Il Tirreno

Grosseto

L'indagine

Grosseto, neonato morì nella nave da crociera: la madre chiederà il patteggiamento

di Matteo Scardigli

	La Silver Whisper all’ancora (foto Giò di Stefano)
La Silver Whisper all’ancora (foto Giò di Stefano)

Aveva nascosto il figlio dentro un armadio per paura di essere licenziata. Irreperibili le colleghe, imputate in concorso, perché tornate all’estero: per loro probabile il proscioglimento

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Si avvia con ogni probabilità a conclusione il processo per la morte del piccolo Tyler, il neonato trovato morto a bordo della nave da crociera Silver Whisper al largo dell’Argentario nel maggio 2024 tre giorni dopo essere venuto al mondo.Imputate per abbandono di minore la madre Pia Salahid Chan Jheansel, cittadina filippina trentenne, all’epoca sottoposta a fermo (non convalidato) che lavorava a bordo e aveva dato alla luce il figlio durante navigazione, e le due colleghe africane che dividevano con lei la cabina: Njuguini Mutundu Dorcas, keniota, anche lei trentennenne, e Mabel Jasmin Mphela Kgothadsoe, sudafricana di 27 anni, entrambe in concorso.

L’imbarcazione, che contava 290 membri dell’equipaggio e 388 passeggeri, era arrivata al mattino: i passeggeri erano stati imbarcati a Civitavecchia mentre il personale era già a bordo. Il corpicino venne ritrovato in un armadietto che le donne avevano adibito a culla, dove Tyler trascorse quelle poche ore. L’ipotesi iniziale era stata quella di omicidio volontario, mentre successivi accertamenti dimostrarono che il piccolo era stato accudito e nutrito dalle tre; il fatto che la madre gli avesse dato un nome indusse a ritenere che volesse tenerlo, infine l’autopsia stabilì che il decesso era da ricondurre a cause naturali.

Di qui, alla fine di questo gennaio, il mutamento della contestazione e la fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice Marco Mezzaluna su richiesta dal sostituto procuratore Giovanni De Marco. Nel frattempo, tuttavia, solo a fine maggio 2025 la Procura concesse il nulla osta alla sepolturaPer l’abbandono di minore non c’è l’aggravante della morte come evento non voluto, proprio perché la consulenza affidata al professor Mario Gabbrielli e al dottor Paolo Toti (successivamente, per altra materia, era stato incaricato anche il professor Silvio Chericoni) aveva stabilito che non vi era un nesso causa-effetto riconducibile a eventuali comportamenti omissivi. A Pia Salahid Chan Jheansel è comunque contestata l’aggravante del rapporto con il figlio, tenuto lì dentro senza le necessarie cure: lo aveva nascosto, disse, perché temeva di essere licenziata. Le tre, oggi, non si trovano in Italia: la madre è tornata nelle Filippine, mentre si crede che le colleghe siano nei rispettivi Paesi di origine. L’avvocato Giovanni Di Meglio, che difende Pia Salahid Chan Jheansel, rimane in contatto con la propria assistita tramite il fratello di lei e insieme a lei sta perfezionando la richiesta di patteggiamento che vorrebbe presentare alla prossima udienza; sempre davanti al giudice Sergio Compagnucci. Mario Fabbrucci e Francesca Tancredi sono i legali delle altre due imputate, che tuttavia al momento risultano irreperibili: per loro si profila quindi il proscioglimento per improcedibilità, destinato a essere revocato nel momento in cui si dovesse avere riscontro del fatto che siano state informate del procedimento che le riguarda.

Primo piano
L’indagine

Morti nell’esplosione a Roma, tra le vittime una militante anarchica già coinvolta in un’aggressione in Toscana – «Costruivano una bomba»

di Redazione web
Speciale Scuola 2030