Pisa, giovani punte alle natiche con una siringa: condannato a tre anni
Il 52enne giudicato colpevole di violenza sessuale di minore gravità. Alle vittime risarcimenti provvisori di 10mila euro
PISA. Tre anni di reclusione senza sospensione condizionale e un risarcimento provvisorio di 10mila euro per ognuna delle due vittime costituitesi parti civili, oltre alle pene accessorie e al pagamento delle spese processuali.
La sentenza
È il contenuto della sentenza di condanna in rito abbreviato che il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pisa Giovanni Zucconi ha emesso ieri – 10 luglio – nei confronti di Simone Baroncini, 52 anni di Pisa, già condannato a 16 anni per il femminicidio della 20enne Vanessa Simonini avvenuto a Gallicano il 7 dicembre 2009 e stavolta accusato di violenza sessuale per aver punto alle natiche con un ago da siringa tre giovani donne in tre occasioni distinte, avvenute a Pisa tra settembre del 2024 e gennaio del 2025.
Episodi di “needle spiking” inizialmente qualificati come lesioni personali, ma che nel corso delle indagini sono stati ricondotti a un movente sessuale in relazione al materiale emerso dai dispositivi sequestrati a Baroncini: foto dei posteriori di donne scattate di nascosto, ricerche web sulle punture alle natiche e materiale pornografico riconducibile al genere. L’imputato, difeso dall’avvocato Fabrizio Bianchi, è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale – e non per lesioni come richiesto dalla stessa difesa – ma nella fattispecie di minore gravità. Ed è proprio questo il motivo della quantificazione della pena a 3 anni, invece dei 5 richiesti dal pubblico ministero Lydia Pagnini. Una sfumatura che oltre a contenere la durata della reclusione (già ridotta di un terzo per l’abbreviato), consente al 52enne attualmente sottoposto a obbligo di dimora a Volterra – misura cautelare di cui la difesa ha chiesto la revoca o la sostituzione – di poter accedere a benefici penitenziari altrimenti preclusi.
L’ultimo passaggio istruttorio prima della discussione è stato l’esame dello psichiatra che ha effettuato la perizia sulla capacità di intendere e di volere di Baroncini, ritenuto capace di autodeterminarsi con conseguente esclusione dell’ipotesi di un proscioglimento per infermità mentale.
La ricostruzione
Tutto cominciò con la denuncia di due giovani, all’epoca 23 e 21 anni, che nel weekend tra il 18 e il 19 gennaio 2025 furono punte alle natiche da un ago da siringa da un uomo incappucciato, di mezza età, sul cavalcavia di San Giusto e in viale Bonaini. Le indagini portarono poi a collegare i due fatti a un precedente, accaduto il 14 settembre del 2024, in Lungarno Buozzi, quando una trentenne era stata punta da un ago mentre passeggiava.
In mezzo mesi di panico e irrequietudine, respirati in città soprattutto dalle giovani donne che hanno temuto di poter subire la stessa violenza. A Baroncini si arrivò dalle immagini della videosorveglianza cittadina, l’uomo poi venne riconosciuto in fotografia da una delle vittime e i riscontri parafiliaci emersi dagli accertamenti sull’indagato diedero manforte all’impianto accusatorio.
Elementi che l’avvocato della difesa ha messo in dubbio nella sua arringa, parlando di un quadro indiziario che non avrebbe potuto superare il “ragionevole dubbio”. In particolare, secondo il legale, i fotogrammi dell’aggressore estratti dalle telecamere di sorveglianza della città non sarebbero compatibili coi dati dei tabulati telefonici di Baroncini, che ad esempio nel caso del primo “agguato” sarebbe stato al telefono – agganciato alla cella di viale Gramsci – nel solito istante del pomeriggio in cui il presunto molestatore sarebbe stato immortalato senza telefono
Osservazioni che non sono bastate ad evitare la condanna. La difesa ritiene di aver già ottenuto un buon risultato, ma ha annunciato che farà ricorso in Appello.
All’udienza finale hanno presenziato tutti: Baroncini e le vittime, due delle quali rappresentate dagli avvocati Andrea Fulceri e Isabella Saba. «Siamo pienamente soddisfatti dalla sentenza che ha confermato l’ipotesi di violenza sessuale e ha pienamente rappresentato la gravità dei fatti – le parole dell’avvocato Fulceri – Questo esito conferma l’importanza di denunciare e avere fiducia nella Giustizia. Auspichiamo che le vittime possano ritrovare presto serenità e lasciarsi questa brutta vicenda alle spalle».
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