Il Piombo etrusco di Magliano torna a casa dopo 140 anni: dal ritrovamento alla mostra dove tutto è cominciato
Quinta iscrizione per lunghezza mai ritrovata, da oggi la mostra curata dal direttore del museo archeologico nazionale di Firenze, Daniele Federico Maras
MAGLIANO. Se conosciamo e comprendiamo almeno in parte la lingua degli Etruschi lo dobbiamo anche a un oggetto ritrovato nelle campagne di Magliano a fine Ottocento e che finora non è mai stato esposto lì dove la sua storia è cominciata.
Questo è indubbiamente uno dei motivi che rende di particolare interesse la mostra temporanea che viene inaugurata oggi pomeriggio nel museo archeologico di Magliano e che sarà visitabile fino all’11 ottobre. Il Museo archeologico nazionale di Firenze (Maf) ha deciso di “riportare a casa” nella sua Magliano il cosiddetto Piombo o Disco di Magliano (la prima definizione è quella ritenuta più corretta dagli esperti): un disco di metallo di circa 8 centimetri di diametro che presenta un’iscrizione a spirale su entrambe le facce. L’iscrizione riporta alcune prescrizioni per azioni o riti da compiere per alcune divinità etrusche. Databile alla metà del V secolo a. C., il Piombo di Magliano con le sue settanta parole è la quinta iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta dopo il Libro di lino della Mummia di Zagabria, la Tegola di Capua, la Tavola di Cortona e il Cippo di Perugia. Rappresenta una testimonianza eccezionale della cultura e della religione etrusca e del ruolo centrale che la scrittura ebbe in questa civiltà, contribuendo alla nascita dell’alfabeto latino utilizzato ancora oggi.
«Finalmente il Piombo esce dalla leggenda e torna a casa – dice con soddisfazione il direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras, in carica dal 2024 – Finora i maglianesi e i maremmani ne hanno sentito parlare o ne hanno letto nelle guide o nei libri ma solo chi è stato da noi a Firenze lo ha visto di persona». L’allestimento risponde a una strategia culturale precisa del museo, quella di creare un legame tra un oggetto simbolico di un territorio e la sua comunità di riferimento, stimolando il senso di appartenenza. «Lo abbiamo già fatto – spiega Maras – con altri reperti come ad esempio nel caso della famosa Chimera di Arezzo in occasione delle celebrazioni vasariane. Negli ultimi due anni il nostro museo ha allestito diverse mostre (Arezzo ma anche Vetulonia, Rosignano Marittimo e Bibbona) con il desiderio di riunire gli odierni abitanti dei luoghi etruschi attorno alle nostre collezioni, attraverso oggetti dal forte valore identitario che rafforzano così la propria relazione con le persone». La “trasferta estiva” dell’eccezionale reperto è possibile anche perché la sezione del museo fiorentino che lo ospita, il museo topografico dell’Etruria, è attualmente in fase di riallestimento. Ma quando il Piombo di Magliano tornerà di nuovo a Firenze nella sua collocazione abituale qua non lascerà un vuoto ma qualcosa di prezioso come conferma lo stesso Maras. «Progettando la mostra – dice il direttore del Maf – abbiamo fatto sì che la sala della mostra diventasse in modo permanente la sala dedicata al Piombo e alla scrittura etrusca come sezione a sé del museo. Il reperto è stato sottoposto a una scansione laser e continuerà a essere presente nel museo anche dopo il rientro dell’originale a Firenze grazie a una stampa 3D e a un elaborato video realizzati dall’istituto di Scienze del patrimonio culturale del Cnr di Firenze. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al fatto che da parte del museo archeologico di Magliano e del Comune di Magliano in Toscana abbiamo trovato piena collaborazione e entusiasmo».
Per Maras c’è anche una ragione professionale, al di là del suo ruolo istituzionale, che lo lega particolarmente a questa esposizione: Maras è un etruscologo e tra i suoi ambiti di interesse e ricerca c’è proprio l’epigrafia etrusca. Per un esperto il Piombo è affascinante ma anche carico di interrogativi. La scelta dell’iscrizione a spirale potrebbe essere ad esempio solo dettata dalla forma tondeggiante del supporto ma potrebbe anche avere un significato simbolico o rituale. «Mancando il contesto si possono fare solo delle ipotesi – dice il direttore del museo fiorentino – Il dato di fatto è che per leggere l’iscrizione bisogna tenere in mano il disco e ruotarlo».
La mostra dal titolo “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca” viene inaugurata oggi alle 18,30 al museo archeologico di Magliano e può essere visitata gratuitamente fino all’11 ottobre. La mostra, curata dallo stesso Maras, è realizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cr Firenze. Gli allestimenti sono dello studio fiorentino Deferrari+Modesti. Nei mesi di luglio e agosto il museo è aperto tutti i giorni dalle 9,30 alle 11,30 e dalle 18,30 alle 22,30.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=514517c)