Il Tirreno

Il processo

Impagnatiello parla in aula: «Veleno a Giulia mentre dormiva, l’ho accoltellata al collo». I dettagli choc dell’omicidio – Video


	Alessandro Impagnatiello prima dell'udienza e Giulia Tramontano
Alessandro Impagnatiello prima dell'udienza e Giulia Tramontano

Il 30enne ex barman è in carcere per aver assassinato dalla fidanzata Giulia Tramontano, uccisa al settimo mese del loro figlio Thiago. Interrogato per oltre 6 ore ha riferito particolari inquietanti

27 maggio 2024
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Confessioni choc, riflessioni e una lettera di pentimento. Alessandro Impagnatiello nella mattina di lunedì 27 maggio è arrivato in aula dove, a un anno esatto dalla morte di Giulia Tramontano, ha risposto per la prima volta alle domande della procuratrice aggiunta Letizia Mannella e del pm Alessia Menegazzo. L’udienza si è conclusa dopo oltre 6 ore e riprenderà il 10 giugno.

L’orrore

Dopo la confessione davanti agli inquirenti e le dichiarazioni spontanee nella prima udienza del processo, l'imputato, davanti alla Corte d'Assise di Milano, ha raccontato come e perché ha ucciso la sua compagna, incinta di loro figlio Thiago. L’uomo che ha ucciso Giulia con 37 coltellate, il 30enne spavaldo che per mesi ha dato veleno per topi e ammoniaca alla donna che stava per renderlo padre, l’imputato che assiste a occhi bassi al processo, è uscito dalla gabbia per rispondere alle accuse di omicidio aggravato (dai futili motivi, dal vincolo della convivenza, dalla crudeltà e dalla premeditazione), occultamento di cadavere e interruzione di gravidanza per cui rischia l'ergastolo.

Le chat e le ricerche: “Quanto veleno per uccidere una persona”

Da dicembre del 2022, cioè sei mesi prima dell’omicidio di Giulia Tramontano, fino a pochi giorni prima del delitto del 27 maggio del 2023 le chat di Alessandro Impagnatiello restituiscono plurime ricerche sospette che per la procura di Milano dimostrano la premeditazione del delitto della 29enne incinta di Thiago. Nel cellulare di lui c’è una ricerca non databile con le parole chiave “ammoniaca feto”, mentre dal cellulare della vittime emerge come già il 9 dicembre del 2022 Giulia scrive al compagno e alla madre come l’acqua appena comprata avesse il sapore di ammoniaca. A metà dicembre la giovane scrive a mamma Loredana: «Gran bruciore di stomaco» e ancora «Stanotte lo stomaco mi ha ucciso…» e a marzo la vittima cerca online “rimedi per mal di stomaco in gravidanza”. Ammoniaca di cui l'ex barman alla sbarra si assicura che sia inodore e insapore. A partire dall’11 dicembre del 2022 l'imputato cerca, tramite motore di ricerca, “veleno topi incinta” oppure “veleno topi gravidanza”, un'altra ricerca non datate riguarda le parole “uccidere feto”. Il 7 gennaio del 2023 Impagnatiello guarda la pagina “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona”, veleno che sarebbe stato somministrato in bevande calde e la cui presenza viene rilevata dall’autopsia. E ancora, ricostruisce in aula uno dei carabinieri che ha fatto le indagini, il 5 marzo Impagnatiello cerca “veleni mortali fatta in casa” e il 13 maggio, pochi giorni prima dell’omicidio, fa ricerche sull’ingerimento di veleno.

Dopo l’omicidio la sintesi della partita sul cellulare

Dopo aver ucciso con 37 coltellate la compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, Alessandro Impagnatiello esce dalla loro abitazione di Senago e va sotto casa della donna con cui aveva una relazione parallela. Nell’attesa guarda gli orari del tram, sa che la giovane usa i mezzi pubblici (l’incontro non ci sarà mai), ma col cellulare guarda anche "la sintesi della partita Inter-Atalanta". È uno dei particolari che emerge in aula dalla testimonianza di uno dei carabinieri che ha lavorato all'indagine.

Tre giorni col cadavere della fidanzata

L'omicidio di Giulia è avvenuto, da quanto ricostruito dalle indagini, nella serata del 27 maggio del 2023. Alessandro Impagnatiello accoltella la compagna ben 37 volte, poi prova a bruciarla nella vasca da bagno. Il 28 maggio il corpo è nel box, qui tenta nuovamente di darle fuoco con la benzina, quindi nasconde la vittima, avvolta in buste di plastica in cantina, infine la riporta nel box per trasportarla la notte del 31 maggio (intorno alle 2,30) in un anfratto in viale Monterosa. Sono le testimonianze, ma anche le immagini delle telecamere - Impagnatiello esce «con due sacchi spazzatura gialla», viene spiegato durante l’udienza di lunedì 27 maggio – e quanto restituito dal luminol che permettono di stabilire le mosse dell'imputato che prima del delitto ha comprato anche una bottiglietta di cloroformio. Un delitto che l'ex barman ha cercato di nascondere mandando dei messaggi dal cellulare della compagna, ormai morta, ma anche quando è già in caserma per essere ascoltato. Qui, con accanto un carabiniere, mentre si cercava la compagna si dedica a cercare sul cellulare “Odori che possono dar fastidio ai cani”.

Le prime parole un aula: «Ho ucciso Giulia»

Alessandro Impagnatiello nella mattina del 27 maggio, in Corte d’Assise a Milano, inizia così: «Ho ucciso Giulia il 27 maggio, ho occultato il suo corpo. Questo processo mi sta aiutando a mettere a posto tasselli che erano sparsi e confusi nella mia testa, sono qui per esprimere la verità. Oggi sono una persona, lucida, consapevole, più consapevole di quando ho reso dichiarazioni lo scorso giugno», le parole rivolte al pubblico ministero e poi al gip Minerva durante l’interrogatorio. Impagnatiello in aula spiega inoltre: «Ho somministrato il veleno a Giulia due volte, nella prima parte di maggio, solo in due occasioni a distanza ravvicinata, non è stata una cosa duratura. Le ho messo il veleno nella bocca mentre dormiva, non per recare del danno, del male a Giulia, ma per provocare a Giulia un aborto».

«Ho costruito un castello di bugie»

Impagnatiello non si ferma e in aula confessa: «Ho costruito un castello di bugie in cui io stesso sono annegato». Il delitto è maturato quando l’ex barman ha iniziato una relazione parallela con una collega di lavoro. È un «castello di bugie» quello che mette su l’imputato per tenere in piedi entrambe le relazioni, tra le bugie c’è anche quella di non essere il padre del piccolo Thiago, mai nato. «Ho finto il test di Dna» a fine aprile confessa, per convincere l'altra donna a non interrompere la loro storia, ma le bugie ci sono anche su serate e ferie. «Continuavo ad alimentare questa doppia realtà, questa finta realtà nella mia testa» aggiunge l'imputato, reo confesso. «Quando Giulia mi disse che aspettava un bambino ho vissuto una completa altalena di emozioni contrastati: da una parte la gioia di costruire una famiglia con Giulia, dall'altra delle motivazioni personali e di coppia che ostacolavano un po’ la nostra relazione», continua Impagnatiello. La gravidanza è stata comunicata dalla 29enne «a fine novembre del 2022», mentre l’altra donna di Impagnatiello, la collega di lavoro con cui ha una relazione parallela, «annuncia la sua gravidanza (interrotta) a inizio del 2023». L’annuncio sembra spaventare l'imputato: «Giulia iniziava a lamentare particolarmente la mia forte presenza a lavoro, io ci tenevo alla carriera». All'altra donna, Impagnatiello mente: «le dissi che non ero io il padre. Per continuare a mantenere queste due strade le dissi che ero vicino a Giulia per supportarla, le dissi che aveva problemi, difficoltà, era instabile».

«Ero sconnesso»

È il pomeriggio del 27 maggio del 2023 quando Alessandro Impagnatiello attende a casa Giulia Tramontano, che aveva appena conosciuto l’altra donna dell’imputato. «Quel giorno ho fatto una serie sconnessa di azioni, giravo per casa – racconta Impagnatiello in aula – ho fumato per cercare di placare il trauma che stava subendo la mia testa. Il trauma per il lavoro, la mia immagine distrutta davanti al lavoro e alla famiglia, stavo perdendo Giulia. Nella mia testa si è creata una spaccatura, in quel momento in casa facevo tutto e facevo niente».

«L’ho colpita al collo»

In Corte d’Assise a Milano Impagnatiello entra anche nel dettaglio dell’omicidio. E ripercorre quegli attimi. «In cucina vedo questo coltello con cui Giulia stava tagliando le verdure, mi posiziono alle spalle di Giulia (che dalla sala si sposta alla cucina, ndr) e l’ho colpita all’altezza del collo, il numero di fendenti non è mai stata un’informazione a mia disposizione ma solo attraverso la tv, solo in cella con un servizio televisivo ho saputo di averle sferrato 37 colpi», racconta l’ex barman, che aggiunge come dopo aver ucciso Giulia «Con un’insensata follia, illogica, con pazzia totale cercai di far sparire, letteralmente sparire, il corpo di Giulia tentando di dar fuoco al cadavere. Ho trascinato il corpo dalla sala alla vasca da bagno, tentati di eliminare il corpo di Giulia con prodotti infiammabili, ho usato dell’alcol, Tentai nuovamente di dar fuoco al corpo di Giulia nel box». Impagnatiello continua: «C’era una minuscola parte di me», dopo l’omicidio di Giulia Tramontano che «era come se cercasse aiuto, come se cercasse di essere vista da qualcuno. Spostai il suo corpo lungo quattro rampe di scale in un'abitazione di più famiglie, in una giornata che e è esattamente quella di un anno fa in cui il sole tramonta più tardi. È come se cercassi che un vicino di casa mi vedesse». Impagnatiello poi parla di quando la fidanzata rientra a casa dopo il confronto avuto con l’altra donna, sono gli attimi prima della furia assassina. «La relazione tra noi era terminata, quel bambino sarebbe arrivato poco dopo e io non avrei avuto modo di conoscerlo. Continuava a dirmi che questo bambino non lo avrei più visto, andai in doccia per ripulirmi – pensavo alla distruzione sul posto di lavoro, con Giulia, di non vedere e veder crescere questo bambino – poi cercai di mangiare qualcosa, cercai di distrarmi con un panino, con qualcosa di pronto, non era mia intenzione mangiare ma solo tenermi occupato. Quando io ero in cucina lei era in camera da letto, quando io uscii dalla cucina entrò lei». Siamo alle 19.35 del 27 maggio del 2023. «Giulia stava preparando qualcosa per sé quando sentii un piccolo lamento, si era fatta male a un dito affettando dei pomodori. Di fronte al divano, nel cassetto del mobile in basso, c’erano anche dei cerotti. Le chiesi se avesse bisogno di aiuto ma non mi rispose, glielo richiesi ancora ma continuava a non rispondermi». È tra la sala e la cucina che Impagnatiello sferra con un coltello da cucina il primo colpo alla gola di Giulia.

«A pranzo da mia madre col cadavere in auto»

«Andai a pranzo da mia madre in auto, in auto c’era il cadavere di Giulia», svela in aula Alessandro Impagnatiello. L'ex barman, nel ricostruire il delitto di un anno fa a Senago, ammette anche l’acquisto di un carrello per spostare il corpo senza vita della donna incinta, «ho provato a spostare Giulia sul carrello, ma è impossibile collocare un corpo sul carrello», racconta il giovane che, più volte, confessa di aver cercato «in più occasioni di spostare il corpo di Giulia dalla cantina al box», prima di riuscire a caricarlo in auto e abbandonarlo poco lontano dalla loro abitazione. «Assolutamente nessuno mi ha aiutato a uccidere o a spostare cadavere, a mia madre e a nessuno ho svelato nulla».

Perché hai ucciso Giulia?

In Corte d’Assise è la pm Alessia Menegazzo a chiedere a Impagnatiello: «Perché hai ucciso Giulia?». E lui risponde: «È una domanda che mi sono fatto miliardi di volte e che continuerò a farmi altre migliaia di volte, è una domanda che non avrà mai risposta. Non ci sarà mai un motivo per questa violenza, questa aggressività.

La lettera

«Ti amo e darei la mia vita per te, darei la mia vita per far continuare la tua…». È una delle frasi contenute in una lettera di scuse scritta da Alessandro Impagnatiello per Giulia Tramontano. La missiva viene letta in aula dalla pm Menegazzo, è del 2022. «Se si dovesse presentare l’occasione darei la vita per te, è quello che avrei fatto per dimostrarle quanto fosse importante per me», dice il 30enne ex barman dal banco dei testimoni.

La mamma di Giulia

«Oggi è il giorno di Giulia, parlate di Giulia». Con queste parole Loredana Femiano, mamma di Giulia Tramontano ha lasciato l’aula della Corte d’Assise di Milano. La donna, insieme ai parenti, è uscita per raggiungere la stazione e tornare in provincia di Napoli, dove vive la famiglia Tramontano.

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