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In Maremma due decessi con il West Nile: i ricoverati sono stati dieci in pochi mesi – Cosa c’è da sapere

di Ivan Zambelli
Un momento del convegno
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Un momento del convegno

Nel territorio dell’Asl Toscana sud est, che comprende anche Arezzo e Siena, registrati 28 casi dall’inizio dell’anno. Al convegno in Provincia a Grosseto il punto sulla diffusione e sulle strategie di prevenzione

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GROSSETO. Con il West Nile si può morire. Sono infatti due i decessi avvenuti in Maremma nell’arco di poche settimane, tra settembre e ottobre. Entrambi anziani, ricoverati all’ospedale dopo aver contratto la malattia trasmessa da zanzare infette nel corso di una stagione anomala, vista l’impennata dei contagi e che ha portato ad alzare l’attenzione delle istituzioni.

I due decessi

Il primo decesso era stato infatti registrato il 23 ottobre: Velio Giuggioli, 93 anni, era deceduto dopo una settimana di ricovero. Ma a distanza di qualche giorno si è verificato un secondo caso, sempre in provincia di Grosseto. Anche in questo caso la vittima era un anziano ultraottantenne, già affetto da alcune patologie pregresse.

Si tratta, in ogni caso, di due novità per la Maremma, dove fino allo scorso anno il virus aveva registrato pochi casi, peraltro lievi. Tant’è che già nel corso dell’estate l’aumento dei casi – e delle ospedalizzazioni – avevano rappresentato un primo campanello d’allarme, tra disinfestazioni e misure sanitarie una volta accertati i casi.

L’incontro

Per questo il convegno che si è tenuto ieri mattina, 29 ottobre, nella sala consiliare del palazzo della Provincia assume un ulteriore importanza, anche alla luce dei dati forniti dall’Asl Toscana sud est, che ha fatto il punto sulla diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare e soprattutto sulle strategie di prevenzione.

Date e numeri

Dal 1° gennaio al 15 ottobre, nell’intero territorio dell’azienda sanitaria sono stati registrati 28 casi di West Nile, 10 dei quali in provincia di Grosseto. Tutti i pazienti maremmani hanno sviluppato la forma neuroinvasiva della malattia, ovvero quella più grave, che può interessare il sistema nervoso centrale. E di questi, due sono appunto deceduti. Complessivamente nel Grossetano sono state gestite 13 segnalazioni di arbovirosi, comprendendo anche altre infezioni di origine non autoctona. Si tratta di un quadro ben diverso rispetto al passato.

Secondo i bollettini dell’Istituto superiore di sanità nel 2025 i casi di West Nile in provincia erano stati appena tre, mentre negli anni precedenti – almeno fino al 2020 – non risultavano infezioni umane segnalate in provincia. Insomma una situazione non trascurabile, se si considera che nonostante l’arrivo dell’autunno le zanzare continuano a essere presenti, specie nelle ore serale e notturne.

L’incontro in Provincia, dal titolo “Il controllo delle arbovirosi”, ha riunito professionisti dell’Asl, dell’istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, del Consorzio di Bonifica 6 e delle amministrazioni comunali, mettendo in pratica l’approccio “One Health” che considera insieme la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente.

L’obiettivo era fare il punto su quanto accaduto nel 2026 e su cosa occorre cambiare nelle strategie di contrasto alle arbovirosi, le malattie trasmesse dai vettori come le zanzare, a partire appunto dal West Nile. Gli interventi hanno poi ricostruito l’impegno, in termini di azioni e risorse, che la gestione di ogni singolo caso richiede: dalla notifica all’indagine epidemiologica, dalla sorveglianza su zanzare e animali serbatoio fino all’indagine ambientale, alle ordinanze e agli interventi di disinfestazione, nel quadro del piano regionale di contrasto alle arbovirosi.

Il direttore Giorgio Briganti

«Il 2026 ci ha mostrato con chiarezza quanto le arbovirosi siano ormai una realtà concreta anche nel nostro territorio – ha sottolineato Giorgio Briganti, direttore del dipartimento della prevenzione della Asl Toscana sud est – Dietro la prevenzione e la gestione di ogni singolo caso c’è una macchina complessa che coinvolge molti soggetti diversi. Per questo non possiamo limitarci a reagire quando l’emergenza è già in corso: dobbiamo investire sulla prevenzione, lavorando insieme alle amministrazioni comunali, alla Regione Toscana, a chi gestisce il territorio, le acque e l’ambiente. Solo un lavoro coordinato e integrato può garantire una risposta puntuale ed efficace».

La seconda parte è stata dedicata al necessario cambio di prospettiva, sempre in coerenza con quanto indicato nel piano regionale: il passaggio dal modello dell’emergenza a quello di una prevenzione sostenibile. Questo cambio di prospettiva è stato illustrato tramite l’esempio di Castiglione della Pescaia e della riserva naturale della Diaccia Botrona, dove una corretta gestione del territorio ha contribuito a contenere il fenomeno.

«Il virus West Nile ci pone di fronte a una sfida che non possiamo affrontare soltanto quando si manifestano i casi – ha spiegato il presidente della Provincia Francesco Limatola – ma richiede programmazione, prevenzione e una costante attenzione alla salute pubblica e all’ambiente». 

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