Il Tirreno

La ricostruzione

La frenata, il volo, le urla, il fuoco: la strage di Mestre nelle parole del testimone e dell’operaio eroe

di Tommaso Silvi

	Il bus precipitato a Mestre
Il bus precipitato a Mestre

Sono 21 le vittime dell’incidente sul cavalcavia della Vempa. Sono morti anche due bambini. Leonardo era sul luogo della tragedia e ha sentito le richieste di aiuto poi ingoiate dalle fiamme dei passeggeri del bus volato per 30 metri prima dello schianto. Boubacar, 27enne gambiano, stava lavorando nelle vicinanze e ha salvato alcune vite estraendole dall’inferno. A Padova una bimba di 4 anni lotta tra la vita e la morte

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MESTRE. Ha 4 anni ed è arrivata in ospedale con il corpicino devastato dalle ustioni. Di lei per il momento si sa soltanto che si trovava sul bus della strage di Mestre. Volato per 30 metri giù da un cavalcavia e poi mangiato dalle fiamme: 21 morti, tra loro due bambini. E 18 feriti, di cui cinque in gravi condizioni. La piccola è ricoverata a Padova, in attesa di capire con chi fosse sull’autobus che svolgeva servizio navetta per il campeggio Hu di Marghera. I suoi genitori potrebbero essere tra quei 21 nomi che rimangono tragicamente scolpiti nel bollettino di uno degli incidenti più gravi della storia del Veneto, e più in generale del Paese, almeno nel recente passato. Cosa è successo sul cavalcavia della Vempa attorno alle 21 di martedì 3 ottobre? La Procura di Venezia ha aperto subito un fascicolo e gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire quegli attimi che hanno catapultato un gruppo di turisti in un inferno di fiamme e morte. Ci sarebbero alcuni testimoni, in particolare quattro persone di nazionalità tedesca sopravvissute. Anche grazie alle loro testimonianze è possibile tracciare una prima ricostruzione di quella che - purtroppo - è stata ribattezzata “La strage di Mestre”.

Il volo dal cavalcavia

Sono circa le 21 e un autobus con 40 turisti a bordo - molti di nazionalità straniera e diversi minori - sta percorrendo il cavalcavia della Vempa, a Mestre. La carreggiata è larga, la visuale buona, non ci sono cantieri e lavori in corso, come riferito dopo la tragedia dal ministro dei trasporti, Matteo Salvini. All’improvviso, però, il bus punta verso l’esterno. È fuori controllo, sfonda il guardarail e vola per trenta metri fino a schiantarsi sotto al cavalcavia. Alcuni automobilisti vedono tutto e si fermano. La scena davanti ai loro occhi è «apocalittica», come detto dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Subito dopo lo schianto il pullman prende fuoco. Una donna col cellulare filma la scena dall’alto: si vedono le fiamme e le lamiere del bus, si sente la sua voce in preda all’incredulità. «È appena caduto un autobus dal ponte», ripete mentre sotto di lei si scatena l’incendio che avvolge sempre di più il pullman. Nell’arco di pochi minuti arrivano decine di soccorritori, vigili del fuoco e forze dell’ordine. La sensazione è terribile fin da subito: quel bus accartocciato in mezzo al fuoco è il simbolo di una strage che in poco tempo da presentimento si materializza in cruda realtà.

Come è potuto succedere?

Tra i primi ad arrivare sul posto il sindaco di Venezia. Le sue parole sono terribilmente chiare: «Abbiamo già contato una ventina di morti, ma il bilancio è destinato a salire». I vigili del fuoco lottano contro le fiamme e contro il tempo per cercare di salvare più vite possibile. Stando alle prime ricostruzioni alla base dell’incidente ci sarebbe un malore improvviso accusato dall’autista, un 40enne italiano con un’esperienza di 6-7 anni alla guida di bus come quello di Mestre. Anche lui tra i morti della strage. Avrebbe quindi perso conoscenza, mollando il volante. Mentre i passeggeri gridavano spaventati prima di precipitare nel vuoto.

Chi c’era sul pullman

Tra le 21 vittime ci sono ucraini, un francese, un croato e un tedesco. Lo ha detto il prefetto di Venezia, Michele Di Bari, attorno all’una di notte di mercoledì 4 ottobre, comunicando in tv il bollettino «definitivo» - così lo ha definito - dell’incidente. Sul bus - nuovo e alimentato col sistema ibrido, che si avvale anche dell’energia elettrica - viaggiava una quarantina di turisti. Anche se non è ancora stato dichiarato ufficialmente, sarebbero tutti stranieri. La maggioranza di loro - anche in questo caso manca l’ufficialità - sarebbe di origine ucraina. Il pullman, stando a quanto si apprende, faceva la navetta per il “Hu Venezia camping in town”, struttura ricettiva del Gruppo Human Company. Proprio dal Gruppo è arrivata una nota nelle ore successive alla tragedia in cui viene espresso «il più profondo cordoglio e la massima vicinanza ai familiari dei passeggeri del bus. Siamo in contatto con la direzione sanitaria degli ospedali e con le autorità competenti per aggiornamenti sull'evolversi della situazione e sulle condizioni di salute dei feriti», sottolinea il Gruppo Human Company.

Le indagini

La procura della Repubblica di Venezia ha aperto un fascicolo d'inchiesta, per ora contro ignoti. Sul posto per i rilievi sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Venezia, la polizia ferroviaria, la stradale, i carabinieri e la polizia locale. Gli inquirenti stanno ascoltando come persone informate sui fatti quattro superstiti di nazionalità tedesca, rimasti feriti lievemente. Nel rogo sembrerebbe che siano andati completamente distrutti i sistemi di videosorveglianza interni all'autobus. Alcune telecamere per il controllo dei flussi di traffico, al vaglio degli investigatori, potrebbero contribuire a chiarire la dinamica della tragedia.

La testimonianza

Si chiama Leonardo e al momento dello schianto del bus dopo il volo dal cavalcavia si trovava in un locale nelle vicinanze della tragedia. Si è subito precipitato sul luogo della tragedia attirato dai rumori. «Ho sentito una forte frenata, pensavo che fosse un treno. Poi il rumore dell'impatto, un tonfo. Mi sono allarmato e affacciandomi ho visto il fumo e sentito persone urlare aiuto». Il racconto di Leonardo prosegue: «Mentre stavo raggiungendo l'autobus, le urla si sono trasformate in un silenzio tombale raccapricciante, che mi ha bloccato il sangue. Volevo aiutare ma sono stato bloccato da un mio amico e da una poliziotta, perché l'autobus era ancora in fiamme e a rischio di esplosione. Sono poi rimasto lì fino all'arrivo dei soccorsi, che sono arrivati dopo una ventina di minuti», conclude.

Operai eroi

Ci sono due giovani operai Fincantieri tra gli eroi della tragedia di Mestre. I due, che lavorano nelle vicinanze del luogo della strage, appena si sono resi conto dell'accaduto si sono precipitati sul posto per aiutare nei soccorsi e sono riusciti a liberare alcune persone che erano rimaste imprigionate nel bus precipitato dal cavalcavia. Uno dei due, Boubacar Toure, un 27enne arrivato dal Gambia per lavorare in Italia, ha raccontato al Gazzettino di aver estratto una bambina e di aver soccorso tre o quattro persone che erano a bordo e anche un cane. «Ho visto anche l'autista, era già morto - ha raccontato -. I soccorritori mi hanno detto di pensare ai vivi, ai feriti, e l'ho aiutato ad estrarre quelle persone».

Il lutto e il bilancio definitivo

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, fa sapere che i feriti sono 18: nove ricoverati a Treviso, sei a Mestre, uno a Padova, uno a Dolo, uno a Mirano. Tra loro ci sono quattro minori, compresa la bimba di 4 anni che lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Padova. Zaia inoltre ha annunciato che «domani (mercoledì 4 ottobre, ndr) in tutte le sedi regionali del Veneto verranno esposte le bandiere a mezz’asta, in segno di lutto pubblico dopo il gravissimo incidente avvenuto a Mestre. Invito anche tutti gli i Comuni e gli enti locali ad adottare questa forma di cordoglio per le vittime e vicinanza ai feriti». Circa quattro ore dopo l’incidente arriva il bilancio definitivo. Direttamente dal prefetto Michele Di Bari. «Il bilancio è confermato di 21 morti. 18 i feriti, di cui 5 gravi. Tra di loro ci sono ucraini, un francese, un croato e un tedesco».

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