Il Tirreno

Grosseto

Doppio colpo

Grosseto, scrocconi all’assalto nei ristoranti: in quattro si scolano un Brunello (da 1.500 euro) e scappano senza pagare

di Elisabetta Giorgi

	Pier Nello Cicaloni (Tre lampioni). A dx dall'alto i clienti di Cicaloni ripresi prima di scappare e la lista dei vini nel ristorante Maremmabona
Pier Nello Cicaloni (Tre lampioni). A dx dall'alto i clienti di Cicaloni ripresi prima di scappare e la lista dei vini nel ristorante Maremmabona

È successo al ristorante Maremmabona di Roselle. Ai Tre Lampioni altri 4 mangiano avidamente, fingono di andare a fumare e fuggono via: appello di Cicaloni

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GROSSETO. I clienti mangiano ai quattro palmenti, brindano e spariscono. Due episodi ravvicinati, avvenuti tra Grosseto e Roselle, riaccendono i riflettori su un fenomeno che i ristoratori ben conoscono e che pesa non poco sui bilanci delle attività: clienti che consumano e non pagano (scappano), o che fanno contestazioni pretestuose. O anche prenotazioni fantasma: ovvero prenotano il tavolo al telefono e non si presentano. È il duro mondo della ristorazione.

Bevono e non pagano

Una decina di giorni fa a Roselle, al ristorante Maremmabona, a pranzo si presentano quattro persone, due uomini e due donne. Ordinano antipasti, primi, una fiorentina da un chilo e mezzo, contorni. Poi chiedono la lista dei vini e il loro sguardo si appunta su una magnifica bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva da 1.500 euro. Vogliono quella. Il prezzo è importante e il cameriere per scrupolo chiede conferma. “Signori, sete sicuri, avete visto il prezzo?” Loro: “Sì sì”, dicono loro, vogliono quello, non badano a spese. Il pranzo procede regolare tra portate abbondanti, brindisi e sorrisi. Poi quando arriva il conto la musica cambia; alla cassa i quattro saldano il conto del cibo, circa 260 euro, ma si rifiutano di pagare la bottiglia. La motivazione è che «quel vino non ci è piaciuto». Chiaramente impossibile.

Il titolare, Piercarlo Di Meo, è incredulo e vista la cifra si vede costretto a chiamare i carabinieri, che arrivano nel locale. I quattro vengono identificati, lui sporge denuncia, si rivolge a un avvocato. Andrà in causa. «In vent’anni di attività non mi era mai capitata una cosa del genere», racconta. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno ripreso tutto.

Quattro in fuga

Se a Roselle i quattro se ne sono andati scroccando la bottiglia da 1500 euro, a Grosseto altri quattro scappano dopo aver scroccato la cena intera mangiando con ingordigia. Succede due sere fa al ristorante, pizzeria e rosticceria Tre Lampioni in via Adamello. Anche in questo caso i clienti sono quattro - tre donne e un uomo - ma non sono gli stessi del precedente caso. Arrivano intorno alle 20, prendono posto dentro al locale. Ordinano. Mangiano spaghetti alle vongole, piatti di cinghiale, scaloppine ai porcini. Una cena all’apparenza “normale”, senz’alcun segnale di fuga.

È la moglie di Pier Nello – Gigliola – a prendere gli ordini, mentre il cameriere serve. «Il locale a quell’ora è abbastanza pieno, stavamo servendo diversi tavoli», racconta il titolare. I quattro «mangiano tutto e a un certo punto dicono che vanno un attimino fuori a fumare». Le telecamere li riprendono, l’uomo è placidamente seduto mentre le donne sono appoggiate a seggiole di plastica e a tavolini. Accanto ci sono altri clienti, un avvocato sta cenando con la compagna. I quattro fumano e a un certo punto scappano. Il conto da 150 euro resta sul tavolo. Per il ristoratore è l’ennesimo colpo subito. «Negli ultimi tempi ho avuto a che fare con quattro furti. Tra l’altro queste persone stavano sedute qua – indica Cicaloni – proprio accanto alla vetrata che i ladri mi avevano distrutto». Cicaloni lancia un appello ai colleghi. «Girano tre donne e un uomo che mangiano e non saldano il conto. Antenne dritte».

Senza contare il cosiddetto no show, le prenotazioni fatte per telefono e la gente che non si presenta. Tavoli riservati che restano vuoti, posti che non possono essere assegnati ad altri clienti, mancati introiti. «Capita continuamente», spiega Di Meo. «Da noi un sabato sì e uno no persone prenotano e non si presentano. Per un ristorante come il nostro la differenza è enorme». Senza contare il resto. Bottiglie di lusso scolate e non pagate.


 

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