città di pionieri, e siamo rimasti al palo ovunque. Cerco di non rompere i contatti con i tanti livornesi che si danno da fare attivamente per migliorare la città in cui vivono. Associazioni culturali e di volontariato in primis, tra cui proprio Il Parco del Mulino».
Arriviamo quindi a "Down Aside". Che esperienza è stata?
«Bellissima ed emozionante. Il Parco del Mulino, la sede livornese dell' Associazione Italiana Persone Down, è una struttura fantastica e quando Daniele Tornar mi ha parlato dei ragazzi che a Dynamo Camp avevano assistito i bambini di "Volare senz'ali", affetti da gravissime disabilità, mi è esplosa dentro la voglia di saperne di più e, al tempo stesso, di far conoscere anche agli altri quello che alcuni ragazzi down erano riusciti a fare. Così, grazie anche all'aiuto di Marco Paoletti (presidente), nell'estate del 2010 ho raccolto interviste e materiale filmato. La cosa più bella è che sono rimasto contagiato dal virus della solidarietà e così Down Aside è stato anche un modo per raccontare Dynamo Camp e chi sono i bambini dell'Associazione Ring 14, con i quali Davide, Gianni, Giorgio e Paolo hanno operato, raggiungendo ottimi risultati».
Che visibilità ha avuto il documentario?
«"Down Aside - Un down accanto", le cui musiche sono state concesse dalla musicista Giada Garrison, è stato proiettato in anteprima a "Capire un'H" e presentato, fuori concorso, allo Zeta Movie Festival di Roma, oltre che all' Open Day del Parco del Mulino lo scorso 18 dicembre. Per il futuro ho in programma di presentarlo ad altri festival e ad emittenti televisive locali e nazionali. Chiunque volesse vedere il documentario può collegarsi al sito www.marcosisi.tk».
È il programma di quattro ragazzi down dell'associazione livornese che ha sede al Parco del Mulino.
Videomaker e montatore presso importanti network nazionali. Attività che ti hanno portato lontano da Livorno. Da cosa nasce questa passione per l'audiovisivo?
«Ero soltanto un adolescente quando ho capito che la voglia di lottare per la libertà d'espressione e la mia passione per l'elettronica potevano essere trasformate in qualcosa di veramente innovativo e rivoluzionario. Così le prime radio e tv nate a Livorno mi hanno permesso di crescere professionalmente e nel 1983 mi sono trasferito a Roma. Ormai vivo e lavoro nella capitale da più di un quarto di secolo, non navigo nell'oro ma riesco, almeno, a sentirmi realizzato».
Però Livorno un po' ti manca e ci torni molto spesso. Che città è la nostra? «Livorno, come si dice spesso, è una città ottima per bambini e pensionati. Quello che mi dà maggiormente fastidio è l'aria di totale decadenza che vi si respira. Eravamo la "Big Apple" del Mediterraneo, una città di pionieri, e siamo rimasti al palo ovunque. Cerco di non rompere i contatti con i tanti livornesi che si danno da fare attivamente per migliorare la città in cui vivono. Associazioni culturali e di volontariato in primis, tra cui proprio Il Parco del Mulino».
Arriviamo quindi a "Down Aside". Che esperienza è stata?
«Bellissima ed emozionante. Il Parco del Mulino, la sede livornese dell' Associazione Italiana Persone Down, è una struttura fantastica e quando Daniele Tornar mi ha parlato dei ragazzi che a Dynamo Camp avevano assistito i bambini di "Volare senz'ali", affetti da gravissime disabilità, mi è esplosa dentro la voglia di saperne di più e, al tempo stesso, di far conoscere anche agli altri quello che alcuni ragazzi down erano riusciti a fare. Così, grazie anche all'aiuto di Marco Paoletti (presidente), nell'estate del 2010 ho raccolto interviste e materiale filmato. La cosa più bella è che sono rimasto contagiato dal virus della solidarietà e così Down Aside è stato anche un modo per raccontare Dynamo Camp e chi sono i bambini dell'Associazione Ring 14, con i quali Davide, Gianni, Giorgio e Paolo hanno operato, raggiungendo ottimi risultati».
Che visibilità ha avuto il documentario?
«"Down Aside - Un down accanto", le cui musiche sono state concesse dalla musicista Giada Garrison, è stato proiettato in anteprima a "Capire un'H" e presentato, fuori concorso, allo Zeta Movie Festival di Roma, oltre che all' Open Day del Parco del Mulino lo scorso 18 dicembre. Per il futuro ho in programma di presentarlo ad altri festival e ad emittenti televisive locali e nazionali. Chiunque volesse vedere il documentario può collegarsi al sito www.marcosisi.tk».
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