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Il caso

Napoli, trapiantato un cuore “bruciato” a un bambino di 2 anni: «Corsa contro il tempo per salvarlo»

di Redazione web
Napoli, trapiantato un cuore “bruciato” a un bambino di 2 anni: «Corsa contro il tempo per salvarlo»

Al momento il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, è tenuto in vita grazie all’Ecmo. Sul caso indaga la procura di Napoli

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NAPOLI. «Non ci sono significative novità rispetto a ieri sera (11 febbraio), la famiglia attende la chiamata del Centro nazionale trapianti per un nuovo cuore, il bambino si trova ai primi posti della lista. Serve un cuore entro due giorni. È una corsa contro il tempo, dobbiamo solo sperare arrivi in tempo». Lo dice all'Adnkronos Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia del bimbo di due anni e tre mesi, affetto da una grave malformazione cardiaca e ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli, destinatario di un cuore arrivato da Bolzano lo scorso 23 dicembre poi rivelatosi inutilizzabile.

Tenuto in vita con l’Ecmo

«Ottenere al momento la cartella clinica del paziente non è possibile, ci sono indagini in corso, il pm non ci darà mai il nullaosta prima della discovery degli atti», aggiunge il legale. «Poi ci sono vari rumours sulla responsabilità di quanto accaduto, ma ci sarà poi modo... Ora la priorità di tutti è che arrivi l'organo per salvare il bambino».

Il bimbo è tenuto in vita grazie all'Ecmo, tecnica salvavita che supporta temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Ma la macchina, sottolinea l'avvocato, «può diventare lesiva dopo 30 giorni, in alcuni casi anche dopo 15 giorni. È quindi una questione di giorni, di ore».

Il cuore “bruciato”

Il caso risale al 23 dicembre scorso, giorno in cui era in programma il trapianto di cuore a beneficio di un bambino di due anni con una grave malformazione cardiaca, ricoverato al Monaldi e tenuto in vita grazie all'Ecmo, tecnica salvavita che supporta temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni.

Quando da Bolzano è arrivato il via libera all'espianto dal corpo di un bambino vittima di un incidente, è immediatamente scattata la procedura di trasporto dell'organo. A Napoli, però, quel cuore è arrivato "bruciato", inutilizzabile probabilmente a causa del ghiaccio utilizzato durante il trasporto. «La competenza e la responsabilità per il prelievo del cuore, la sua corretta conservazione durante il trasporto e la successiva operazione di trapianto ricadono sull'équipe del centro trapianti ricevente», ha sottolineato nei giorni scorsi l'Azienda sanitaria dell'Alto Adige. La famiglia del bimbo, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi, ha presentato un esposto e il caso è finito all'attenzione della Procura di Napoli, che ha avviato le indagini delegando gli accertamenti ai carabinieri. Sarebbe inoltre emersa un'ipotesi, ancora da accertare, secondo cui il trapianto sarebbe stato effettivamente eseguito; solo una volta impiantato il cuore, l'équipe medica del Monaldi si sarebbe accorta delle condizioni di inutilizzabilità dell'organo. I reati ipotizzati dalla Procura, al momento a carico di ignoti, sono omissione in atti di ufficio e lesioni colpose.

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