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Tribunale

Grosseto, minacce col coltello al cassiere del supermercato: in due condannati per rapina

di Pierluigi Sposato

	L’ex Carrefour di via Scansanese dove il 25 marzo 2025 era avvenuta la rapina
L’ex Carrefour di via Scansanese dove il 25 marzo 2025 era avvenuta la rapina

Erano entrati all’ex Carrefour portando via quasi 500 euro. Individuati in un hotel, erano stati fermati

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GROSSETO. Erano entrati nel supermercato con il volto coperto da cappellini, sciarpe e cappucci. Avevano portato via - minacciando il cassiere con un coltello - quasi 500 euro, per l’esattezza 489,91 euro. Subito fuggiti, non soltanto erano rimasti in zona ma si erano fermati in un bar vicino, a volto scoperto, sotto l’occhio di una telecamera. E per i carabinieri era stato facile fare due più due, arrivando prestissimo alla loro identificazione: sottoposti a fermo, erano finiti in carcere.

Adesso il processo. Per la rapina a mano armata commessa il 25 marzo dell’anno scorso all’allora Carrefour di via Scansanese, sono finiti sotto accusa Alessandro Demurtas, 21 anni, e Nicola Nieddu, 30 anni, adesso entrambi ai domiciliari. Processati con il rito abbreviato, sono stati condannati il primo a un anno, sette mesi e otto giorni, più 590 euro, il secondo a un anno, cinque mesi e 23 giorni con 445 euro di multa. Entrambi dovevano rispondere della rapina: Demurtas avrebbe afferrato il cassiere alle spalle stringendogli un braccio intorno al collo e l’altro braccio sul viso per immobilizzarlo, sotto la minaccia del coltello ( «Apri il cassetto, dammi tutti i soldi e muoviti»); Nieddu avrebbe aiutato Demurtas a immobilizzare il cassiere, forzando la cassa e portando via il denaro; lo stesso Demurtas doveva rispondere del porto abusivo del coltello, tipo pattada sarda con punta acuminata, a serramanico con estrazione manuale della lama. L’accusa aveva chiesto tre anni e sei mesi con mille euro per Demurtas, tre anni, quattro mesi e 889 euro per Nieddu, sollecitando anche il riconoscimento della lieve entità. Il difensore di Demurtas (avvocato Marcello Caddori per il collega Fabio Costa) ha invocato il riconoscimento della posizione minore. Lo stesso Caddori, per Nieddu, l’esclusione della recidiva contestata a entrambi. Il giudice Giuseppe Coniglio ha invece evidenziato la collaborazione e la coordinazione tra i due imputati nell’esecuzione della rapina, nonché la rapidità, sintomo di una tecnica collaudata e di un identico grado di partecipazione e coinvolgimento. Inapplicabili le attenuanti generiche, anche perché entrambi hanno violato le misure cautelari, costringendo il gip a un aggravamento. Il giudice ha comunque riconosciuto che il fatto, pur se grave, non è stato commesso con modalità efferate: nessuna lesione, entità modesta del bottino. Il danno è stato risarcito (non c’è stata costituzione di parte civile) e il giudice ne ha preso atto per graduare la pena, ritenendo le attenuanti prevalenti sulle aggravanti. A entrambi è stata comunque revocata la sospensione di pene precedenti (sentenze del 2024 e del 2022).La rapina era avvenuta poco dopo le 17 di quel 25 marzo. Cassiere e direttore avevano chiarito la dinamica, i carabinieri ne avevano trovato riscontro nelle immagini, sia quelle interne al supermercato sia quelle di un bar vicino. Inoltre, i militari avevano trovato in via Meucci, in un carrello abbandonato, una felpa identica a quella indossata da uno dei due rapinatori. I due erano stati in quello stesso bar sia prima sia dopo il colpo: erano vestiti in modo identico ai soggetti che avevano minacciato il cassiere portando via l’incasso. I carabinieri avevano confrontato quelle immagini con i profili Instagram trovati attraverso una ricerca sul social network e avevano verificato la corrispondenza con le identità di Demurtas e di Nieddu. Sarebbe stato Demurtas a liberarsi della felpa nella fuga verso l’Ombrone, così come era stato indicato dal direttore del supermercato. Dai nomi, i militari erano risaliti all’hotel in città in cui i due stavano alloggiando: si erano precipitati per una perquisizione e nella camera avevano trovato un coltello (lama 8, 5 centimetri) ritenuto identico a quello impugnato da Demurtas nel supermercato. E c’erano anche gli indumenti che i due avevano addosso durante la rapina. Era scattato il provvedimento di fermo di indiziato. I carabinieri avevano ricostruito nei dettagli tutti gli orari di quel pomeriggio, superando anche le sfasature dei minuti tra un impianto e l’altro, individuando quasi istante per istante i movimenti di Demurtas e Nieddu prima e dopo il colpo.l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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