Il giallo
La regina delle truffe colpisce ancora
Gabriele Dini
Bella, elegante, cortese ha raggirato una donna di 80 anni portandole via 1.550 euro
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LIVORNO. Quando la giovane donna si è avvicinata - elegante, ben vestita, dall’aria rassicurante - la signora come ogni giorno stava facendo la spesa in un negozio vicino a casa. E certo non si sarebbe mai immaginata di star per cadere in pugno a una coppia di truffatori senza scrupoli. «Sono la vicedirettore della sua banca non mi riconosce?», ha chiesto la giovane, sorridente nel suo tailleur. Quel sorriso per l’inconsapevole anziana, una ottantenne che abita nella zona di San Jacopo, è stato l’anticamera di un incubo.
Senza violenza fisica, senza minacce, si badi bene. Perché questi truffatori di professione tessono una rete che blandisce e inganna. Le loro azioni, però, feriscono lo stesso - e in maniera più profonda di quel che può sembrare - anziani e altre persone sole e indifese. Il fatto è accaduto due giorni fa. La signora - che doveva essere stata presa di mira da tempo - stava facendo la spesa in un negozio in via Sardegna, a poche decine di metri dal viale Italia. Erano le 10 del mattino. Una giovane donna di 32 anni si è avvicinata e l’ha chiamata per nome. La ragazza non sembrava certo una truffatrice. Tutt’altro.
Era bella, elegante, ben vestita. Parlava tanto, in maniera rassicurante. Con accento livornese. E fingeva di conoscere la signora da tanto tempo. «Non mi riconosce? - ha chiesto la giovane - ci siamo viste nella banca di via Matteotti. Lei è nostra cliente». Dopo aver superato la naturale diffidenza, la giovane è andata avanti. «Dobbiamo verificare - ha aggiunto - se le banconote del suo conto corrente hanno i numeri di serie in regola. Sa, ci hanno detto che in giro ci sono molte banconote false». Poi, superate le prime deboli obiezioni della signora, la donna si è offerta di accompagnarla in banca per eseguire il controllo.
Fuori, ad attendere, c’era un’auto grigia (la vittima non ha saputo riconoscere il modello) con a bordo un uomo sui 45 anni. Che per tutto il tempo è rimasto in silenzio, come se fosse un autista. Arrivati alla banca alla signora - irretita dai discorsi della truffatrice che tra l’altro aveva anche parlato di persone e fatti conosciuti all’anziana - è stato chiesto di prelevare circa 1500 euro. A quel punto la truffa ha raggiunto il culmine. La giovane, fuori dalla banca, ha preso le banconote e ha finto di controllarle una a una. Poi ha afferrato una busta gialla facendo credere di avervi infilato il denaro. Infine l’ha restituita - sigillata - alla signora. «Verificheremo se tutto è a posto - ha detto l’ingannatrice - domani torni in banca e riversi il denaro sul suo conto».
La signora è quindi tornata a casa. Ma la rassicurazione della giovane nel frattempo aveva iniziato ad incancrenirsi e a diventare dubbio. Mentre nella mente dell’anziana si faceva strada la paura di essere stata ingannata e di aver agito con leggerezza. Una volta arrivata dalla figlia la donna ha raccontato l’accaduto. E ha aperto la busta: dentro non c’erano soldi, bensì semplici fogli di carta quadrettata.
A quel punto le due donne sono andate a sporgere denuncia alla stazione dei carabinieri più vicina. I militari hanno ascoltato il racconto della signora e hanno cercato di confortarla. Poi le hanno mostrato le foto di numerosi i truffatori che agiscono nella zona. E l’anziana signora ne ha indicata senza esitazioni una. L’affascinante direttrice di banca era in realtà B.M., una 32enne livornese con diversi denunce per truffe ai danni di anziani. La giovane donna - per ora irreperibile - è stata denunciata per truffa.
Senza violenza fisica, senza minacce, si badi bene. Perché questi truffatori di professione tessono una rete che blandisce e inganna. Le loro azioni, però, feriscono lo stesso - e in maniera più profonda di quel che può sembrare - anziani e altre persone sole e indifese. Il fatto è accaduto due giorni fa. La signora - che doveva essere stata presa di mira da tempo - stava facendo la spesa in un negozio in via Sardegna, a poche decine di metri dal viale Italia. Erano le 10 del mattino. Una giovane donna di 32 anni si è avvicinata e l’ha chiamata per nome. La ragazza non sembrava certo una truffatrice. Tutt’altro.
Era bella, elegante, ben vestita. Parlava tanto, in maniera rassicurante. Con accento livornese. E fingeva di conoscere la signora da tanto tempo. «Non mi riconosce? - ha chiesto la giovane - ci siamo viste nella banca di via Matteotti. Lei è nostra cliente». Dopo aver superato la naturale diffidenza, la giovane è andata avanti. «Dobbiamo verificare - ha aggiunto - se le banconote del suo conto corrente hanno i numeri di serie in regola. Sa, ci hanno detto che in giro ci sono molte banconote false». Poi, superate le prime deboli obiezioni della signora, la donna si è offerta di accompagnarla in banca per eseguire il controllo.
Fuori, ad attendere, c’era un’auto grigia (la vittima non ha saputo riconoscere il modello) con a bordo un uomo sui 45 anni. Che per tutto il tempo è rimasto in silenzio, come se fosse un autista. Arrivati alla banca alla signora - irretita dai discorsi della truffatrice che tra l’altro aveva anche parlato di persone e fatti conosciuti all’anziana - è stato chiesto di prelevare circa 1500 euro. A quel punto la truffa ha raggiunto il culmine. La giovane, fuori dalla banca, ha preso le banconote e ha finto di controllarle una a una. Poi ha afferrato una busta gialla facendo credere di avervi infilato il denaro. Infine l’ha restituita - sigillata - alla signora. «Verificheremo se tutto è a posto - ha detto l’ingannatrice - domani torni in banca e riversi il denaro sul suo conto».
La signora è quindi tornata a casa. Ma la rassicurazione della giovane nel frattempo aveva iniziato ad incancrenirsi e a diventare dubbio. Mentre nella mente dell’anziana si faceva strada la paura di essere stata ingannata e di aver agito con leggerezza. Una volta arrivata dalla figlia la donna ha raccontato l’accaduto. E ha aperto la busta: dentro non c’erano soldi, bensì semplici fogli di carta quadrettata.
A quel punto le due donne sono andate a sporgere denuncia alla stazione dei carabinieri più vicina. I militari hanno ascoltato il racconto della signora e hanno cercato di confortarla. Poi le hanno mostrato le foto di numerosi i truffatori che agiscono nella zona. E l’anziana signora ne ha indicata senza esitazioni una. L’affascinante direttrice di banca era in realtà B.M., una 32enne livornese con diversi denunce per truffe ai danni di anziani. La giovane donna - per ora irreperibile - è stata denunciata per truffa.
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