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FdI incassa il no al terzo mandato: Lega battuta con i voti di Pd e M5s

di Melania Di Giacomo
FdI incassa il no al terzo mandato: Lega battuta con i voti di Pd e M5s

Il centrodestra si spacca sull’emendamento del Carroccio bocciato in Senato. Caos anche tra i dem, i bonacciniani: «Tradito l’impegno preso in direzione»

23 febbraio 2024
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Una bocciatura netta, che seppure derubricata a «strategia di partito», disegna una spaccatura nella coalizione. Si va alla conta sull’emendamento della Lega sul terzo mandato ai presidenti di Regione e, seppure largamente previsto, il no disegna una crepa nel centrodestra, con Fratelli d’Italia, Forza Italia e moderati che votano insieme alle opposizioni, mettendo la Lega in minoranza.

«Nessun dramma, si va avanti», si ragiona in FdI, la Lega ha voluto fare questo passo per dimostrare a Zaia di averci provato: quella di Matteo Salvini è una ragione di partito. «Ci sono state visioni diverse ma in massima serenità. Non è una materia che crea problemi al governo e alla maggioranza», assicura la premier Giorgia Meloni. «Fanno bene a chiedersi se ci saranno ripercussioni sulla tenuta del governo», attacca invece la segretaria del Pd Elly Schlein, che però a sua volta deve fare i conti con i malumori di sindaci e governatori, e l’area che fa capo a Stefano Bonaccini esprime «disappunto» perché «è venuto meno l’impegno preso in direzione col gruppo di lavoro».

Che sul terzo mandato si sarebbe consumata una rottura si è capito già da ieri mattina. Di buonora è Matteo Salvini a confermare la linea: spiega di aver parlato con la premier Giorgia Meloni e che la Lega andrà avanti «senza che questo crei alcun problema al governo o alla maggioranza». L’emendamento sul terzo mandato ai sindaci, con il parere contrario del governo, viene tolto dalla discussione in commissione Affari Costituzionali del Senato, ma quello che prevede un limite di tre mandati per i governatori, che Fratelli d’Italia ha più volte chiesto di ritirare, viene messo ai voti.

Il governo volutamente non prende posizione, rimettendosi alla decisione della commissione: finisce con 16 contrari, 4 a favore – come la Lega vota solo la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino – un astenuto (il gruppo Autonomia) , mentre Azione con Mariastella Gelmini non partecipa al voto. Il Partito democratico, che pure al suo interno ha aperto un confronto su un tema rovente, desiste dal proposito ipotizzato alla vigilia di lasciare l’Aula e alla fine vota contro, insieme a M5s e all’Alleanza verdi e sinistra.

«Perché dovremmo uscire dalla commissione, e rischiare che passi? – obiettava poco prima dei lavori della commissione la senatrice penatastellata Alessandra Maiorino, interpellata da LaPresse –. Noi siamo contrari e i nostri due voti ci saranno e saranno per impedire il terzo mandato ai governatori».

Azione, con Mariastella Gelmini, invece non partecipata al voto, nella convinzione che «sul terzo mandato dei governatori è in corso un regolamento di conti di cui non comprendiamo il senso». I renziani votano con la Lega «per mandare Giorgia Meloni in minoranza», ma – accusa il capogruppo Enrico Borghi – è «stata graziata dall’insipienza del cosiddetto campo largo».

«Prendiamo atto della scelta fatta dalla commissione, piuttosto netta, in termine di voto. Non posso che ribadire che forse sarebbe stato meglio ritirarlo», commenta il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che poi prova a minimizzare quanto successo: «Questo è un tema su cui è normale pensarla in maniera diversa» e «si poteva approfondire la discussione» ma «l’attività del governo non viene minimamente toccata». «Il Parlamento – aggiunge – potrebbe decidere di riaprire la discussione. Certo che la decisione, il voto che abbiamo registrato oggi, è piuttosto netto».

Una via che la Lega però non esclude affatto. «Noi – chiarisce il senatore Paolo Tosato – continuiamo a ritenere che la scelta o la bocciatura di un rappresentante del popolo, ad ogni livello, debba passare dal voto dei cittadini e non da una decisione dei partiti. Uno, due, tre, quattro mandati».

Si apre poi il fronte dei sindaci e dei governatori. «La partita sul terzo mandato per tutti i Comuni non si chiude qui, perché l’Anci non lascerà cadere questa battaglia, che abbiamo condotto sempre in maniera unitaria», sottolinea il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Mentre la Conferenza delle Regioni ha inviato una lettera al ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, per chiedere un incontro con il governo, dopo che in passato la Conferenza aveva espresso la propria contrarietà al limite di due mandati.


 

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