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Un cognome, una garanzia: i due fratelli Maldini in Serie A – La soddisfazione del babbo: «Grandi emozioni da entrambi»

di Michele Nannini

	Marco a sx e Mattia dx, i due fratelli Maldini insieme al babbo Alessandro al centro
Marco a sx e Mattia dx, i due fratelli Maldini insieme al babbo Alessandro al centro

Mattia, 23 anni, è un esterno di nascita e formazione follonichese tesserato nel Castiglione, serie A1 a rotelle; Marco, 16 anni, è da qualche giorno un calciatore in forza al Monza, serie A di calcio

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FOLLONICA. Probabilmente è un record assoluto quello di Alessandro Maldini, follonichese con due figli nella serie A di due sport differenti, l’hockey su pista e il calcio. Mattia, 23 anni, è infatti un esterno di nascita e formazione follonichese tesserato nel Castiglione, serie A1 a rotelle; Marco, 16 anni, è da qualche giorno un calciatore in forza al Monza, serie A di calcio, approdato in Brianza dopo un percorso iniziato a Follonica e proseguito a Livorno, Venturina e Pontedera. E il cerchio è chiuso, fra l’altro in una città come Monza nella quale l’hockey ha una forte e storica tradizione (14 scudetti).

Il passaggio al Monza

Marco, spiega il padre Alessandro (un passato da allenatore di calcio nelle storiche squadre cittadine del Follonica Mare, nel Follonica Tioxide e non solo) è un giocatore del Monza ma probabilmente sarà destinato a farsi un po’ di esperienza altrove. «Sicuramente non ci aspettavamo tutto questo clamore. Per Marco il salto è enorme, la società è importante e ben strutturata ma bisogna andarci piano, rimanere umili che di tempo davanti ce n’è ancora tanto». Certo è che un Maldini, dopo Daniel figlio di Paolo, torna in biancorosso fa comunque notizia. Ma qui siamo nel campo della pura coincidenza. «Non siamo parenti con la famiglia di Daniel Maldini - sorride Alessandro - e loro non sanno chi siamo. Fra l’altro è già capitato in questi due anni: quando Marco era spesso convocato nella rappresentativa nazionale di categoria in tanti sui social notavano il suo cognome scrivendo subito "si chiama Maldini, è un raccomandato", ma tutto quello che ha raggiunto lo ha fatto per il suo impegno sul campo».

L’hockey su pista 

Famiglia da sempre follonichese, quando prima Mattia e poi Marco hanno iniziato a prendere confidenza con lo sport la scelta non poteva che essere quella dell’hockey su pista. «A Follonica l’hockey è da sempre lo sport cittadino - continua - ma tutti e due per un po’ di tempo hanno praticato entrambe le discipline. Mattia verso i 12 anni iniziò a essere competitivo e quindi scelse l’hockey ma era bravo anche col pallone fra i piedi. Ha grinta e carattere ma nell’hockey era più forte, e poi c’era tutto il suo gruppo di amici. Marco ha iniziato con Elena Brizzi e pattinava meglio di Mattia, era più naturale; a fine corso però si è reso conto che era una disciplina molto complessa visto che oltre al pattino c’è la stecca e la pallina, così ha scelto il calcio dove si divertiva di più e dai 6 anni si è dedicato solo a quello. In ogni caso entrambi hanno scelto di loro volontà come proseguire».

Sacrifici e famiglia

Da lì sono iniziati anni importanti e complessi per la famiglia Maldini. «Mi emozionano tutti e due nella solita maniera, Mattia ha fatto tutta la trafila nel Follonica Hockey, sempre convocato nelle nazionali giovanili, ci ha dato e si è preso parecchie soddisfazioni anche se dicono tutti che è uno sport minore; il calcio è sicuramente più seguito e ha più interesse ma per me non ci sono differenze, sono i ragazzi e quello che fanno a essere importanti». In questi anni, riconosce, «abbiamo fatto tanti sacrifici per entrambi: nell’hockey specie nelle giovanili le famiglie sono importantissime, adesso Mattia ha già 23 anni, un lavoro e il suo mondo sportivo è quello maremmano; nel calcio invece è tutta un’altra storia, Marco a Pontedera ha vissuto una situazione d’eccellenza ma per noi era comunque un sacrificio, è andato via di casa a 14 anni. I pensieri ci sono ma questo è il suo sogno e cerchiamo di assecondarlo. Adesso - conclude Alessandro - siamo nel cuore del calcio italiano, il Monza, nel quale ci sono ancora dirigenti dei tempi di Berlusconi e Galliani». Il padre racconta un’altra coincidenza: «Il primo amore sportivo di Galliani è stato l’Hockey Club Monza ai tempi di Livramento. È una società seria che già da marzo lo seguiva. Fra l’altro sapevano anche che il fratello Mattia gioca in serie A di hockey. Nonostante altre richieste la scelta è stata abbastanza facile».

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