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L’immobiliarista Danilo Coppola arrestato ad Abu Dhabi, gli era stata sequestrata una villa da 15 milioni in Costa Smeralda

L’immobiliarista Danilo Coppola arrestato ad Abu Dhabi, gli era stata sequestrata una villa da 15 milioni in Costa Smeralda

Deve scontare una pena di sei anni e mezzo per fallimento

06 dicembre 2023
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Roma L'immobiliarista Danilo Coppola è stato arrestato ad Abu Dhabi: era destinatario di un ordine di esecuzione della pena emesso dalla procura di Milano, il 2 agosto del 2022. Deve scontare la pena residua di sei anni, cinque mesi e 12 giorni di reclusione per fallimento e altro. La cattura è stata eseguita dall’Interpol.

A quanto si apprende l'immobiliarista è stato portato in carcere in attesa che siano svolte le procedure per l'estradizione.

La villa da 15 milioni sequestrata in Costa Smeralda Nel 2019 la Guardia di finanza di Roma aveva sequestrato all'imprenditore Danilo Coppola una villa da 15 milioni di euro, a Liscia di Vacca. Si trattava di Villa Renè, una residenza storica della Costa, appartenuta a Renè Podbielsky, tra i soci fondatori del Consorzio Costa Smeralda. Coppola era stato coinvolto in precedenza nell'indagine sui 'furbetti del quartierino’. 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, avevano fatto emergere rilevanti anomalie in alcune operazioni commerciali realizzate dalla Faber immobiliare srl., società fondata da Coppola, dichiarata fallita nel 2017, quando non era più stata in grado di onorare debiti per oltre 12 milioni di euro, soprattutto nei confronti dell'Erario. Tra il 2004 e il 2005, la Faber era stata utilizzata per la compravendita di un complesso immobiliare a Velletri: lo stesso giorno in cui il bene veniva venduto ad altra società del gruppo, quest'ultima lo cedeva a una terza impresa per 23 milioni (il doppio del valore di acquisto). Circa 7 milioni incassati dalla Faber, - sempre secondo gli investigatori - venivano poi trasferiti con passaggi intermedi su un conto in Svizzera per finanziare proprio l'acquisto di Villa Renè (compresi l'abitazione del custode e un terreno di 12.500 metri quadri). La compravendita, formalmente effettuata da una società sempre riconducibile a Coppola, veniva conclusa con la controparte straniera per circa 3,5 milioni di euro previsti contrattualmente, più altri 7«in nero», bonificati su conti elvetici. Dopo la ricostruzione dei flussi finanziari, il gip di Roma aveva emesso il decreto di sequestro preventivo, eseguito col supporto del comando provinciale di Sassari.

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