Grosseto, minaccia ex compagna e figlia: «Do fuoco alla sua macchina e la ammazzo» – Condannato un 48enne
L’uomo è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione per il reato di atti persecutori: per sette anni la donna anni avrebbe vissuto una relazione segnata da minacce e aggressioni
GROSSETO. Per sette anni avrebbe vissuto una relazione segnata da minacce, aggressioni e continue intimidazioni, spesso quando lui era sotto l’effetto dell’alcol. Un’escalation culminata tra Natale e l’Epifania dell’anno scorso, dopo che la donna aveva deciso di lasciarlo: ancora minacce di morte a lei e alla figlia minorenne, tentativi di entrare in casa, persino il progetto di incendiarle l’auto con lacune bottiglie riempite di benzina.
La condanna
Per questo il giudice del tribunale di Grosseto Giuseppe Coniglio, ha condannato un uomo di 48 anni (le cui generalità non verranno riportate dato il coinvolgimento di minori nella vicenda) a 1 anno e 8 mesi di reclusione per il reato di atti persecutori, cioè stalking. La sentenza è stata pronunciata il 22 giugno al termine del rito abbreviato richiesto dalla difesa. Il pubblico ministero era Salvatore Nuzzo. La vicenda si concentra soprattutto tra Natale e Capodanno dello scorso anno, ma secondo quanto ricostruito nella sentenza i comportamenti vessatori andavano avanti da tempo, fin dagli albori della relazione. La donna ha raccontato agli inquirenti una relazione caratterizzata da aggressioni, minacce e violenze, spesso legate all’abuso di alcol da parte dell’uomo. Un quadro che il giudice ritiene confermato dalle testimonianze raccolte e dagli interventi delle forze dell’ordine.
L’episodio culminante
Già la sera della vigilia di Natale le aveva sbattuto ripetutamente la testa contro il muro. Ma poi l’episodio culminante si è verificato il 31 dicembre, mentre in casa c’erano degli ospiti. Dopo l’ennesima lite (e minacce ai presenti) per il suo stato d’ebbrezza già nel pomeriggio, la donna ha deciso di interrompere la convivenza invitandolo a lasciare l’abitazione. Poche ore più tardi è tornato e si è seduto a tavola, per cena. Ma sempre con l’atteggiamento minaccioso: prima avrebbe intimato alla figlia minore della compagna «devi soffocarti, devi stare zitta, non parlare a tua madre, la ammazzo», per poi scagliare un bicchiere verso il volto della donna. Le due riuscirono ad allontanarlo, ma la serata non è finisce lì. Verso mezzanotte, mentre madre e figlia erano uscite per festeggiare il Capodanno, l’uomo le ha seguite, continuando a minacciarle di morte. Rientrate velocemente a casa in un momento in cui l’uomo era distratto, alle tre del mattino furono svegliate da forti colpi contro la porta dell’appartamento. L’uomo stava tentando di entrare con la forza, danneggiando l’ingresso. Solo l’arrivo della polizia ha evitato conseguenze peggiori. Ma anche questo non è bastato. Tornato la mattina seguente, anche in quell’occasione avrebbe provato a sfondare la porta, rendendo inutilizzabile la serratura e costringendo la vittima a bloccare l’ingresso con un tavolo. Intervennero di nuovo le forze dell’ordine, che lo individuarono mentre si allontana.
La scena più inquietante
Il 5 gennaio arriva l’episodio più inquietante dell’intera vicenda. L’uomo si era fatto accompagnare a un distributore di carburante per riempie due bottiglie di benzina, manifestando apertamente l’intenzione di incendiare l’automobile della ex compagna. A fermarlo sono state alcune persone presenti, tra cui il figlio, che riuscirono a sottrargli le bottiglie e ad allertare i carabinieri. Secondo quanto riferito dal figlio agli investigatori, il padre avrebbe pronunciato parole inequivocabili: «Io lo devo fare, la testa mi dice che lo devo fare, io vado sotto casa e do fuoco alla sua macchina». All’arrivo dei militari una bottiglia risulta ancora piena di carburante. In quella circostanza l’uomo è stato arrestato, confermando due giorni dopo la custodia in carcere.Il giudice ha sottolineato l’attendibilità della donna, il cui racconto è stato confermato da testimonianze, interventi delle forze dell’ordine. Le condotte dell’imputato vengono definite «assillanti, reiterate, minacciose e violente», tali da costringere la vittima a rivolgersi più volte alle forze dell’ordine. Il giudice ha evidenziato inoltre come le minacce di morte, gli appostamenti, i pedinamenti e il tentativo di incendiare l’auto abbiano provocato nella donna un grave e perdurante stato d’ansia e un fondato timore per la propria incolumità e delle figlie. Circostanze che hanno portato alla condanna per stalking. Coniglio ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche, considerando il percorso di disintossicazione in carcere.
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