Il Tirreno

La sfida

Italia, con la Svizzera è anche un derby tra presunte spie e gole profonde

di Massimo Sesena

	Il ct Murat Yakin
Il ct Murat Yakin

La vigilia agitata del ct Murat Yakin e la caccia alle streghe di Spalletti

28 giugno 2024
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Il ct svizzero Murat Yakin sta contando i minuti, non ne può più di stare lì, si sente gli occhi del mondo addosso. Eppoi la storia dei laptop rubati dall’albergo...

E quella torre panoramica che se sali fin lassù puoi vedere praticamente tutto. Un monumento: la torre della tivù a Stoccarda, al civico 120 di Jahnstraße, aperta nel 1956 è di fatto la più antica torre televisiva del pianeta. Impossibile non sfruttare anche l’appeal turistico. E così, praticamente dal giorno della sua inaugurazione la gente sale fino in cima – a 217 metri – per godersi il panorama.

Peccato che in questo particolare periodo, anche la Svizzera di Freuler e compagni faccia parte del panorama. E il selezionatore della Svizzera ha fatto di tutto fino a quando non è riuscito a ottenere degli armadi umani che schermassero la vista dei turisti e dei curiosi almeno per quel che riguardava l’angolo del centro sportivo dove Sommer e Embolo si allenavano come Holly e Bengy, uno a parare e uno a tirare i rigori.

L’impressione è che questo Europeo – a detta di tutti i commentatori relativamente soporifero – abbia ogni tanto bisogno di una scossa, di qualcosa che riporti l’adrenalina dei tifosi a livelli accettabili. E la Spy Story che accompagna la Svizzera verso gli ottavi con l’Italia ha aspetti indubbiamente intriganti. Anche perché a nessuno può sfuggire la doppia coincidenza: mentre Spalletti tuonava contro la gola profonda dello spogliatoio azzurro e mentre Assange veniva rimesso in libertà, dall’albergo di Dusseldorf dove era alloggiata la nazionale elvetica, veniva denunciato un furto.

È accaduto alla fine della settimana scorsa, quando lo staff della nazionale elvetica ha sporto denuncia alla polizia tedesca per il furto di alcuni computer degli assistenti del tecnico. Si tratta di laptop in uso alle figure mitologiche del calcio moderno: i match analyst. «Posso confermare che tre pc dei nostri collaboratori sono spariti dall’albergo, abbiamo informato la polizia» ha detto alla Bild Adrian Arnold, portavoce della federazione svizzera. Il furto è avvenuto a Dusseldorf, all’interno del quartier generale della nazionale che alloggiava nell’hotel dell’aeroporto. Ma, colpo di scena nel colpo di scena: i ladri se volevano carpire qualche segreto per questo torneo, hanno sbagliato bersaglio. Come dire a Lupin che il quadro che ha appena rubato è in realtà una crosta.

«Sui tre computer non erano salvati dati che utilizziamo per questo torneo. Se si è trattato di un sabotaggio alla nostra nazionale, allora è andato male», continua Arnold. Una notizia che ci rincuora, al punto che se non stessimo parlando del paese neutrale per antonomasia potremmo dire che abbiamo schivato l’ennesimo conflitto nel cuore dell’Europa. Un po’ come accadde nel film “Il ponte delle Spie”, che racconta di spionaggio in tempo di guerra fredda ed è am bientato – ci dispiace per il ct svizzero– a Berlino. Il ponte delle Spie esiste davvero: è il ponte Glienicke, attraversa il fiume Havel e collega il quartiere Wannsee di Berlino Ovest con Potsdam, la capitale del Brandeburgo.

Già, Postdam, la cittadina del mugnaio vessato dal duca che si rivolge al giudice per avere giustizia. Sarà così anche sabato, quando nel match da dentro o fuori ci sarà per entrambe le squadre la possibilità di rivolgersi a un giudice, ancorché tecnologico come il Var.

Oppure ci accontenteremo del verdetto del campo, l’unico vero giudice che – italiani o svizzeri – deciderà chi andrà avanti e chi invece tornerà a casa. Ognuno con i suoi tesori. Chi con i suoi schemi top secret (custoditi in un caveau a Ginevra) chi con la sua tesi presentata a Coverciano sul 3-5-2.


 

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